Vetrina / Politica / Alla Camera il voto finale sulla riforma. Contro l’homo habilis Renzi rispunta Amato, dottor sottile

Alla Camera il voto finale sulla riforma. Contro l’homo habilis Renzi rispunta Amato, dottor sottile

«Oggi in Aula la discussione sulle linee generali del disegno di legge costituzionale: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato, modificato, in prima deliberazione, dalla Camera, modificato, in prima deliberazione, dal Senato, approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, in seconda deliberazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, dal Senato)». La Camera dei deputati annuncia così il dibattito che vedrà anche un intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi.
A legge approvata, sarà lanciato un referendum confermativo nel tentativo di far bocciare dal popolo la riforma costituzionale voluta fortemente da Renzi. Con Silvio Berlusconi filò tutto liscio e il popolo bocciò la sua riforma. L’antiberlusconismo imperante, però, metteva d’accordo anche gli opposti estremismi, mentre l’antirenzismo non è altrettanto unificante. Comunque, nessuno ha la palla di vetro e tocca aspettare.
Facendo un calcolo a occhio, avremo probabilmente un autunno caldo. Mi spiego: una legge di modifica costituzionale, se non approvata da entrambi i rami del Parlamento con la maggioranza dei due terzi, può essere sottoposta al voto popolare confermativo una domenica compresa fra il 50° e il 70° giorno successivo all’indizione del referendum.
Faccio questa burocratica precisazione per ricordare la effettiva impossibilità di andare alle elezioni anticipate prima dei risultati referendari. Anche un inesperto di cose politico-istituzionali capisce che non si può votare durante un percorso riformativo, soprattutto con un Senato “ballerino”.
Non è più il presidente della Repubblica ad opporsi allo scioglimento anticipato delle Camere, perciò è inutile tirare per la giacchetta Sergio Mattarella.

LA CARICA DEI CINQUESTELLE
Si mettano l’animo in pace i cinquestelle. Ne cito due. Roberto Fico ha detto che «Renzi ha i giorni contati» e Luigi Di Maio ha preconizzato la vittoria di M5s alle amministrative di giugno per cui «andremo dritti verso le elezioni politiche». Lo stato delle cose, ripeto, impedisce il ricorso alle elezioni anticipate. A meno che non venga accettata la riforma senza ricorrere al referendum: ipotesi di terzo tipo cioè della irrealizzabilità, come insegna la sintassi latina.
In ogni caso, dicono gli avversari di Renzi, un cambio della guardia a Palazzo Chigi è possibile, continuando come si è fatto fino ad oggi e cioè con i governi del presidente.
Cerchiamo di vedere lo stato dell’arte.

CONTRACCOLPI NOTRIV
Tra una settimana si vota per il referendum “NoTriv”. Cosa potrebbe succedere? Il popolo (per comodità continuo ad usare questo termine nonostante sia inadeguato, bisognoso di virgolette e necessitante di precisazioni) non partecipa a sufficienza e non si raggiunge il quorum. Oppure: il popolo partecipa in massa e vince il fronte “NoTriv”. In questo caso, non c’è partita e Renzi dovrà mollare la poltrona. O, meglio, dovrà presentare le dimissioni al presidente della Repubblica, il quale si riserverà di accettarle o meno. Mattarella farebbe le sue brave consultazioni e potrebbe alla fine anche decidere di lasciare le cose come stanno.

IL SOSTITUTO
Per la cronaca, stavolta il sostituto con i voti sufficienti ci sarebbe. Ricordate Giuliano Amato, il ministro socialista amico di Bettino Craxi? il superpensionato d’oro? il dottor sottile della prima repubblica? il mancato presidente della Repubblica stroncato da Renzi? Ebbene sì, proprio lui, si prenderebbe una bella rivincita. Ha un solo neo: è appoggiato da Silvio Berlusconi. Certo, il tycoon di Arcore non fa più paura come prima, ma per prudenza molti suggeriscono di aspettarne la morte prima di definirlo cadavere.

