Vetrina / DIBATITTO / Società / Dal sonno di Goya a quello di Panico

Dal sonno di Goya a quello di Panico

È soltanto per un’assonanza spuntatami nel cervello che cito “Il sonno della ragione genera mostri” di Francisco Goya a proposito de “Il sonno della politica” di Francesco Panico. Tra l’acquaforte del famoso pittore spagnolo realizzata nel 1797 e l’olio dipinto dall’italiano nel 1978 in comune c’è la considerazione che l’uomo deve restare sveglio, presente a sé stesso così come il cittadino.
Non sono un critico d’arte e quindi non ho le conoscenze specifiche per parlare di tecniche pittoriche e dei filoni artistici nei quali gli esperti sanno catalogare creazioni e creatori; faccio questo breve omaggio a Francesco Panico (Napoli, 16/VI/’32 – Aprilia, 22/VIII/’96) perché me l’ha segnalato il figlio Raffaele, con il quale ho lavorato anni fa al quotidiano “l’Avanti”.
Mi pongo innanzitutto una domanda: Francesco Panico sarebbe rimasto uno sconosciuto “pittore dilettante” se non fosse stato stroncato a 64 anni? se la sua ricerca artistica non fosse stata così brutalmente interrotta?

L’ARTISTA-OPERAIO
Il fatto che Francesco Panico prendesse sacchi di juta o di canapa e che li trattasse con cementina o con altri fissativi da lui stesso realizzati per farne quadri rimanda a tutto un mondo di artisti autodidatti che hanno punteggiato la storia della pittura.
Raffaele mi dice che anche gli attrezzi per le xilografie – torchio, rulli, bulini… – erano fatti a mano dal padre.
Leggo da qualche parte che Panico sta a cavallo tra forme di espressionismo e caratteri di realismo sociale. Ripeto: non so giudicare, ma di sicuro l’operaio che dorme tra fogli di stampa comunisti e socialisti è una terribile anticipazione della crisi della sinistra italiana. Ne ho visto qualcosa da vicinissimo durante i mesi nei quali facevo il quotidiano risuscitato da Bettino Craxi. Non ero il direttore responsabile e me ne andai quando in Via del Corso sbarcò Walter Lavitola, ma il giornale lo confezionavo di sana pianta oltre a scrivere articoli e note. All’epoca, però, Raffaele non mi parlava dei quadri del padre e il detto “non è mai troppo tardi” qui è più che azzeccato.

Pubblico soltanto l’olio “Il sonno della politica”, perché internettuale.net ha lo spazio limitato contrattualmente, ma invito anche i non appassionati d’arte a cercare sul web le opere di questo pittore-operaio.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Renzi padre-figlio. Non è questo il… fatto

Marco Lillo ha pubblicato parte di un’intercettazione di una telefonata tra il figlio, Matteo, e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.