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“Vento di terra” a Gaza

Israele blocca una delegazione M5s dietro il veto una scuola rasa al suolo

Una delegazione pentastellata formata da Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, Manlio Di Stefano, capogruppo in commissione Esteri a Montecitorio, e Ornella Bertorotta, membro della commissione Esteri a Palazzo Madama, si è dovuta fermare alle porte di Gaza perché Israele non ha dato il permesso. Forse qualcuno non lo sa, ma in quelle aree Tel Aviv fa come meglio crede: bombarda, alza muri, entra e esce da confini alquanto “elastici”, arresta chiunque non dica “obbedisco” (Garibaldi, dunque, se la sarebbe sfangata).
I parlamentari italiani non volevano andare a Gaza per poi far conoscere al mondo le miserabili condizioni nelle quali sono costretti a vivere i Palestinesi e neppure per diffondere le immagini di ospedali bombardati. Non sono “nemici” di Israele, insomma. Essi sono andati lì per verificare de visu il progetto di una ong finanziato da italiani.
Israele ha sbarrato i cancelli e non si passa.

IL NO A DI MAIO
La cosa mi ha molto sorpreso. Come mai Tel Aviv ha dato il permesso alla presidente della Camera Laura Boldrini e l’ha negato al vicepresidente Di Maio?
La spiegazione che mi viene in mente subito è la seguente: i Cinquestelle hanno dichiarato che, se andranno al governo, faranno pressione affinché i carri armati con la stella di David lascino il Golan, giuridicamente ancora territorio egiziano. Hanno anche anticipato che riconosceranno lo Stato della Palestina e che premeranno sulla Ue per un intervento pacificatore.
M’è però sembrato pochino.

TEL AVIV SE NE FREGA
Israele se ne frega delle risoluzioni delle Nazioni Unite e continua ad applicare sui territori palestinesi la politica del carciofo, una foglia alla volta, figuriamoci quanto possa essere impressionata da una dichiarazione Ue e men che mai da una italiana. Che gli potrebbero dire? Fate i bravi? mettete dei fiori nei vostri cannoni? rispettate i diritti di un Popolo che abita lì da sempre? Anche se non è il popolo eletto, al quale Jahvè in persona ha detto: «Prendete, è tutta roba vostra», non per questo deve sparire nelle riserve come i Navajo in Arizona.
Vuoi vedere che il divieto imposto da Israele ai Cinquestelle è per impedire i contatti con l’organizzazione non governativa “Vento di Terra” operante nella Striscia di Gaza?

“LA TERRA DEI BAMBINI” DISTRUTTA
Vado ad aprire il sito e trovo in prima pagina la nota che incollo qui di seguito integralmente.
Sotto il titolo “Difendiamo il diritto dei bambini a vivere la propria infanzia”, “Vento di Terra” scrive accanto a foto di bambini:
«Najla andava a scuola nella Terra dei Bambini, un centro per l’infanzia che ospitava un asilo con 130 bambini, un ambulatorio pediatrico, una mensa comunitaria e un centro per le donne. La Terra dei Bambini, costruita nel 2011 da Vento di Terra nel villaggio beduino di Um al Nasser, Striscia di Gaza, ora non c’è più. È stata rasa al suolo dall’esercito israeliano la scorsa estate nell’ultima offensiva militare. La Terra dei Bambini era definita da tutti un’oasi di pace in difesa dei diritti dei bambini e delle mamme, un punto di riferimento per tutta la comunità».

IL COMUNICATO DEI CINQUESTELLE
C’è anche un comunicato che ugualmente riporto per intero: «Nella giornata di oggi (domenica 10 luglio; ndr) la delegazione visiterà ugualmente la cooperazione italiana fuori dalla Striscia di Gaza, in particolare la ong Vento di Terra, per vedere quali sono i progetti italiani nella Cisgiordania. Prima invece è previsto un incontro con i responsabili di un incubatore di start up israeliane per approfondire i temi già affrontati nel corso della prima giornata in ambasciata e per comprendere come lo stato italiano possa investire con successo nello sviluppo del mondo delle startup partendo da casi virtuosi».

COMPAGNI DI STRADA
Mi diceva Randolfo Pacciardi, rifondatore delle Forze Armate italiane nel dopoguerra, che il modo più sicuro per individuare nemici e amici è di verificare la sintonia o meno in politica estera.
Non so quanto ci sia di strumentale, di posticcio o di inventato nella faccenda dei Cinquestelle bloccati da Tel Aviv, ma il veto israeliano imposto a loro me li rende ipso facto “amici”. Ai tempi di “Lotta di Popolo” li avrei definiti “compagni di strada”.
Giuseppe Spezzaferro

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