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Il popolo contro i carri armati. Il fallito golpe in Turchia e i ragliatori di casa nostra

Il fallito golpe in Turchia m’ha fatto venire in mente – misteri del cervello umano! – quello del 1981 in Spagna. Nel filmato, che meglio esprime l’inconsistenza la vacuità il vorrei-ma-non-posso la velleità dei militari golpisti, si vede un tale colonnello Tejero irrompere nell’emiciclo del Congresso dei deputati e tentare inutilmente di fare lo sgambetto ad un deputato che gli si para davanti. È vero che in Turchia si contano numerose vittime, ma è lampante l’analogia con il rozzo golpe spagnolo.
I militari golpisti turchi sono rimasti isolati all’interno delle Forze armate: la Marina militare si è subito tirata fuori. Secondo i report delle agenzie, il suo capo, tale Bostan Oglu, che presumo sia un ammiraglio, ha dichiarato che «le forze sotto il suo controllo non aderiscono alla sollevazione».

TUTTI CONTRO I GOLPISTI
La Jandarma (Gendarmeria, poliziotti con mezzi blindati e commandos) si è mobilitata contro i golpisti lasciando sul terreno morti e feriti.
I partiti che siedono all’opposizione si sono schierati contro.
Il più antico partito turco e principale forza di centrosinistra (diremmo noi) il Chp (Partito Popolare Repubblicano) ha detto no.
Il partito filo curdo Hdp (Partito Democratico del Popolo) ha detto no.
E ha detto no perfino il partito considerato braccio politico dei “lupi grigi” (ritenuti responsabili di atti di terrorismo) il Partito del Movimento Nazionalista (Mhp).
Riassumendo: i golpisti sono stati ripudiati da vasti settori armati a cominciare dalla Marina, sono stati contrastati armi in pugno dalle forze di polizia e non hanno trovato una sponda politica nemmeno nel partito più nazionalista del Parlamento, che lì si chiama “Grande Assemblea Nazionale Turca”.

ANKARA E ISTANBUL INSORGONO
Ma i golpisti hanno trovato un’altra forte opposizione che li ha messi al tappeto: il popolo. I carri armati sono stati fermati dalla gente scesa in piazza a combattere. Questo è il fatto più strabiliante. Quando nel 1989 in Cina, gli studenti manifestarono nella piazza Tienanmen di Pechino occupandola per quasi due mesi, non fu una rivolta di popolo. Fu la protesta di studenti come s’erano viste in Occidente vent’anni prima. Manifestare nella Repubblica Popolare Cinese è, ovviamente, più pericoloso che farlo a Roma o a Parigi, ma gli studenti di qualunque Paese hanno parecchio in comune: sono giovani, entusiasti, presuntuosi (credono di poter cambiare il mondo) e non hanno paura (un po’ per incoscienza e un po’ per infantile coraggio).
Ad Ankara, invece, e a Istanbul è stata la folla inferocita a fermare i carri armati.

ERDOGAN CHIAMA IL POPOLO
Insomma, mentre nella serata di ieri, venerdì 15 luglio 2016, i golpisti annunciavano la vittoria con un comunicato ufficiale («Le Forze armate turche hanno preso il completo controllo dell’amministrazione del Paese per ristabilire l’ordine costituzionale, i diritti umani e le libertà, lo stato di diritto e la sicurezza generale che erano stati danneggiati. Tutti gli accordi internazionali rimangono validi. Speriamo che tutte le nostre buone relazioni con tutti i Paesi continuino») la Turchia s’era mobilitata all’appello del presidente Tayyip Erdoğan che aveva mandato un twitter al cellulare di un giornalista della CNN Türk (Cnn turca) chiamando il popolo a resistere.

I SOMARI RAGLIANO INSIEME
Difficile fare il conto degli arrestati (e dei morti) e non so quanti pubblici processi e a chi saranno fatti, ma è certo che Erdogan ne esce più forte di prima e che il tentato golpe lo legittima a fare qualche “cambiamento” nell’ordinamento e nelle strutture militari.
Una nota finale: da ieri sera a stamattina si sono succeduti sui social network commenti e battute a proposito di Erdogan in fuga, di Erdogan che chiedeva asilo alla Kanzlerin Merkel e via somareggiando. A ragliare sul web sono in troppi e oltre il raglio non vanno. Altro che scendere in piazza contro i carri armati! ih oh, ih oh.
Giuseppe Spezzaferro

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