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Più di cinque milioni gli elettori che hanno scelto di non votare

Il primo partito resta quello dell’astensione. L’affluenza alle urne è stata del 62,14%. Questo significa che più di cinque milioni di aventi diritto al voto hanno disertato le urne. È una semplice operazione aritmetica: ad essere chiamati al voto erano 13.316.379 cittadini, hanno risposto all’appello in 8.247.798 e quindi 5.068.581 hanno rifiutato di partecipare. È un dato che dovrebbe far pensare e invece il ceto politico dominante se ne frega. L’importante è okkupare le poltrone, qualunque sia la percentuale. Il dato finale sarà ancora più alto perché andranno sommate le schede bianche e quelle annullate.
Ci sono aree, però, dove la disaffezione per la politica è meno accentuata. E penso alla mia città d’origine, Salerno, dove il potente Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania e sindaco di Salerno fino a quando non è stato dichiarato decaduto da una sentenza di tribunale, ha suonato una vittoriosa adunata per il proprio candidato.

IL CASO DI SALERNO
Più del 69% dei salernitani è andato alle urne e Vincenzo Napoli, l’uscente vicesindaco per disposizione di De Luca, s’avvia ad un clamoroso successo. Il governatore ha fatto una lunga marcia all’interno del Pd, è stato osteggiato dall’onnipotente Antonio Bassolino, ha fatto accordi di tutti i generi e caso e, soprattutto, ha fatto divampare l’orgoglio salernitano portando la città in televisione come fulgido (aggettivo quanto mai appropriato in quanto evocante molteplici attività di pulizia) campione di raccolta differenziata.
Con Napoli immersa nei rifiuti, la soddisfazione salernitana ha travolto tutti gli steccati portando a votare De Luca cittadini d’ogni estrazione politico-partitica. La clamorosa vittoria di Vincenzo Napoli, fedele esecutore delle disposizioni governatoriali, ha confermato la “presa” che l’abile politico venuto da Ruvo del Monte, un paesino in provincia di Potenza, ha sui cittadini salernitani. Passato dal Pci, al Pds, poi ai Ds e infine al Pd. I legami con Matteo Renzi (anch’egli “osteggiato”, diciamo così, dalla nomenklatura piddina) gli hanno garantito fondi straordinari per la Campania e gli hanno lasciata aperta la strada verso il governo.

LA STELLA RAGGI
Percentuali alte di votanti sono state registrate in molte città. A Roma c’è stata, addirittura, un recupero di partecipazione: 58,42%, cioè un 3% in più rispetto alle elezioni precedenti. Avevo previsto un ulteriore calo e mi sono sbagliato. Ero convinto che la candidata cinquestelle Virginia Raggi fosse una… stella nascente soltanto sui social network e invece ha richiamato al voto tanti romani che s’erano stufati.
Aspetto i dati definitivi, anche se oramai è dimostrato che le “proiezioni” soffrono di un margine d’errore molto basso, a differenza dei sondaggi che, invece, hanno forti somiglianze con i vaticini astrologici.

IL VOTO DEI GIOVANI
Per quanto riguarda l’affluenza, i dati ufficiali dicono che a mezzogiorno aveva votato il 17,99%, alle ore 19 il 46,01 e alle 23 il 62,14. La domenica, insomma, si vota di sera. Transgender a parte, gli aventi diritto al voto erano 6.382.798 maschi e 6.933.581 femmine. Dei 18.318 diciottenni (9.847 maschietti e 8.471 femminucce) che per la prima volta sono stati chiamati a votare non so quanti abbiano risposto all’appello, ma, essendo i giovani i più accaniti frequentatori dei social network, non è difficile immaginare le loro preferenze.
Giuseppe Spezzaferro

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