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I miliziani del Daesh come gli antifascisti. Siria, Palmira è stata liberata ma è un cumulo di rovine

L’esercito siriano ha riconquistato Palmira, la città dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
Non c’è più niente da salvare. Tutto ciò che era vendibile al mercato nero è stato venduto. Quello che non è stato possibile smontare e contrabbandare è stato abbattuto. I miliziani del Daesh (noto ai più come Isis), quelli che combattono per istituire un califfato (il califfo, secondo tradizione, è il discendente diretto di Maometto), hanno infierito sul tempio di Baal, sul tempio di Baalshamin, sulle tombe a torre romane, sull’arco di trionfo. Hanno lasciato in piedi mozziconi di muri. Ho visto le foto ed è stata una vera sofferenza. Il nome di Palmira era conosciuto già quattromila anni fa. La città fu raffinato centro commerciale con Roma e fu potentissima sotto la regina Zenobia ed è terribile vederla fatta a pezzi da fanatici che applicano alla lettera le sure del Corano.

LO FACEVANO I FARAONI
La tentazione di eliminare le testimonianze del nemico è sempre stata forte nella storia dell’umanità. I faraoni egiziani facevano cancellare da pilastri, muri e tombe i nomi condannati all’oblio (“damnatio memoriae”, la chiamavano i Romani) e, in tempi moderni, gli antifascisti hanno rimosso i fasci littori da tutte le costruzioni erette dal Fascismo.
In proposito, ricordo un episodio raccontato da un giornalista diventato famoso come direttore di “Telekabul”. Il Tg3, infatti, diretto negli anni Ottanta dal comunista Sandro Curzi si guadagnò quell’appellativo perché, come l’Afghanistan era governato da Mosca tramite un governo fantoccio, così le notizie della terza rete Rai odoravano di ortodossia sovietica, diciamo così.

L’OBELISCO DI MUSSOLINI DUX
Ebbene, Curzi raccontò (e lo scrissi nel breve coccodrillo che stilai alla sua morte su “la Discussione”) che, insieme con due compagni minatori, era stato incaricato di far saltare a Roma l’obelisco con la scritta “Mussolini Dux” innalzato al Foro Mussolini, poi ribattezzato Foro Italico. Mentre piazzavano le cariche, uno degli operai chiese: «Ma non abbiamo vinto noi? Non è ora tutta roba nostra? E allora perché la distruggiamo?». Curzi gli diede ragione e quell’obelisco sta ancora lì. Ogni tanto spunta qualche talebano/mujahidin di casa nostra che propone di buttarlo giù, ma, fortunatamente, l’obelisco appartiene al patrimonio storico-artistico nazionale ed è perciò intoccabile.

I TEMPLI CON I TETTI D’ORO
Palmira non è stata così fortunata. Nessuna legge ha impedito ai saccheggiatori in chiave islamica di fare i propri comodi.
Vedo che molti compagni si scandalizzano per questa offesa alla civiltà, ma sono quegli stessi che gridarono e scrissero sui muri (e oggi lo pensano senza dirlo): «Ammazzare un fascista non è reato», per cui il loro declamato orrore mi pare perlomeno ipocrita.
Quando, nel 129 d.C., l’imperatore Adriano ne fece una città libera, essa fu ribattezzata (si fa per dire, cristiani non ce n’erano) Adriana Palmira e fu arricchita di templi con i tetti ricoperti d’oro. Roma non impediva che fosse adorata una trinità (sì, l’uno e trino è roba antica) composta da un dio-padre (Bel), dal Sole (Yarhibol) e dalla Luna (Aglibol), perché la libertà religiosa era garantita.

I MONACI BRUCIAVANO E CANCELLAVANO
Noi abbiamo testimonianze pre-romane perché Roma le rispettò. Invece, abbiamo letto Aristotele grazie agli Arabi perché i pii monaci cancellavano gli orribili libri pagani per scrivere su quegli stessi fogli i loro salmi e le loro leggende.
È il “bello” delle religioni monoteiste: il mio dio è vero, il tuo è falso e perciò ti cancello.
Il comportamento pedissequamente “religioso” dei fanatici del califfato-truffa (non n’è nessun discendente diretto del Profeta) lo possiamo senza difficoltà paragonarlo ai domenicani che bruciavano “eretici e streghe”.

CI SONO INTERNET E I RUSSI
La Chiesa di Roma ha impiegato qualche secolo per diventare “democratica”. Questi jihadisti pazzi apostoli di un libro scritto all’incirca quattordici secoli fa ci metteranno di meno a trovare la strada della democrazia. E per due motivi: c’è internet (con le notizie che viaggiano a dorso di mulo la civiltà è più lenta nell’espansione) e ci sono i russi decisi a “convertirli”. È noto che Palmira è stata liberata grazie all’intervento delle forze armate russe.
Giuseppe Spezzaferro

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