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e la squadra la faccio io»

Renzi e la Rai: «Il pallone è mio
e la squadra la faccio io»

L’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi mi ricorda una regola fra noi ragazzi a Salerno: «Il pallone è mio e la squadra la faccio io». Non valeva altro criterio che la volontà del padrone della palla, il quale sceglieva per sé i più bravi e lasciava le scartine alla squadra avversaria.
Renzi va come uno schiacciasassi. Si fa come dice lui. È spregiudicato quanto basta per trovare vie d’uscita le più diverse. Ha sfilato la poltrona a Enrico Letta tra sorrisi e strette di mano. Ha messo alle corde Silvio Berlusconi stringendo con lui un patto e senza mai strillargli contro. Ha messo la mordacchia alla minoranza agitando l’esca dell’antiberlusconismo. Ha imposto Sergio Mattarella al Quirinale dando l’ultimo contentino a Giorgio Napolitano. E ora si prende la Rai.

MENO POLTRONE
Sono tutti scandalizzati, ma non ci sono spazi di manovra per una controffensiva. Renzi ha ridotto il numero delle poltrone (7 consiglieri d’amministrazione invece che 9) sbandierando un prezioso risparmio di pubblico denaro. Quando si segano le poltrone, il popolo applaude senza riserve.
Sul fronte interno, il presidente del Consiglio nonché segretario del Pd ha aperto una porta alla mitica socializzazione d’impresa stabilendo che un consigliere sia nominato dall’assemblea dei dipendenti Rai. D’accordo, è un solo rappresentante, ma è senz’altro una novità foriera di chissà cos’altro.
Per marcare stretto i cacicchi, s’è inventato un amministratore delegato (esterno, ma non tanto) con pieni poteri. Potrà nominare dirigenti e firmare spese fino a 10 milioni di euro.

I TETTI DI FICO
Sono sicuro che la Rai non avrà più in bilancio una singola spesa superiore a quel tetto. Ricordo che alla Regione Lazio, un assessore poteva approvare una spesa fino a 100 milioni di lire. Le cifre superiori dovevano passare attraverso le maglie del Consiglio regionale. Molte forniture e prestazioni varie, chissà com’è, non superavano i 99 milioni più Iva. Ciascun assessore aveva modo di fare del bene, diciamo così. E copriva la generosità con un… tetto di fico.

UN COCCHIERE ALLA RAI
Fermo restando che non voterei mai uno come Matteo Renzi, debbo ancora una volta ammettere che sta perseguendo con determinazione la strada giusta: cioè l’eliminazione dei cacicchi, cioè di quei burocrati, alti medi e bassi, altrimenti detti burosauri, i quali filtrano (e non sempre per nobili motivi) e rallentano (sempre per ignobili motivi) le decisioni politiche.
Il carrozzone Rai avrà finalmente un solo cocchiere. Dove vuole andare a parare Renzi? Che tipo di società ha in mente? Quali sono i suoi ideali? Non lo so, e ritengo che non lo sappia nemmeno lui. Ma il potere lo vuole e se lo tiene.
Giuseppe Spezzaferro

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