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President Barack Obama (2-L) and US officials lay a wreath for Cuban hero Jose Marti at Revolution Square in Havana, Cuba, 21 March 2016. US President Barack Obama is on an official visit to Cuba from 20 to 22 March 2016; the first US president to visit since Calvin Coolidge 88 years ago. EPA/ALEJANDRO ERNESTO

Barack Obama a Cuba con la benedizione papale

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è partito per Cuba. Lo accompagnano alcuni parenti stretti (la moglie, le due figlie e la suocera) e una pattuglia di parlamentari, scelti non tutti fra gli “amici”, ma in compenso c’è anche la combattiva Nancy Pelosi.
Le cronache di queste ultime ore danno molto spazio agli arresti di dissidenti cubani e alla quotidiana repressione degli oppositori. Cosa si vuole dimostrare? che Cuba non è democratica? non credo che ci sia qualcuno (a parte la famiglia Castro e compañeros) che sostenga il contrario. Però Cuba, a differenza della Cina, per esempio, per la quale ci vorrà ancora un po’ di tempo, ha le carte in regola per la fine del comunismo al comando. Tra due anni il presidente Raúl Castro passerà (a 87 anni) il testimone al vicepresidente Miguel Díaz Canel. Credo che in tempi brevi si arriverà anche a “libere” elezioni.

FU IL CARDINALE BERGOGLIO…
Non dimentichiamo che ad agganciare Cuba al cosiddetto Occidente è stato il Vaticano. Quando Wojtyla il Grande (oggi san Karol) fece lo storico viaggio nell’isola e incontrò il Líder Máximo Fidel Castro, si era a gennaio del 1998, chi fu il cardinale che organizzò l’agenda dei quattro giorni di incontri? Fu un tale Jorge Bergoglio che poi, diventato Papa Francesco, è andato a casa del quasi novantenne Fidel a settembre dell’anno scorso per una chiacchierata a quattr’occhi. Papa Francesco è tornato all’Avana un mese fa circa per incontrare Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

EMBARGO SOTTO MIRA
Gli interessi del Vaticano e quelli degli States non sono gli stessi, ovviamente, ma trovano punti coincidenti di reciproca convenienza.
Entrambi partono dalla necessità di porre fine all’embargo. Papa Giovanni Paolo II lo disse chiaramente diciotto anni fa: «Ai nostri giorni nessuna nazione può vivere sola. Per questo, il popolo cubano non può vedersi privato dei vincoli con gli altri popoli, che sono necessari per lo sviluppo sociale e culturale, soprattutto quando l’isolamento forzato si ripercuote in modo indiscriminato sulla popolazione, accrescendo le difficoltà dei più deboli, in aspetti fondamentali come l’alimentazione, la sanità e l’educazione».

GLI OBIETTIVI DI WASHINGTON
Oggi Obama mette sul tavolo un alleggerimento progressivo delle sanzioni fino alla totale eliminazione.
Oltre alle sanzioni (circa sessant’anni di “gelo”), c’è il destino della base militare americana di Guantànamo e c’è da decidere una regolamentazione dell’immigrazione.
Per Washington, fare amicizia con i fratelli Castro prima che l’anagrafe se li porti via è fondamentale per varare una nuova strategia nel cortile di casa, cioè in Sudamerica. Obama dall’Avana volerà a Buenos Aires.
Sulla scacchiera, quindi, non ci sono soltanto i quattrini dell’apertura agli investitori del mercato cubano. C’è il futuro del continente americano e Obama sarà ricordato come il primo presidente Usa che non si sia limitato ad “aiutare” golpe e “rivoluzioni” per conservare l’egemonia nell’America del Sud.
Giuseppe Spezzaferro

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