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serve una strategia intelligente
contro il traffico di carne umana

Immigrazione e schiavismo:
serve una strategia intelligente
contro il traffico di carne umana

Con l’arrivo della bella stagione, il traffico di carne umana aumenterà a dismisura. Inutile fare previsioni: i numeri saranno comunque alti. Di conseguenza crescerà anche il bilancio di morti in mare.
È una grande migrazione, causata in parte per sfuggire a guerre, genocidi e fame, e in altra parte per il naturale desiderio di una vita migliore. L’Italia è stata un Paese di emigranti: quando nel 1870 con la presa di Roma fu completata l’unità, la popolazione ammontava a circa 23 milioni di persone. In vent’anni emigrarono più di 10 milioni di italiani. L’America aveva bisogno di braccia e accoglieva gente da tutto il mondo. Le regole dell’accoglienza erano pesanti e le sofferenze non finivano con lo sbarco nella terra promessa, molti venivano respinti ma niente poteva fermare i viaggi della speranza e, quando il sogno americano si appannò, gli Italiani emigrarono nell’America più povera, soprattutto in Argentina e in Venezuela. A milioni emigrarono anche in Francia, Svizzera, Belgio e Germania. Oggi si contano quasi 700mila italiani in Germania e più di 500mila in Svizzera.

L’ESPORTAZIONE DELLA MAFIA
Nel mondo abbiamo portato le nostre energie e le nostre intelligenze, ma anche le nostre mafie. Abbiamo patito persecuzioni d’ogni genere (basti pensare alla caccia all’anarchico negli Usa) e abbiamo raggiunto incredibili posizioni di potere.
L’Italia ha una grande esperienza di emigrazione, eppure non riesce ad affrontare il fenomeno dell’immigrazione. Come mai?
Le cause vanno ricercate nell’economia, nella psicologia di massa e nella politica, e sono talmente intrecciate tra loro che è impossibile tracciarne i confini.

POLONIA E ROMANIA NELLA UE
Ricordo quando nel 2004 la Polonia entrò nella Ue.
Si levarono molte voci di dissenso: strillarono in special modo gli agricoltori perché l’agricoltura polacca avrebbe invaso l’Italia. Tre anni dopo fu la volta della Romania e ancora oggi la gente crede che la delinquenza sia spartita tra rumeni e albanesi. I grandi numeri ci dicono che gli europei dell’Est si sono inseriti bene nella nostra società: basti pensare alle badanti, circa 2 milioni, la cui presenza è diventata indispensabile.
Tutt’altra faccenda è quella degli immigrati africani. Non è il colore della pelle e neppure il fatto che arrivano dal mare senza documenti e senza un mestiere.

NON CI SONO SOLDI
C’è la crisi economica, non ci sono soldi per aumentare le pensioni di fame, c’è disoccupazione e ci stiamo mangiando i risparmi d’una vita. Perché – ci si chiede – fare i generosi con gli stranieri invece di aiutare i nostri che sono nei guai? Spendiamo miliardi per dare vitto e alloggio agli stranieri e tagliamo i fondi per la sanità nazionale.
Non è la solita guerra tra poveri. Questi immigrati sono costretti alla clandestinità e molti delinquono per campare. Traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, racket d’ogni genere, attività criminali le più diverse possono contare su una abbondante ed economica manovalanza. In maggioranza sono musulmani e questo per molti italiani è sinonimo di terroristi. Ovviamente tra le migliaia di disperati che attraversano il mare per venire qui, ci sono fanatici pronti al martirio nel nome di Allah, ma il pazzo isolato può anche arrivare con i documenti in regola e sbarcare da un aereo, da una nave, da un treno senza problemi.
Questo intreccio di paure vere diventa poi materiale elettorale. I politicanti usano il dramma-immigrazione per rastrellare voti.
Questa lunga premessa (fra l’altro non esaustiva) l’ho ritenuta necessaria per arrivare al che fare.

LE AZIONI DA FARE
Non c’è una sola soluzione. Ce ne sono parecchie articolando e coordinando diverse azioni.
Serve una strategia di sostegno ai Paesi poveri in modo da ridurre sensibilmente i loro flussi migratori.
Ai tempi dei gommoni albanesi, facemmo un accordo con l’Albania e la cosa si stabilizzò in pochi mesi. Ne facemmo un altro con Gheddafi, ma la Libia è stata “liberata” per cui oggi non sappiamo con chi fare un altro accordo.

NAVI E AEREI SULLE COSTE
Per quei Paesi, come la Libia, dove l’intervento economico di sostegno servirebbe ad armare centinaia di signori della guerra, serve una strategia di contenimento. L’uso della marina e dell’aviazione per organizzare un blocco delle coste in modo da impedire la partenza dei barconi e affondarli (quando sono vuoti) è al momento una mossa obbligata. Presa da sola non servirebbe a niente, integrarla con altre mosse sarebbe una carta vincente.

INNOVARE L’AZIENDA-ITALIA
Nel frattempo, dovremmo favorire una profonda innovazione nel nostro tessuto produttivo. Se impiantiamo acciaierie sull’altra sponda del Mediterraneo è chiaro che fra qualche anno dovremo affrontare la concorrenza dell’acciaio africano, se favoriamo l’agricoltura saranno i nostri agricoltori a vedersela (e in parte già capita)… insomma, favorire lo sviluppo economico africano sarà un affare-boomerang, ma è l’unico modo per impedire che mezzo miliardo di affamati ci piombi addosso nei prossimi decenni.

L’INTERVENTO DEGLI 007
L’intelligence (gli 007 di Aise e Aisi saranno obbligati a collaborare) dovrà fare luce sulle organizzazioni criminali che hanno base sulle due sponde del Mediterraneo. Mettere in galera chi opera in Italia nel traffico di esseri umani ed eliminare chi, dall’altra sponda, organizza le partenze. È la fase più seria dell’intera operazione-immigrati e credo che la nostra intelligence chiederà aiuto alla francese Dgse (Direction générale de la sécurité extérieure), al Mossad (l’Istituto per l’intelligence e servizi speciali di Israele) e a qualcun altro in loco.

LA TESTA DELL’IDRA
Smantellate le organizzazioni dei trafficanti di carne umana, sarà anche questa una mossa vincente se aggiunta alle altre; altrimenti, sarà vana perché in poco tempo spunteranno altre organizzazioni e tutto tornerà come prima.
In breve: tagliare la testa all’Idra dei trafficanti, bloccare le coste manu militari, varare un piano di aiuti economici e accordarsi con i governi (anche se autoritari) evitando di impegnarsi nell’esportazione della democrazia di tipo occidentale, che, come abbiamo visto, provoca anarchia e violenze.
Giuseppe Spezzaferro

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