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Terremoti, Unesco e punizione di Jahweh

Jahweh ha punito l’Italia con i terremoti. Come mai? Perché non ha votato contro l’Unesco.

A tirare in ballo il dio biblico a proposito della tragedia che ha colpito soprattutto le popolazioni delle Marche e dell’Umbria è stato tale Ayooub Kara, viceministro della Cooperazione regionale di Israele. Come si vede, i fondamentalisti non sono soltanto islamici.

È scoppiato il finimondo mediatico-politico e, mentre scrivo, saranno sicuramente partite smentite e/o correzioni.

A parte lo stramaledetto vizio di molta gente di dare a una qualche divinità (celeste o infernale, poco cambia) la responsabilità di un cataclisma o della morte dell’amatissimo gatto di casa, il dato preoccupante (almeno per me) è che il governo italiano, nella persona di quel poverocristo di Gentiloni piazzato alla Farnesina in base alle solite alchimie di potere, ha subito confermato “amicizia” a Israele e promesso di cambiare voto (il suo capo, Matteo Renzi, s’era proprio incazzato; lui ha fatto il sindaco a Firenze e sa come funzionino certi equilibri…).

Mi aspetto, purtroppo, una fervida inginocchiata anche da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella non appena metterà piede a Tel Aviv.

NEMICO DI ISRAELE

Ora, l’Unesco è un nemico per Israele e chi non lo riconosca è un complice da mettere sulla lista nera affianco a tutti i Palestinesi.

L’United nations educational scientific cultural organization (Unesco) è l’organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Venne fondata nel 1945 per promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni.

In Italia si parla dell’Unesco quando proclama “patrimonio dell’umanità” un monumento o un sito d’Italia.

Da qualche giorno, è diventata la sede del peggior antisemitismo in forza della legge – non scritta ma vigente in tutto il mondo sacralizzata dall’Olocausto – per la quale chi non è d’accordo con Israele è antisionista e perciò antisemita.

Da qui le preoccupazioni di Gentiloni&co. Tutto ciò che l’Italia ha fatto e fa per ingraziarsi il tempio è vanificato d’un colpo. Superfluo mettersi a discettare su quanto pesi il tempio in Italia (fra l’altro, una parola di troppo e si finisce in galera per razzismo) e perciò mi limito a sintetizzare i fatti per quei pochi che non li conoscano.

A CHI GERUSALEMME?

All’Unesco è stata votata una risoluzione che parla dei «danni materiali» causati dalle truppe d’occupazione israeliane nella città vecchia di Gerusalemme.

La risoluzione (innegabile l’assunto, ricordo quando i carri armati presero a cannonate la chiesa della natività di Gesù perché i monaci francescani erano accusati di dare asilo ai Palestinesi) ha aggiunto benzina su una precedente risoluzione veramente “perfida”. L’Unesco aveva dichiarato – roba da pazzi! – che la spianata della Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme è sacra per i musulmani e soltanto per loro, perché quello è il posto dal quale il profeta Maometto salì in cielo.

Lasciamo stare se sia vero o meno, loro ci credono e contro la fede (qualunque essa sia) non c’è niente da fare: dai martiri cristiani ai bonzi che si danno fuoco.

SALOMONE, CHE FILM!

Dal canto loro, i fedeli di Jahweh sostengono che lì, prima che il prescelto da Allah si servisse di una scala per l’assunzione in cielo, c’era il tempio di Salomone (che molti conoscono per il flirt con la regina di Saba, cioè la bellissima Gina Lollobrigida). Di quella costruzione (distrutta da Tito per ammonire i Giudei a non più ribellarsi contro Roma) pare sia rimasto un muro (il famoso muro del pianto) sacro agli Ebrei.

CHI VUOLE IL NABUCCO

La Storia ci dice che, per le legioni romane, spianare una città significava proprio raderla al suolo (più di mezzo secolo fa, c’era una vignetta su un giornaletto scolastico a Salerno con soldati romani armati di lamette Gillette mentre “radevano” Cartagine), ma tutti commettono errori e può darsi che quella volta le lamette fossero consumate. Aggiungo (per vanitoso sfoggio di cultura storica) che quello non era nemmeno l’originale: era una ricostruzione fatta dopo la distruzione del tempio di Salomone ad opera delle truppe del re babilonese Nabucodonosor. Ciò accadeva circa mezzo millennio prima della nascita di Cristo, ma gli israeliti hanno una memoria di ferro e una costanza che ha sfidato i secoli. Aggiungo (ah! la vanità!) che il coro del Nabucco musicato da Giuseppe Verdi e che molti “intellettuali” (non azzardo cenni alla loro religione) vorrebbero mettere al posto dell’Inno di Mameli non è altro che il lamento degli Ebrei sotto il tallone dei Babilonesi.

Torno al tema: se l’Unesco si interessa di Gerusalemme e dintorni “fa politica” e, peggio, fa una politica antisraeliana. Questo è il succo. Il resto è noia.

Ultima nota. Il tale Kara è un “duro”, uno di quelli che dicono no alla pace di Israele con i Palestinesi. Almeno è onesto, tutti gli altri vogliono la pace dei cimiteri ma non lo dicono.

 

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