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“Kurtlar vadisi Filistin”, il film turco che non piace ai neofascisti filo-Tel Aviv

Da Hollywood arrivano film l’uno dietro l’altro senza interruzione. D’amore, di guerra, d’azione, di fantascienza… le produzioni non hanno praticamente limiti. I budget sono quasi sempre fantastamiliardari. Tra i film d’azione, hanno occupato i primi posti quelli sul terrorismo soprattutto di matrice araba o islamista o mediorientale che dir si voglia. Israele compare in prevalenza sullo sfondo, come vittima il più delle volte e, di tanto in tanto, come legittima furia vendicatrice.
E film sull’occupazione israeliana della Palestina? Non ce ne sono o, almeno, io non ne ho visti. I soliti irriducibili malpensanti sostengono che siccome a Hollywood i produttori sono ebrei, gli sceneggiatori, i distributori e la maggioranza degli attori e dei registi sono ebrei, va da sé che di film con gli ebrei-oppressori non se ne facciano.
La cosa non mi convince molto, altrimenti dovrei dare ragione all’ufficiale israeliano che nel film turco “Kurtlar vadisi Filistin” (La valle dei lupi Palestina) dice: «Chi non è ebreo è nostro nemico».

REAZIONI AUSTRIACHE
Beh, l’ho presa alla lontana per parlare di un film uscito qualche anno fa e che ho appena finito di vedere con i sottotitoli in inglese (l’audio è turco, ma per me è… arabo).
Di questo film sapevo due cose.
La prima: a Vienna ci fu qualche polemica perché venne proiettato per la prima volta, nel 2011, il 27 gennaio, giorno che, come hanno imparato anche i bimbi delle elementari, è dedicato alla memoria dell’olocausto, cioè delle vittime ebree dei lager nella seconda guerra mondiale.
Il secondo fatto è del 27 marzo dello stesso anno: è un’interrogazione parlamentare alla commissione Ue (da parte di un deputato austriaco di nome Franz Obermayr) che denunciava lo scandalo di un film chiaramente antisraeliano e filopalestinese. Il testo dell’interrogazione l’ho incollato in fondo, perché prima vorrei dire qualcosa in proposito.

UN FILM DI SERIE B
È senz’altro un film di serie B, nonostante sia stato la produzione turca più costosa degli ultimi anni (10 milioni di dollari! noccioline per Hollywood).
C’è uno 007 turco (un cicciotello con la faccia da bidello), c’è uno sbirro israeliano modellato sui torturatori tedeschi visti in migliaia di film; e poi: una donna che corre fra gli spari, piange, è catturata, poi liberata, infine abbraccia lo 007, e ripiange; alcuni combattenti senza paura, un mullah buono e generoso, un rabbino perfido peggio di Caifa, il capo del Sinedrio ebraico che condannò Gesù; donne e bambini palestinesi maltrattati.
Lo 007 va a Gerusalemme per uccidere lo sbirro torturatore e, dopo alterne vicende ci riesce. Come Rambo, ruba un carro armato, pilota un elicottero, ha una mira infallibile con qualsiasi arma (un colpo, un morto), conosce letali tecniche di combattimento corpo a corpo… insomma fa cose da pazzi; però con quella faccia da bidello (lo so, oggi dovrei dire personale ausiliario e cose del genere, ma mi ricorda troppo la faccia del bidello che avevo alle medie) non riesce a coinvolgere più di tanto. A Stallone-Rambo basta un serrar di mascelle e sale l’adrenalina, ma si sa, per i film d’azione gli americani non si battono.

LA “MAVI MARMARA”
Film di serie B, protagonista pesce lesso, femmina incolore, combattimenti entusiasmanti ma poco credibili, e allora?
Beh, è un film dalla parte dei Palestinesi, e scusate se è poco.
Comincia con la strage che le truppe israeliane fecero sulla nave “Mavi Marmara” che, con altre due navi turche, portava cibi e medicine ai palestinesi assediati a Gaza. Com’è noto, per impedire lo sbarco, Tel Aviv comandò l’arrembaggio. Fra parentesi: il Consiglio per i Diritti umani (Onu) condannò Israele ma la cosa è rimasta lettera morta (i dispositivi, le risoluzioni e quant’altro arrivino dalle Nazioni Unite rimangono sulla carta quando concernono Israele, chissà come mai).

L’INFLUENZA DEL CINEMA
Sono sicuro che un sacco di gente sia convinta che tutti gli ufficiali tedeschi fossero sadici malati perché così li ha visti nei film sul secondo conflitto mondiale. Hai voglia a dire, ma il cinema plasma cervelli e coscienze.
Per ciò che succede a Gaza, per esempio, la gente prova poco o niente perché le poche immagini che vede in tv si mescolano con la dieta dell’estate, la finale di campionato e la pace ritrovata tra Romina e Al Bano. Sarebbe del tutto diverso se in prima serata mandassero in onda film sull’okkupazione israeliana e sulle prepotenze dei soldati con la stella di David.
L’episodio della “Freedom Flotilla” (pacifiche navi prese d’assalto con morti e feriti) scommetto che se lo ricordano in pochi. Cosa diversa sarebbe se ne avessero fatto un film con Brad Pitt (non con Harrison Ford per evidente incompatibilità etnica) nel ruolo di un eroe pacifista ucciso a bruciapelo mentre tentava di salvare un bambino e cose del genere.
L’immaginario collettivo, data la scarsa familiarità con i libri, è formato dalla televisione e dal cinema. Inutile girarci intorno. In “Kurtlar vadisi Filistin” ci sono dialoghi particolarmente forti.

