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stop alle intercettazioni a gogò
salvate il compagno D’Alema

Contrordine compagni:
stop alle intercettazioni a gogò
salvate il compagno D’Alema

Il Garante per la protezione dei dati personali, meglio noto come Garante della Privacy, Antonello Soro ha scritto al presidente del Consiglio nonché segretario del Pd Matteo Renzi che è «necessario un riequilibrio nei rapporti tra esigenze investigative, informazione e riservatezza, che garantisca a quest’ultima una più adeguata tutela». Ed ha spiegato: «Di fronte al fenomeno, sempre più diffuso, del processo mediatico, emerge con forza l’esigenza di un’adeguata selezione delle notizie da diffondere».
Cos’è successo di tanto grave da spingere Soro a indirizzare al governo una lettera tanto accorata? Forse che giornali hanno pubblicato l’ennesima intercettazione di Silvio Berlusconi che parla di “belle bambine”? o che il presidente della Repubblica sia dovuto di nuovo intervenire per bloccare la pubblicazione di conversazioni private del Quirinale?
Ciò che è capitato è stato molto più grave. Roba da far tremare i polsi anche a Ercole-Schwarzenegger. I giornalisti hanno avuto l’impudenza di citare Massimo D’Alema nell’ambito delle intercettazioni sulle tangenti a Ischia.

LA RABBIA DEL LIDER
Il lìder maximo di casa nostra ha minacciato querele (e Forattini ne sa più di tutti) e s’è arrabbiato con i cronisti perché pubblicano cose che con l‘inchiesta non c’entrano.
È sceso in campo perfino il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini dichiarando che «il presidente D’Alema pone un tema serio, quello della riservatezza e dell’onorabilità delle persone non indagate». Lentini chiede una regolazione per legge.
Ricordo ai distratti che il presidente del Csm è il capo dello Stato, per cui il vicepresidente non è di secondo piano come tanti altri vicepresidenti.

STAMPA MINACCIATA
Quando si comincia a parlare di “regolamentazione” in relazione alla libertà di stampa, è necessario rizzare le antenne. Nonostante in Italia la stampa non sia stata sempre un attento cane da guardia del potere (espressione mutuata dall’inglese watch dog), nonostante si possano catalogare i giornali in base al loro orientamento ideologico-politico e che non si contino i giornalisti embedded (cioè arruolati da un politico o da un gruppo di potere), il principio della libertà di stampa non deve essere scalfito per nessun motivo.

L’ESEMPIO DELLE BR
Ricordo che, quando il governo proibì la pubblicazione dei comunicati delle Brigate Rosse con il pretesto che si faceva il loro gioco, il direttore-proprietario de “Il Fiorino” l’on. prof. Luigi d’Amato (guai a chi non premetteva i due titoli) ce li faceva mettere in pagina mentre consegnavale fotocopie ai carabinieri che si precipitavano a requisirli.

In Italia sono molti i giornalisti che il bavaglio se lo mettono da sé, ma anche in democrazia la “regolamentazione” dell’informazione è un brutto segnale, ancorché decisa per nobili motivi (in questo caso per tutelare l’onorabilità dalemiana).

LA SOTTOLINEATURA DI IACOPINO
Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Enzo Iacopino ha ricordato che «D’Alema fu per un periodo il recordman delle querele contro i giornalisti: speravo che nel suo nuovo ruolo non volesse confermare questo primato e confido che, superata l’irritazione del momento, capisca che non si può da una parte predicare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e dall’altra cercare di limitare l’accertamento dei fatti con le minacce di querela».

I COMPAGNI SORO E LEGNINI
Considerato che anche a Matteo Renzi conviene mettere un po’ d’ordine fra i magistrati “anarchici” e i giornalisti “irrispettosi”, prevedo un prossimo giro di vite sulle intercettazioni.
A chi, eventualmente, si dovesse chiedere come mai siano partiti lancia in resta il garante della privacy e il vicepresidente del Csm, faccio presente che Antonello Soro fu, fra le tante cariche e i prestigiosi incarichi, il primo presidente del gruppo del Pd alla Camera e che Giovanni Legnini, più volte sottosegretario etc. etc., è componente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico.

CI VORREBBE IL CANDIDO
Chissà perché mi è tornata alla memoria una vecchia vignetta de “il Candido”, nella quale un gruppo di comunisti se ne stava lungo un corso d’acqua a pantaloni calati e con un coltello in mano. Sotto l’intestazione “Obbedienza, cieca, pronta e assoluta” la didascalia recitava: «Contrordine compagni, il capo ha detto: SCAGLIONATEVI LUNGO IL FIUME».
Il Pci non c’è più e, purtroppo nemmeno quel geniaccio di Giovannino Guareschi, ma la prassi del contrordine è rimasta.
Giuseppe Spezzaferro

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