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Hillary Clinton rallenta il crollo dell’impero Usa

Ilary Clinton alla Casa Bianca assicurerebbe all’impero americano una proroga. Donald Trump farebbe, invece, da acceleratore.

La fine dell’impero sovietico ha privato gli Usa di un oppositore pronto ad approfittare di ogni errore. Dal crollo del muro di Berlino in poi, Washington (e Wall Street) ha perseguito una politica estera che ne ha sporcato l’immagine fino a generare un odio anti yankee che va dal Brasile all’Iraq, dalla Corea del Nord all’Indonesia.

Per i corti di memoria, fino a quel fatidico 9 novembre 1989 (mercoledì prossimo fanno 27 anni) l’orso sovietico allungava gli artigli dal confine cinese fin nel cuore dell’Europa. Sotto i cingoli dei carri armati con la stella rossa erano finiti i “ribelli” di Budapest e di Praga. Mosca distribuiva soldi (intascati anche dal Pci – Partito comunista italiano) e armi a sostegno di guerriglie e guerre anti-Usa. A merito del Pcus va iscritto (e la cosa è encomiabile) l’aiuto ai Palestinesi che, altrimenti, sarebbero stati sterminati in pochi anni dagli israeloamericani. La polizia segreta (il famigerato Kgb) sovietica ordiva ognidove congiure e attentati. Dalla parte opposta, i servizi segreti lavoravano per la libertà e per la pace e i popoli della Terra guardavano all’America con simpatia e, non di rado, con amore. Senza più il freno sovietico, la politica statunitense ha perso la maschera di bontà rivelando il volto di un impero spietato che bombarda ospedali e scuole, che impone la “democrazia” con le bombe intelligenti, che controlla le periferie con satelliti e droni.

UNA DONNA ALLUNGA LA VITA

Qui mi autocito per comodità di esposizione. Scrivevo qualche anno fa (http://www.internettuale.net/122/piu-forte-lamerica-al-femminile-e-di-colore): «…gli Usa hanno l’occasione di riciclarsi nell’immaginario collettivo planetario. Possono puntare su una donna e su un afroamericano. Sarebbe una coppia formidabile alla Casa Bianca. Il ritorno d’immagine sarebbe incalcolabile. Gli Usa direbbero al mondo: noi ci affidiamo ad una donna e ad un negro perché la nostra democrazia è vera e non sbarra la strada a nessuno; per noi americani siamo tutti uguali sia per sesso che per religione che per colore della pelle. Barack Hussein Obama Jr e Hillary Rodham Clinton potrebbero davvero aprire un nuovo ciclo. E ritardare la caduta del colosso».

Non v’ha dubbio che il presidente Obama, insignito del premio Nobel per la pace mentre preparava le cosiddette “primavere arabe”, abbia guadagnato agli Usa milioni di consensi da parte dei popoli di “colore”. Un negro africano vede sedere un proprio simile sulla poltrona più potente del mondo e si gonfia d’orgoglio.

Domani, una donna alla Casa Bianca sarebbe per le femmine, che in molti Paesi (in parte musulmani) fanno da serve al maschio, un miracolo americano che potrebbe verificarsi anche a casa loro. Avremo, soprattutto nel vicino e nel medio Oriente, nemici in armi contro gli Stati Uniti e le loro figlie, mogli e madri amiche della Nazione più forte del mondo, la quale dà anche alle donne tutte le opportunità.

CONTA L’IMMAGINE

È una questione di immagine. Pensate un attimo a J.F.K. Il suo sorriso, la passione per Marylin, le sue scelte (Berlinese a Berlino…), il pugno di ferro democratico mostrato al pugno armato comunista… tutto fa di Kennedy un presidente amato e onorato. Ha agito senza scrupoli per rafforzare l’impero Usa, eppure sta simpatico a un sacco di gente nel mondo.

Lo spaccone Trump farebbe le stesse cose, ma senza la maschera di buonismo kennediano e perciò accelererebbe la caduta americana. Kennedy rischiò la terza guerra mondiale pur di vincere il braccio di ferro con Kruscev, ma la sua condotta è stata giudicata necessaria per salvare la pace nel mondo. Ve l’immaginate le conseguenze di un braccio di ferro Trump-Kim Jong-Un? Lo spaccone nordocoreano spara l’ennesimo missile “dimostrativo” e il leader del fantomatico mondo libero gli manda la Sesta Flotta.

LA GUERRA FA BENE AGLI STATES

Gli Stati Uniti sono nati dal conflitto con Sua Maestà britannica Giorgio III (il 4 luglio scorso hanno compiuto 250 anni) dichiarando: «La storia dell’attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetuti oltraggi e usurpazioni, indirizzati tutti nella creazione di una tirannia assoluta sovra questi Stati» e hanno ampliato i confini facendo guerre (contro il Messico antischiavista, per esempio), sborsando quattrini (a Napoleone per la Lousiana e allo zar Alessandro II per l’Alaska) e compiendo genocidi (i cattivi indiani prima di “Soldato Blu” e degli spaghetti-western).

In duecentocinquant’anni, gli States si sono nutriti di conflitti e perciò Trump sembrerebbe il bastone che ci vuole (il big stick di Theodore Roosevelt). In effetti, una donna potrebbe colpire con guanto di velluto guadagnandoci anche in immagine.

Preferirei che vincesse Trump, potrei così vedere la fine dell’impero prima di morire, ma la geopolitica mi dice che così non sarà.

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