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I compagni e la scuola

Nel film “I compagni” (1963, regia di Mario Monicelli) c’è un maestro che la sera insegna a leggere e a scrivere agli operai di una fabbrica tessile torinese. Perché? Perché nel 1882 era stata varata una riforma elettorale che dava il diritto di voto a tutti i maschi sopra i 21 anni che sapessero leggere e scrivere. Fu un passo fondamentale verso il suffragio universale. I socialisti organizzarono le scuole serali perché più alto sarebbe stato il numero di operai iscritti nelle liste elettorali, maggiore sarebbe stato il numero degli eletti socialisti. Era la scoperta della “cultura” come arma di lotta politica. Una scoperta che Antonio Gramsci avrebbe poi codificato appieno.

Oggi il sindacato Cgil, la Flc (la Federazione lavoratori della conoscenza, nata nel 2004 dalla fusione della Cgil Scuola e il Sindacato nazionale università e ricerca), lo Spi (il sindacato pensionati della Cgil) e l’Auser (un’associazione creata nel 1989 da Cgil e Spi) hanno promosso una raccolta di firme per presentare in Parlamento una Proposta di Legge di iniziativa popolare per il diritto all’Apprendimento Permanente. Il linguista Tullio De Mauro ha sottoscritto l’iniziativa spiegando che «l’emergenza della dealfabetizzazione nazionale prefigura il rischio di un’emergenza democratica».

Depretis e il trasformismo

Ora torno un attimo a quel 1882. Capo del governo era Agostino Depretis, un vecchio mazziniano intenzionato a cambiare l’Italia. Nel discorso di insediamento, Depretis condannò l’ignoranza perché madre di ogni schiavitù. Disse testualmente: «Vengo ad un altro tema. Antichissimo placito, o signori, che madre d’ogni servitù è l’ignoranza. Ond’è che noi crediamo stretto obbligo nostro di riprendere, quanto più presto lo consentiranno le esigenze e i vincoli della vita quotidiana, il tema dell’istruzione popolare obbligatoria. La quale vi apparirà più urgente quando avremo dinanzi a noi le rivelazioni dell’inchiesta già proposta, e di cui affretteremo l’attuazione, sulle condizioni delle nostre popolazioni campagnole, che sono nerbo e forza della milizia e dell’agricoltura. Questa materia dell’istruzione pubblica, che può dirsi l’anima della nostra Chiesa civile, si dovrà trattare in ogni parte, dall’imo al sommo, dalla scuola elementare al riordinamento degli studi superiori».

All’epoca a confrontarsi in Parlamento c’erano la Destra storica (riferimento: Cavour) e la Sinistra storica (riferimenti: Garibaldi e Mazzini). Fino al 1870 (quando i bersaglieri entrarono a Roma o, come sfotticchiava qualcuno che non ricordo, un esercito di preti invase l’Italia) si differenziavano così: la Destra mirava ad avere Roma tramite un accordo diplomatico con il Papa; la Sinistra sosteneva che l’unico modo era prendere Roma con la forza. In sostanza si trattava di forze risorgimentali e post risorgimentali che avevano esaurito buona parte della loro forza propulsiva. Uso l’espressione a bella posta, perché un secolo dopo la Breccia di Porta Pia, il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, avrebbe dichiarato «esaurita la forza propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre». Il comunismo di marca sovietica, cioè, mostrava la corda e, soprattutto, l’Italia aveva superato quelle condizioni che ne avrebbero potuto consentire la vittoria. Il Pci scoprì l’eurocomunismo e l’atlantismo. In sintesi: passò dalla parte degli americani, nemici giurati dell’Urss. Più o meno lo stesso aveva fatto Depretis firmando, nel 1882, l’alleanza con l’Austria e la Germania, gli imperi nemici storici dell’Italia. Gli esegeti fedeli al comunismo quale teologia della liberazione delle masse sostennero (e qualcuno lo sostiene ancora) che quello di Berlinguer fu un tradimento più che uno strappo.

Depretis venne accusato di trasformismo. Un’accusa che si porta appresso nei libri di Storia, come Nerone si porta appresso l’accusa di aver incendiato Roma. Che cosa aveva detto il capo del governo insediandosi?

«Noi siamo un Ministero progressista, e se qualcuno vuol trasformarsi e diventar progressista, se vuole accettare il mio moderatissimo programma, posso respingerlo? Ma non ricordate che anche il Divin Maestro concesse lo stesso diritto all’operaio che giungeva all’ultima ora al campo?».