LA FANTASIA AL POTERE
Gli antirenziani hanno pure trovato la definizione adatta al nuovo governo: “di decantazione”. Grazie alla fantasia dei politicanti (che potrebbero usarla per cause migliori, ma lasciamo stare) abbiamo avuto governi balneari, di unità nazionale, del presidente… e uno di decantazione ci mancava proprio. Altro che fantasia al potere!
Sul percorso di Renzi gli ostacoli non mancano. Però, non è la prima volta e lui ha dato ampie prove di abilità.

DALLA PREISTORIA…
L’Homo habilis è l’uomo che inventa e usa strumenti per potenziare la propria forza e/o migliorare la propria esistenza. Nella scala disegnata dagli specialisti, viene dopo l’Homo erectus, cioè quello che impara a camminare con la schiena dritta. Il racconto dell’evoluzione umana costruito su fossili preistorici lo dobbiamo invertire se lo adattiamo ai nostri giorni, perché di habilis ce ne sono parecchi mentre di erectus pochini.
Che Matteo Renzi sia un homo habilis non vi è dubbio. Il presidente del Consiglio sa servirsi con più che lodevole abilità dei più moderni strumenti tecnologici.

MEGLIO DI BINARELLI E SILVAN
In una esibizione televisiva degna di un Binarelli e di un Silvan messi insieme è saltabeccato da twitter a facebook dando l’illusione agli utenti di essere completamente dalla loro parte. Giacché gli utenti dei cosiddetti social network sono in maggioranza giovani, inutile dire che la performance era diretta e lo sarà ancora (ne vuole fare un appuntamento fisso) a mettere una forte ipoteca sul voto giovanile.
È un’altra abile risposta a quelli che si affannano a scavargli la fossa da quando con l’ormai famoso «sta’ sereno» prese il posto di Enrico Letta a Palazzo Chigi. I più accaniti e indefessi scavatori sono i suoi compagni – si fa per dire – di partito.

LUNGA TRADIZIONE
Non è una novità. Qualche decennio fa, Oscar Mammì, esponente di punta del Partito repubblicano italiano nonché ministro delle Poste, alla mia domanda su quanto fosse pericolante il governo, mi rispose ironico che era antica e consolidata tradizione democristiana minare un governo fin dal giorno dopo la sua costituzione.
A conferma ci sono i numeri, la vita media dei governi nella deprecata eppure rimpianta prima repubblica era di nove mesi circa.
Niente di nuovo, dunque. Gli ex democristiani del Pd seguono la tradizione e i vecchi comunisti, che malamente con loro convivono nello stesso simulacro di partito, si sono accodati al fine di spodestare il presuntuoso arrogante malefico attentatore alle ultime mura della sinistra rimaste in piedi.

ANNUNCI PERIODICI
La caduta di Renzi è annunciata con regolare periodicità, come si nota scorrendo le pagine dei giornali o rivedendo i tiggì.
A chi è schierato sui bastioni con il fucile puntato contro il presidente del Consiglio non serve molto per sparare a raffica. Senza fare l’elenco degli annunci relativi alla imminente caduta del governo (conosco persone che strillano di compiacimento ad ogni ventata di crisi) mi limito ad un solo caso perché accaduto a quasi un anno esatto di distanza.
Era il giugno del 2015 e sotto la poltrona di Renzi erano state messe parecchie bombe. I politologi del “metti moneta vedi cammello” lo davano per spacciato. In pochi e mi ci metto anch’io dicemmo che l’homo habilis godeva di una condizione di privilegio: non sarebbe caduto perché non esisteva un candidato alternativo con buone possibilità di sostituirlo e anche perché Renzi aveva già dimostrato di essere un animale con nove vite come i gatti, resistente ai tagli come le lucertole e inafferrabile come le anguille.
In quel giugno del 2015, ci furono sconquassi per i brutti risultati elettorali del 31 maggio, per la richiesta di arresto a carico del senatore Ncd Antonio Azzollini, per mafia capitale, per i disastrati conti pubblici e non ricordo più che altro. Insomma, i soliti bene informati sussurravano che Renzi fosse sul punto di mollare.
Anche stavolta i rumor (termine che in latino è sempre accompagnato da sine auctore a sottolinearne la fallacia) parlano della caduta di Renzi. Beati loro.
Giuseppe Spezzaferro

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Un Commento

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