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Montanelli e Lotta di Popolo: chi fu nazimaoista?

Indro Montanelli, maestro di giornalismo morto quindici anni fa, si accodò nel Sessantotto a quanti definivano “nazimaoista” il movimento Lotta di Popolo. L’appellativo segnalava – a parere degli “inventori” –  la confusione o la mancanza di idee che connotavano un’organizzazione (c’ero e fui tra i fondatori oltre che l’estensore insieme con Ugo Gaudenzi del Manifesto di Lotta) la quale non rientrava, a scorno di pennivendoli e questurini, nei canoni “tradizionali” di destra e di sinistra.

Non ricordo chi di noi ebbe la pazienza di rimediare un po’ di testi a firma Montanelli; comunque fu irresistibile la tentazione di stampare un volantino tra il goliardico e il tribunalizio.

Tutti hanno diritto a cambiare opinioni, idee, religioni, gusti sessuali e quant’altro. Nella stragrande maggioranza dei casi, la mutazione non comporta conseguenze di rilievo. A chi mai può interessare che il professore del quarto piano abbia lasciato la moglie per andare a vivere more uxorio con il proprio giovane assistente universitario? E quali danni genera il Pinco Pallo che decida di convertirsi alla religione Cao Dài? In verità, sul caodaismo andrebbe speso qualche periodo, ma qui uscirei fuori tema.

Se a mutar pelle, a cambiar bandiera, a voltar gabbana, è una persona che “fa testo”, allora è un altro paio di maniche.

Qui di seguito riporto integralmente quel volantino (del quale m’aspetto che altri mi ricordino l’anno) e lo riproduco anche in formato jpg.

Ecco il testo:

PICCOLA ANTOLOGIA MONTANELLIANA

«Il “me ne frego” è un motto che indiscutibilmente piace. Piace soprattutto ai giovani e più ancora a coloro che hanno bisogno di sentirsi o di apparire tali. Piace perché è spicciativo, rapido, espressivo di una mentalità che ha smarrito, deo gratias!, il senso dell’etichetta. Piace perché piace, o meglio è piaciuto, al Duce». (da “L’Universale”, luglio 1934).

«Non si sarà mai dei dominatori se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Niente indulgenze, niente amorazzi. Il bianco comandi». (da “Civiltà Fascista”, 1936).

«Servire: verbo cardine dell’insegnamento e dell’esempio del Duce». (da “Guardia al bidone- in “Roma Fascista” del 3 giugno 1937).

«In un paese in cui i cardinali e i miliardari vanno a sinistra mentre a destra non rimangono che i pensionati dello stato a trentamila lire al mese, è naturale che tutto, ma specialmente le alleanze, diventi “giuoco” e che il potere vada a chi, come Pietro Nenni, mostra, anche con la sua sintassi, di saperlo fare con la dovuta ambiguità». (da “Il Borghese”, aprile 1955).

Le opinioni di Montanelli di oggi, sono troppo note perché valga la pena di citarle. Basterà appena ricordare che egli è attualmente attestato su posizioni di fiero “antifascismo”, che è stato negli ultimi anni il portavoce “ufficioso” di Nenni, che i suoi articoli sono lo specchio dei sentimenti del perbenismo borghese e che, ciò nonostante, non disdegna di esternare di tanto in tanto la sua viva ammirazione per Mao Tze-tung. Non ha, insomma, dimenticato il «verbo cardine dell’insegnamento e dell’esempio del Duce»: servire.

Dunque, chi ha le idee confuse? Chi «rende non solo vano, ma perfino ridicolo il tentativo di inquadrarlo in qualche ideologia, per il semplice motivo che non ne ha alcuna?». Chi è il “nazimaoista”?

 

ORGANIZZAZIONE LOTTA DI POPOLO

 

Montanelli aveva scritto le frasi riportate dal nostro volantino nel corso di diverse fasi della sua vita (a 25, 27, 28 e 46 anni) e aveva sessant’anni quando scrisse che Lotta di Popolo non aveva alcuna ideologia (che, fra l’altro, è vero ma questo è altro discorso..).

Bei tempi, beata gioventù, accese battaglie. Sto mettendo ordine nel mio “archivio” (massa polverosa di carte e faldoni) e mi sa tanto che ne usciranno parecchie di chicche come questa.

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