Le riforme erano necessarie. L’Italia ne aveva urgente bisogno. Tenere in piedi i vecchi steccati condannava all’immobilismo. La soluzione era aprire (come avrebbe fatto nel 1962/’63 la coppia Fanfani-Moro – si parva licet componere magnis – inventando il centrosinistra) alle forze che sia pure di diversa matrice volevano una stagione riformista. Depretis lanciò anche un’alternanza ante litteram: «Facciamo – disse – che il passaggio della Sinistra al potere (dico Passaggio, perché nel regime costituzionale i partiti non devono fare che passare al potere per lasciare poi, quando i tempi sono mutati, che altri partiti prendano il loro posto), facciamo, dico, che il passaggio della Sinistra al potere lascia la traccia di utili e feconde riforme». Senza alcuna pretesa di essere stato esaustivo, lascio l’excursus storico e torno all’iniziativa made in Cgil.Ho riportato prima che a firmare la pdl per l’Apprendimento Permanente c’è anche il professor Tullio De Mauro. Dell’indiscusso linguista a tutti noto, pochi sanno che è anche un combattivo militante politico. Nel 1971 firmò l’appello contro il commissario Luigi Calabrese e l’autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua. Quattro anni dopo fu eletto nelle liste del Pci al Consiglio regionale del Lazio e dal 1976 al 1978 fu assessore alla Cultura. Nel 2000 fu ministro della Pubblica istruzione nel secondo governo Amato. Perciò il suo impegno nella lotta all’analfabetismo in Italia ha una forte matrice politica. I lettori di internettuale sanno che, nel mio piccolo, cerco di richiamare l’attenzione sulla regressione italiana in corso. Nonostante la scuola dell’obbligo, gli analfabeti in Italia sono un esercito le cui fila giorno dopo giorno sono ingrossate dagli analfabeti di ritorno, cioè da diplomati e laureati che disimparano a leggere e a scrivere. E’ vero che altri Paesi registrano un analogo impoverimento ma in quei Paesi è diffusa la lettura dei quotidiani e dei libri. In Italia, c’è gente che non ha mai letto un libro. E i non lettori sono in aumento. Un ragazzino oggi è orgoglioso di affermare che si tiene alla larga dai libri. Le sue conoscenze linguistiche sono a livello di sms; e questa è una condizione che lo soddisfa e lo fa star bene. Ecco perché è una tragedia.

Le nuove generazioni non trovano gusto nella lettura perdendo così quel minimo di capacità tecnica a leggere e scrivere imparata a scuola. Bene, direte voi, ma che c’entra con il film “I compagni” e le scuole serali per i lavoratori?

La risposta la troviamo nel testo della Cgil&co. «Si sente sollecitare a tratti uno scatto di moralità della vita collettiva – scrivono i promotori della pdl – ma una morale senza conoscenze non sa trovare i punti su cui esercitarsi, rischia sordità e cecità. Nell’insieme il quadro delle modeste competenze adulte fa intravedere una difficoltà non meno grave per quanto riguarda la capacità di partecipare con piena consapevolezza e responsabilità alle scelte anche morali che il Paese ha dinanzi. L’emergenza della dealfabetizzazione nazionale prefigura il rischio di un’emergenza democratica». Tradotto: la gente non vota per noi perché è ignorante. L’analfabeta si fa guidare dalla televisione. E chi controlla la televisione si becca i voti.

Come i socialisti portarono a scuola gli operai per non far vincere le elezioni ai padroni, così l’Italia si strapperà dalle grinfie di Berlusconi se verrà fuori dal tunnel della dealfabetizzazione. Se le nuove generazioni continueranno a crescere nella cultura delle veline e dei tronisti, quelli del Pd, che pure hanno fatto uno sforzo paragonabile a quello di Depretis, non riusciranno mai a cacciare il tycoon di Villa Certosa.

Classismo superato

Ai tempi del generale Bava Beccarsi, che prendeva a cannonate gli scioperanti, alfabetizzare le masse operaie e contadine era un’azione di modernizzazione. La società era fatta a compartimenti ed era difficile per chi stava in basso poter avere accesso alla scala sociale e salirne qualche piolo. Il socialismo era una risposta duplice: rispondeva alla necessità di migliorare le condizioni economiche generali e rispondeva alla necessità di ampliare la platea di chi partecipava alla vita civile e politica. Dare la coscienza al popolo era stata una parola d’ordine mazziniana che si evolveva nel comandamento “Aiutiamo il popolo a prendere coscienza di sé”. Ridurre la lotta all’analfabetismo a strumento di antiberlusconismo dimostra la verità dell’antico Deus dementat quos vult perdere. Dio toglie discernimento a quelli che non vuole salvare ed è ciò che succede anche ai Franceschini di turno. I problemi di dealfabetizzazione non hanno né favorito né ostacolato l’elezione di Zapatero in Spagna, di Obama negli Usa, di Ahmanidejad in Iran…

La presunzione della sinistra “diversa e migliore” di montare in cattedra e insegnare si è tradotta in un’autocelebrazione di una superiorità che nessuno riconosce più. E la colpa non è delle trasmissioni sceme della televisione. Il maestro del film di Monicelli faceva la colletta a scuola per dare, sì, un po’ di soldi agli scioperanti, ma in special modo per insegnare ai bambini la solidarietà civile.

