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in un mare di soldi pubblici

Oggi come ieri: in troppi nuotano
in un mare di soldi pubblici

Soltanto i dittatori dilettanti, affezionati a tecniche criminali sorpassate, si servono ancora della violenza torturatrice per ottenere dalla gente i comportamenti voluti. Il nostro pianeta, purtroppo, ospita tuttora capitribù, capiclan e “comandanti” che spargono sangue sulla strada che li porta al potere. E ne spargono, dopo, per conservarlo. O per accrescerlo.
Nei Paesi cosiddetti civili non si usa più. La persuasione la si ottiene in altro modo. Il convincimento, con l’immancabile adesione spontanea, è frutto di una comunicazione intelligente, studiata a tavolino e continuamente aggiornata con sondaggi e test d’ogni genere.
Prendiamo, per esempio, la linea seguita da Palazzo Chigi e dintorni a proposito di tasse e di tagli. Il messaggio è classico nella sua semplicità: o bere, o affogare. Se il cittadino non accetta l’erosione dei diritti previdenziali, deve accettare un inasprimento fiscale. O l’una, o l’altro: tertium non datur.

TERRORISMO PSICOLOGICO
Il messaggio è puntellato da un terrorismo psicologico molto più efficace di quello fatto a mano armata. I ministri-contabili mostrano quotidianamente, con cifre alla mano, che non esistono soluzioni diverse da quelle proposte da loro. È difficile contestare i conti del ragioniere: sono lì, nero su bianco, e non si scappa. È per questo che bisogna evitare di cadere nella trappola del dare-avere: lo Stato non è un condominio. Non si guida come un negozio di salumeria od una banca. Lo Stato é vita pulsante di un popolo: non può essere ristretto nella partita doppia.
Intendiamoci. Non difendiamo quello stato spendaccione e incosciente che fa da sgabello ad interessi privati estranei al superiore interesse collettivo. Né ci piace lo stato che fa il panettiere, il palazzinaro o il gestore di motel. E nemmeno lo stato che assicura comode e lucrose nicchie agli amici degli amici, a maneggioni d’ogni risma e ad arroganti sfaccendati che portano lo stipendio a casa senza muovere un dito.
Perché è questo il punto: la guerra legittima e sacrosanta allo stato-polipo, onnivoro, insaziabile Moloch, truffaldino e pulcinellesco è diventata un comodo paravento per chi mira alla distruzione financo degli ultimi brandelli di Stato sociale. A manovrare i fili, ovviamente, c’è il capitale apolide e plurilingue che non vuole ostacoli di sorta nella marcia del mistificato e mistificante “libero mercato”.

RAGIONIERI AL COMANDO
Dicono i ragionieri: non volete cedere sulle pensioni?, bene, prendetevi in alternativa l’abolizione delle agevolazioni sulla prima casa (undici milioni di piccoli risparmiatori sotto tiro), la reintroduzione di ticket e balzelli vari e, soprattutto, rassegnatevi alla crescita della disoccupazione.
Fermo restando – e lo ribadiamo – che lo Stato non è un bottegaio aggrappato al pallottoliere, c’è da dire che dai conti presentati mancano proprio quelle voci che ci farebbero uscire tutti dal ricatto bicornuto “o più tasse oppure meno tutela sociale”.
Brevemente: non si tocca l’immenso patrimonio immobiliare pubblico (che costa quattrini e che dà redditi risibili), neppure si sfiorano le migliaia di miliardi che succhiano i “grandi” capitani d’industria, non si pensa ad un recupero, manu militari, e non sulla carta, dei miliardi nascosti da evasori ed elusori, si ignorano le grandi rendite, si lascia tranquillo chi gioca in Borsa, e, da ultimo ma non ultimo, non si tappano i mille rivoli dai quali si spande il pubblico denaro.

Come nel comparto energetico, il risparmio è di per sé una fonte d’energia, così la lotta agli sprechi sarebbe bastante a recuperare quei quattrini che si pretende di strappare ai ceti più deboli. Con la benedizione – perché il terrorismo psicologico a questo vuole portare – dei sindacati confederali già indeboliti fra l’altro dal repentino mutamento del quadro politico.
Giuseppe Spezzaferro

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