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Il Fascismo garantì la libertà di culto alle religioni diverse dalla cattolica

Sento spesso ripetere che il Fascismo diede un grande potere alla Chiesa e che impose la religione cattolica agli italiani. Siccome i famigerati social network ripetono a pappagallo una qualsiasi sciocchezza fino a farla diventare opinione condivisa e diffusa, faccio un tentativo di ristabilire la verità dei fatti. Non posso competere con decine di migliaia di ignoranti e perciò so in partenza che questa ha valore di una sorta di “a futura memoria”.
È generale convinzione che sia stata la Costituzione a stabilire (art.8) la libertà religiosa, ma se andiamo a cercare le basi giuridiche di quella formulazione scopriamo che si trovano nella Legge n°1159 del 24 giugno 1929, cioè quando il Fascismo era al potere da sette anni.
A quella legge seguì, otto mesi dopo, il regolamento di attuazione (oggi abbiamo leggi i cui regolamenti attuativi sono di là da venire…) con regio decreto, il n°289 del 28 febbraio 1930.

LA LEGGE DEL 1929
All’articolo 1 della Legge del 1929 leggiamo: «Sono ammessi nel Regno culti diversi dalla religione cattolica apostolica e romana, purché non professino princìpi e non seguano riti contrari all’ordine pubblico o al buon costume. L’esercizio, anche pubblico, di tali culti è libero».
Stupefatti? Il Fascismo che garantisce per legge la libertà? Ma com’è possibile? Lo sanno pure quelli del Camerun che il bieco Ventennio uccideva tutte le libertà. Mah! Forse c’era il trucco. Raccontano che Mussolini desse da una parte e togliesse dall’altra.

IL REGIO DECRETO DEL 1930
Può darsi, ma non in merito alle religioni. L’articolo 23 del regio decreto del 1930 (il regolamento di attuazione) stabiliva: «Quando il numero degli scolari lo giustifichi e quando per fondati motivi non possa esservi adibito il tempio, i padri di famiglia professanti un culto diverso dalla religione cattolica possono ottenere che sia messo a loro disposizione qualche locale scolastico per l’insegnamento religioso dei figli; la domanda è diretta al Provveditore agli studi il quale, udito il consiglio scolastico, può provvedere direttamente in senso favorevole. In caso diverso e sempre quando creda, ne riferisce al Ministero dell’istruzione, che decide di concerto con quello della giustizia e dell’interno. Nel provvedimento di concessione dei locali si devono determinare i giorni e le ore nei quali l’insegnamento deve essere impartito e le opportune cautele».

LA COMMISSIONE CONSULTIVA PER LA LIBERTÀ RELIGIOSA
Nell’anno 2000, cioè settant’anni dopo, la Commissione consultiva per la libertà religiosa (che opera presso la presidenza del Consiglio dei ministri) ha confermato quella disposizione fascista stabilendo che il numero di tre alunni sia sufficiente per applicarla.
E se i non-cattolici volessero una scuola propria? Bene, il regio decreto (art. 249) prevedeva che le confessioni con personalità giuridica, ottenuta ai sensi della legge n. 1159 del 1929, potessero essere autorizzate ad aprire scuole elementari con oneri a proprio carico.
Infatti sorsero subito le scuole ebraiche che funzionano tutt’oggi.

LE INTESE CON LO STATO
Mi pare chiaro quale sia il padre dell’art.8 della Costituzione («Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze»), tant’è che oggi, come si legge in un documento ufficiale «affinché una confessione religiosa possa avviare la procedura per la stipula di un’intesa, la prassi prevede il previo riconoscimento della personalità giuridica della confessione stessa da parte del ministero dell’interno, ai sensi della legge 24 giugno 1929, n. 1159».
Grazie a quella legge, lo Stato ha fino ad oggi firmato intese con la Tavola valdese, con l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, con le Assemblee di Dio in Italia, con l’Unione delle comunità ebraiche italiane, con l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, con la Chiesa evangelica luterana in Italia, con la Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, con la Chiesa apostolica in Italia, con l’Unione Buddhista italiana, con l’Unione Induista Italiana, con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova.

MANCA L’INTESA CON L’ISLAM
Lo Stato non ha concluso intese con l’Islam perché, come spiega un documento ufficiale, l’ha impedito la «multiformità del mondo islamico ed la mancanza di un soggetto, riconosciuto da tutti, con il quale avviare le trattative».
Nel 2005 è stata istituita dal Viminale la Consulta per l’Islam in Italia.
Nel 2008, è stata stilata la “Dichiarazione di intenti per la federazione dell’Islam italiano”.
Nel 2010, è stato istituito dal Viminale il Comitato per l’Islam italiano.
Il 19 marzo 2012, alcuni dei rappresentanti di organizzazioni islamiche presenti in questo Comitato sono entrati a far parte della Conferenza per le religioni, la cultura e l’integrazione, insediatasi, sotto la presidenza del ministro per l’Integrazione e la cooperazione internazionale (era Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio).
Giuseppe Spezzaferro

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