L’analfabetismo che aggredisce la nostra società lo dobbiamo combattere per frenare la decadenza di un popolo vecchio e stanco. Lo dobbiamo fare per amore verso i nostri connazionali e non per odio a chi ci governa. I governanti si misurano in anni, un popolo in secoli.

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4 commenti

  1. Buongiorno, a tutti sono un nuovo utente..
    Trovo spesso la stessa vena nelle riflessioni di coloro che sebbene colti più di me, sebbene più”vissuti” di me, sebbene più ben disponibili nel trovare una strada nuova…continuino a riprendere i vecchi sentieri…con toni polemici travestiti da riflessioni storiche.

    riprendendo le parole dell’autore…

    “La presunzione della sinistra “diversa e migliore” di montare in cattedra e insegnare si è tradotta in un’autocelebrazione di una superiorità che nessuno riconosce più. E la colpa non è delle trasmissioni sceme della televisione. ”

    E’ questo atteggiamento che ha trasformato la sinistra in palude partitocratica di acque ristagnanti che offrono zanzare e immobilità.

    inutile girare intorno alla TV alle trasmissioni sceme alla superficialità dei giovani..

    in questi 30-40 anni la sinistra ha fatto della scuola..il suo covo, presuntuosa ed arrogante ha disonorato la bandiera, la nazione, lo stato, ha promosso asini ignoranti e demotivati.

    Non ha fatto nulla di concreto per i lavoratori, oggi un ragazzo giovane laureato…trova da lavorare se fortunato.. per stessi soldi di una signora delle pulizie a nero, un over 35enne agli stessi soldi di uno di 25 anni un over 40enne assolutamente emarginato…

    Che hanno prodotto i compagni di sinistra?

    Alla fine alla gente interessa l’inevitabile tangibilità economica con cui deve confrontarsi ogni giorno quando si paga la spesa per mangiare e le bollette.

    I COMPAGNI…? quelli degli anni “60 e “70… quelli erano compagni??
    ha fatto solo danno la loro interferenza nel sociale, l’attuale innegabile ed evidente condizione di ogni categoria di lavoratori lo dimostra

    meno pippe intellettuali da solotto piccolo borghese degli anni venti ed un bel paio d’occhiali nuovi, meglio vedere la situazione di oggi e guardare al domani.
    I compagni di ieri… la cosa peggiore che un dopoguerra potesse lasciare sul suolo italiano. L’ italiano non è comunista, non è fascista è uno che ancora oggi arranca per sopravvivere

    Alessandro volpe

  2. Ciao Alessandro, nella prima parte del tuo commento non è ben chiaro se stai criticando l’autore del pezzo oppure se ti riconosci nella sua analisi…

    circa la sinistra, di fatto ancora ha in mano gran parte di cultura spettacolo e stampa. e per riformare la scuola secondo principi meritocratici ci vorrà un bel po’ di tempo, proprio perché per decenni l’istruzione pubblica è servita da un lato per “parcheggiare” incompetenti tesserati e dall’altro per usare questi illuminati cittadini di sinistra in chiave antigovernativa con scioperi manifestazioni boicottaggi ecc ecc. proprio ieri in una scuola romana con orgoglio il preside ha detto che il suo istituto non ha osservato il minuto di silenzio per i caduti in Afghanistan.
    quindi, come vedi, troppo ancora ci vuole per sistemare i danni compiuti dalla mentalità post-illuminista del “tutto mi è dovuto ma non ho alcun dovere”.

    un’ultima cosa: come hai conosciuto questo sito?
    per caso tramite Facebook?

  3. Un paese ha la classe politica che meglio lo rappresenta.
    E quanto a “comunicazione SMS”, la nostra politica rappresenta benissimo un paese in cui la diffusione dei cellulari è la più alta d’Europa.
    Basta guardare la triste sfilata di dichiarazioni politiche che popola ogni sera i nostri teleschermi (per fortuna ridotti di due canali fino a nuovo apparecchio).
    I politici – in160carattericiascunodiparcondicio – ci spiegano l’Iran, Bush, la Mafia, la Riforma Economica, la Velina, la Mortadella, l’UE, l’Esercito, le Puttane e la Teologia.
    Ed è un miracolo, perché tutto questo parlare ha perso forma e contenuto, ma persiste, nell’etere, come una purga quotidiana.
    Si propaga come melma verde a condire le nostre insalate.
    I cervelli già friggono a qualche centimetro dall’antenna. (Ed è un miracolo pure che per questa frittura di fegatelli gustocervello gli italiani siano – in barba a qualsivoglia legge del libero mercato – quelli a pagare di più in Europa… ma questa è altra storia).

