Vetrina / Segmenti / Per Melfi regalammo alla Fiat
1.300 miliardi di lire

Per Melfi regalammo alla Fiat
1.300 miliardi di lire

A quanto pare, i miracoli si fanno. Ma a senso unico. Non è forse un miracolo ciò che è accaduto a Melfi? Il presidente della Fiat, Gianni Agnelli, invita il governo a tenere fede agli impegni presi ed il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde che, nonostante le difficoltà di Tesoreria, il governo rispetterà gli impegni. Vedete quanto è facile? In fin dei conti si tratta di bazzecole, pinzillacchere: milletrecento miliardi dí pubblico denaro che tutti noi sborsiamo per sostenere gli sforzi imprenditoriali dell’Avvocato. E non basta. C’è pure la faccenduola del costo del lavoro al Sud che porta come corollario l’introduzione delle gabbie salariali. Il tutto contornato da un bel po’ di riduzione degli sgravi contributivi. Serve altro? Di miracoli (di questo genere) se ne possono fare in abbondanza. Impossibili sono gli altri miracoli, quelli che non si possono contrattare né in discrete quanto eleganti cene e neppure in allegre kermesse di capitani d’industria accompagnati da corifei ministri: l’allegro Pagliarini (Bilancio) ed il serioso Gnutti (Industria).

AGNELLI-LUPI
I diritti acquisiti di Agnelli non si toccano, diamine. Quelli dei lavoratori, sì. I profitti dei “facitori di ricchezza” sono sacri. È, invece, il dannatissimo costo del lavoro che va ridotto, sennò usciamo fuori dal mercato. Fila liscio, no? Le pensioni sono una palla al piede del pubblico risanamento. Le rendite di posizione, gli evasori, gli sgravi e gli incentivi sono una manna per tutti noi. Possibile che quegli scansafatiche di ignoranti lavoratori non lo comprendano?
Si dice che i sacrifici sono necessari: siamo d’accordo. Si sostiene che lo sviluppo del Sud richiede misure ad hoc: ne siamo convinti.
Si mostra come, fra pensioni-baby, assenteisti, furbacchioni e privilegi, lo Stato sia diventato un colabrodo attraverso il quale si sprecano risorse enormi: lo sappiamo.
I tagli alla spesa pubblica sono anche il segnale più vero che qualcosa in questa nostra disgraziatissima Italia sta davvero cambiando: lo sottoscriviamo.

L’IMBROGLIO
Logica vorrebbe, a questo punto, che si varasse un piano complessivo in modo da distribuire equamente costi e benefici.
Facciamo un esempio.
Un metalmeccanico di Torino “gode” di una busta-paga pari a quella del suo collega di Melfi. Ad uguale lavoro, uguale compenso: nulla da eccepire. Da considerare però che l’operaio torinese paga un affitto e fa la spesa in una città dove i prezzi sono più alti che in quel di Melfi.
È giusto questo? No. Una gabbia salariale che aggiunga (e non tolga, beninteso) un’indennità al lavoratore che viva in zone dove il carovita le taglieggia sarebbe una soluzione funzionale.
Ma chi parla di “gabbie” lo fa non perché preoccupato delle sperequazioni oggettive determinate da eguali buste-paga. Nossignore. Lo fa perché accrescerebbe la proprio forza annullando la solidarietà fra lavoratori e aumenterebbe i profitti non rischiando alcunché.
Senza una programmazione globale, anche le soluzioni più funzionali, dunque, si trasformano in rapine a danno dei più deboli.
La Fiat s’accontenti dei 1.300 miliardi, che già ha fatto un affare.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

25 aprile: la morte per Emilio Salgàri arrivò sul filo di una katana

Esattamente centocinque anni fa, il 25 aprile del 1911, lo scrittore Emilio Salgàri fece harakiri: …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.