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Merkel perde a vantaggio dell’Afd. Putin stravince

La Cdu (Christlich demokratische union Deutschlands, Unione cristiano-democratica di Germania), il partito della Kanzlerin Angela Merkel, alle elezioni di ieri, domenica 18, a Berlino ha perso più del 5% dei consensi (aveva ottenuto il 23,3%, cinque anni fa).

Circa 1.900 chilometri a Est, Edinaja Rossija (Russia Unita), il partito di Vladimir Putin, ha stravinto le elezioni superando il 54% dei voti, ma ha votato meno della metà degli elettori: l’affluenza alle urne è stata del 47,84% (nel 2011 era stata del 60%). Quanto è significativo l’astensionismo? Non sono mai stato in Russia e ho soltanto qualche informazione di prima mano, ma registro molte somiglianze con l’astensionismo italiano. Interessante è il risultato del Kommunistìčeskaja Pàrtija Rossìjskoj Federàcii (Partito comunista della Federazione Russa) che resta al secondo posto sfiorando il 14%. Alla Duma, il Parlamento russo, la maggioranza è saldamente di Putin. Al momento non si profilano leader in grado di scalfire la sua leadership; soltanto un terremoto interno a Edinaja Rossija potrebbe cambiare la geografia politica russa.

VOTI IN LIBERA USCITA?

Per quanto riguarda la sconfitta della Kanzlerin, è opinione diffusa che i voti persi siano finiti nel serbatoio del partito capeggiato da Frauke Petry, l’Afd (Alternative für Deutschland). Secondo la Zdf (Zweites Deutsches Fernsehen, cioè Seconda televisione tedesca) il 22% degli elettori Afd viene dalla Cdu.

Giorni fa avevo ricordato Giulio Andreotti quando aveva detto che i voti travasati dalla Dc al Msi erano «in libera uscita». Perciò la domanda è: riuscirà l’Afd a tenersi i voti “in trasferta” dalla Cdu?

FUORI I PIRATI

Le elezioni di Berlino hanno anche bocciato il Piratenpartei (Partito pirata) che a settembre 2011 aveva superato la barriera del 5% sull’onda della proposta del “reddito di cittadinanza” e che stavolta non ha superato il 2%. Ci sono temi e proposte che funzionano in alcuni momenti e con favorevoli circostanze. Le bombe (sia quelle esplose che le inesplose) a New Yok, per esempio, portano voti a Donald Trump, il candidato repubblicano che ha basato la campagna elettorale sulle maniere forti contro musulmani e stranieri vari. Nell’elettorato (di qualsivoglia Paese) si muovono tendenze costanti e si agitano reazioni effimere e queste, di rado, trovano chi le sappia trasformare in progetti. Quando questo succede, la società registra grossi cambiamenti. Positivi o meno è altro discorso.

LA MARCIA DI ALTERNATIVE FÜR DEUTSCHLAND

Alle elezioni di domenica 4 settembre nel Mecklenburg-Vorpommern (Meclemburgo-Pomerania Anteriore) l’Afd aveva sorpassato la Cdu. Nel Niedersachsen (Bassa Sassonia) la Cdu aveva mantenuto il primo posto alle comunali di domenica 11,  perdendo soltanto il 2,5% dei voti.

Ora, in 10 dei 16 Lander, Alternative für Deutschland ha superato gli sbarramenti e tutto fa pensare che l’anno prossimo entrerà nel Bundestag, il Parlamento federale.

La debolezza di Angela Merkel favorisce gli oppositori interni che puntano a sostituirla con un altro candidato per cercare di fermare l’arrivo di un Cancelliere socialdemocratico.

La batosta di Berlino ha liquidato l’alleanza di governo (Cdu-Spd) e già si parla di un governo tutto di sinistra (Spd, Linke, Bündnis 90/Die Grünen) oggi nella capitale e domani nella Repubblica federale.

BERLINO EST E BERLINO OVEST

L’importanza del voto berlinese s’è vista anche dall’affluenza: ha votato il 67% dei 2,5 milioni di aventi diritto (nel 2011 era stata del 60,2%). La contestata gestione dell’emergenza profughi ha mutato gli equilibri della città “rossa” per tradizione. La politica della Kanzlerin nei confronti dell’immigrazione («wir schaffen das», ce la facciamo) ha perso smalto a favore del “no” alle frontiere aperte.

Va detto che i sondaggi e le previsioni degli esperti pronosticavano un crollo con immediata uscita di scena di Angela Merkel. Il dato elettorale ha, invece, confermato il Spd come partito più forte e l’avanzata di Linke e Bündnis 90/Die Grünen. L’Afd ha preso il 14% nella vecchia Berlino Est e il 9% nella parte della città divisa dal muro (Antifaschistischer Schutzwall, Barriera di protezione antifascista) fino al 1989.

L’ANTIFASCISMO NON FUNZIONA

Alla vigilia molti media hanno suonato la grancassa dell’antifascismo. Mi basta citare il Telegraph che aveva scritto: «L’estrema destra è in marcia in Germania ancora una volta, e ha raggiunto le strade della capitale» (http://www.telegraph.co.uk/news/2016/09/16/berlin-mayor-pleads-against-return-of-far-right-and-nazis-as-ant/).

A parte il terrorismo culturale che si mette in azione quando su una persona, un movimento, un fenomeno culturale non cala la benedizione di sinistra, resta confermato che la battaglia elettorale è stata combattuta sul campo dell’immigrazione. È vero che a Berlino la disoccupazione è al 9% (la media tedesca è del 6%… e si lamentano!) ma è anche vero che pullula di start up (piccole aziende operanti nel campo delle nuove tecnologie) tant’è che nella Silicon Valley berlinese (i quartieri di Mitte e Prenzlauerberg) sono arrivati forti investimenti.

Il Regno Unito ha perso il primo posto (1,7 miliardi di euro investiti in start up) a vantaggio della Germania che ha attirato 2,1 miliardi di euro.

Però nel 2015 sono arrivati a Berlino circa 80 mila profughi soprattutto da Siria, Afghanistan e Iraq. E questo fa paura alla gente, americana, italiana o tedesca che sia.
 

 

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