DIALOGHI ISTRUTTIVI
Al posto di blocco israeliano, una guardia chiede: «Perché venite in Israele?» e lo 007 risponde: «Io non vengo in Israele, io vengo in Palestina». Il soldato fa il duro, si becca una strigliata (che goduria!), gli altri sparano e i nostri eroi (sono in tre) li fanno fuori tutti. Inseguimento per le strade, sparatorie, vittime tra i civili.
Una coraggiosa donna palestinese dice all’americana ebrea (coinvolta per caso): «I nostri nemici sono quelli che ci opprimono, non gli ebrei».

VITTIME INNOCENTI
Il fetentone israeliano che dà la caccia ai nostri eroi cattura la famiglia di uno di loro, ne uccide la madre mentre il figlio paralitico resta sotto le macerie della casa abbattuta con la ruspa. A lui, al fetentone, spiegano che bisogna impedire ai Palestinesi di moltiplicarsi perché già ora sono più numerosi degli Israeliani.
Il rabbino fanatico ricorda all’americana che la sua è una grande famiglia ebrea e che i suoi nonni sono stati uccisi in Polonia e lei risponde: «Non sono stati i Palestinesi ad uccidere i miei nonni» e poi dice una cosa fondamentale: «Le persecuzioni subite non vi autorizzano a perseguitare un popolo».
Catturato, il perfido rabbino chiede di patteggiare e offre un prezzo stratosferico e lo 007 (sempre con la stessa faccia da bidello) gli replica: «Vuoi un accordo amichevole? Bene, vi ammazzo (l’altro è lo sbirro malefico; ndr) e poi me ne vado amichevolmente».
Credo che per molti sarebbe davvero salutare vedere questo film e scoprire l’altra faccia dell’ebreo perseguitato.

L’INTERROGAZIONE ALL’UE
Comunque ecco il testo dell’interrogazione all’Ue:
«”La valle dei lupi Palestina” è un film del regista turco Zübeyr Sasmaz arrivato da poco nelle sale cinematografiche. Il film si concentra sulla vendetta nei confronti dei responsabili dell’attacco condotto dai corpi speciali israeliani nel maggio 2010 contro la “Mavi Marmara”, una nave turca che trasportava aiuti umanitari. Il protagonista del film, Polat Alemar, è un eroe che non potrebbe essere rappresentato meglio neppure nelle fiabe. L’antagonista è un ufficiale israeliano, Mosche Ben Eliezer, che incarna tutti i pregiudizi antisemiti: è senza scrupoli, è un acceso sionista, odia i palestinesi più di ogni altra cosa, uccide persino un bambino inerme sulla sedia a rotelle e non disdegna neppure l’utilizzo di granate al fosforo. Alla fine, l’israeliano Eliezer, rappresentato come una figura odiosa, viene ucciso e il turco Alemar è celebrato come un grande eroe. Secondo quanto riferiscono i media, alla morte dell’israeliano il pubblico prevalentemente turco ha avuto reazioni di giubilo e ha applaudito.
L’interrogante desidera pertanto chiedere:
1. Qual è la posizione della Commissione rispetto al film?
2. Vi sono state reazioni da parte di Catherine Ashton in merito al film?
3. Ritiene la Commissione che il film inciti all’odio?
4. In caso affermativo, è giusto proiettare il film nelle sale cinematografiche degli Stati membri dell’UE?
5. Può la Commissione far sapere se il film sarà oggetto di discussione durante i negoziati di adesione con la Turchia? Ritiene la Commissione che il film presenti un’attitudine e una visione preoccupanti della Turchia nei confronti di Israele e dell’ebraismo?
».

I FATTI RESTANO
In effetti, il parlamentare austriaco non smentiva i fatti rappresentati ma accusava il film di presentarli in un’ottica non israeliana e quindi antisemita. Dall’equazione non si scappa. Perché il fetentone dice che chi non è ebreo è un suo nemico? Perché applica la medesima equazione: se una cosa non è filoisraeliana, allora è razzista antisemita. Perciò tante anime pie che si autoproclamano di fede fascista parteggiano per Israele e fanno a gara a schiaffarsi la kippah in testa. Evitano l’accusa di antisemitismo (reato per il quale si va in galera) e si guadagnano anche una patente di democraticità. A loro, di sicuro, “Kurtlar vadisi Filistin” non piace.
Me ne farò una ragione.
Giuseppe Spezzaferro

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