    Da diversi anni stiamo assistendo allo smantellamento programmato della scuola e delle università pubbliche.
    E attenzione, per l’università il termine smantellamento è quanto mai esatto perché quella italiana, forniva una preparazione unica in Europa, in cui l’applicazione delle conoscenze – lo spirito tecnico-applicativo da cui sono affetti gli atenei nordeuropei – era sacrificata a favore dell’approfondimento umanistico a tutto campo. Ovvero, in favore di una conoscenza critica reale.
    Capacità di discernimento più che meccanica applicazione.

    Semmai all’epoca i problemi erano la mancanza cronica di fondi per la ricerca e per la collocazione dei giovani cervelli.
    Insomma, erano gli stessi di oggi.
    Ma venne Berlinguer e fece la sua riforma. La sostanza, passando per il lento RIMACINAMENTO dei governi che si sono succeduti da allora, è che semplicemente l’università è maggiormente schiava degli interessi delle aziende e delle direzioni del mercato.
    Il sapere è una merce da presentare, offrire, vendere, pubblicizzare.

    La forma mentis della crema del paese, dell’università, diventa un ritornello pubblicitario.
    Lo vuole la politica, che si specchia nel paese e a cui lo ha chiesto l’economia globale, malata della sua crisi emorroidale di capitali.
    Ed è il circolo vizioso dell’ignoranza che alimenta le nostre conversazioni ed i nostri consumi.
    L’università al chiodo del marketing, sempre meno per la conoscenza.
    Per giunta questo affossamento della conoscenza pura non ci ha dato più lavoro di prima.
    Ignoranza e precariato.

    Ma è un processo globale, che non riguarda solo l’Italia. E’ la conseguenza della vittoria di un “way of life” cui fa comodo che le conoscenze siano imbrigliate nella matassa della mercificazione.
    L’arte non è che design.
    La politica non è che tivvù spazzatura.
    Mike Buongiorno, primo analfabeta d’Italia, muore adorato come un animale mitologico, mezzo uomo e mezzo messaggio promozionale.
    Commozione del pubblico.
    Se pensate che il problema della rialfabetizzazione sia prioritario per la sinistra, in quanto sostanza della lotta alla televisualizzazione o teletivvutizzazione o telelevisionità (cioè in quanto lotta al berlusconismo) siete più ottimisti di me, che mi limito a considerare che nello showbiz degli analfabeti, delle defilippiche e dei paccotti, la sinistra ci sta comoda, comodissima.
    Tanto comoda da mercanteggiare il presenzialismo mediatico nei reality show per difesa “di genere” e crociata politica.
    Se non è cultura questa…

    Io spero solo di annegare nella stessa idiozia.
    Perché non c’è scampo.
    Perché scegliamo i partiti, tutti i partiti, come se fossero sullo scaffale di un supermercato.
    E tutto sommato non si può negare che questa sia la

    libertà

  4. Caro artMobbing,
    visto che sei entrato in dettagli di bilancio, affrontando soltanto di striscio la catastrofe culturale causata dalla sinistra – quella dell’omologazione delle coscienze – essere antifa’ è un dovere costituzionale, per capirci – rispondo proprio sul fronte dell’ottimizzazione degli sprechi.

    il sistema universitario italiano brucia soldi inutili. in molti settori.

    quello che sta facendo questo governo è cercare di eliminare spese tipo i soldi per tenere in vita il “corso di autocoscienza antropologica sull’importanza del linguaggio mimico nelle civiltà africane”: studenti uno. professore uno. assistenti tre. ricercatori cinque. [rendo l’idea?]

    oppure azzerare le spese per dottorati inutilissimi.

    ma perché nella fuga di cervelli non scappano mai quelli di Lettere?!!?!?! 😉

    adesso bisogna risparmiare.

    poi riformare meritocraticamente.

    che la cultura sia business, poi, è legge antica: da Mecenate ai Papi fino ad arrivare ai giorni nostri.

    il problema è che l’Italia non fa più cultura. ma spende in cultura.

    non si tratta di mercificazione degli intelletti e dei loro prodotti, quindi. il punto è: sono prodotti competitivi, a livello globale?

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