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Trump vince e il mondo ci guadagna

A gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca come 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Questo fatto ha chiarito altri fatti. Il primo è che i sondaggi hanno del tutto perso credibilità. Il secondo è che oltreoceano, come qui da noi, esistono due società: una è quella degli opinionisti, dei giornalisti, degli intellettuali, delle persone che fanno scelte “consapevoli” (le virgolette le metto perché sono loro che le definiscono così) e l’altra è quella di chi ha il mutuo da pagare e si carica di debiti per dare alla figlia un “bellissimo” (virgolettato come sopra) matrimonio. Il terzo fatto è che il clima di paura, che fa tanto comodo all’establishment, cresce fuori controllo fino a determinare quello che Trump ha definito l’effetto Brexit. Ad un certo punto, la maggioranza della gente reagisce in maniera “esagerata”.

I sondaggi sono stati clamorosamente smentiti perché intenzionalmente falsi – come il tycoon newyorchese ha più volte denunciato nel corso della campagna elettorale – o perché alterati dagli intervistati?

C’ERANO UNA VOLTA TRE SORELLE

C’è stato un tempo nel quale dominavano tre agenzie di rating (Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch) le quali bocciavano o promuovevano interi Paesi. Ricordo (eravamo agli inizi degli anni Novanta con il sesto o il settimo governo Andreotti) il bailamme quando all’Italia fu tolta la “tripla A”, cioè il voto più alto assegnato dalle “tre sorelle”. La tragedia del declassamento occupò i media al punto che tutti diventarono esperti di BBB, Baa2, BBB+, BBB- etc. etc. Poi scoppiò il casino dei subprime con conseguenze tipo il fallimento della Lehman Brothers, la gigantesca multinazionale che “regolava” (secondo i patiti dietrologi) l’intero Pianeta. Bene, a quella potentissima finanziaria le “tre sorelle” avevano dato il massimo dei voti fino a pochi giorni prima del crack.

La gente cominciò a pensare che forse le agenzie di rating non erano infallibili e/o che, essendo società private, facessero gli interessi di qualcuno. Sta di fatto che Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch sono sparite dall’infotainment (e anche dalla carta stampata).

È probabile che, essendo l’establishment Usa (media inclusi) quasi per intero favorevole a Hillary Clinton, i sondaggisti si siano schierati nella certezza di ricavarne commesse e “gratificazioni” dopo la vittoria della candidata democratica.

L’EFFETTO BREXIT

A mio parere, la défaillance degli istituti demoscopici ha una radice profonda che – e qui l’intuizione di Trump è corretta – il referendum britannico sull’uscita dall’Ue aveva già fatto vedere. Nel Regno Unito i sondaggi davano la vittoria al “remain” fino all’ultima ora. Poi dalle urne è uscita la maggioranza per il “leave”.

M’è venuto in mente quando, cinquant’anni fa circa a Roma, mi fermavo sotto la Galleria Colonna (allora non era chiusa da cancelli e Alberto Sordi era vivo) ad ascoltare capannelli di persone che discutevano di politica. A parte il fatto che mi piaceva intervenire e fare propaganda per la “rivoluzione”, mi stupivo ogni volta perché c’erano tutti – il comunista bordighista, il missino almirantiano, il contestatore pacifista, il militarista golpista… – ma proprio tutti, eppure non ho mai avuto il piacere di scontrarmi con un democristiano. Forse che non c’erano insonni diccì appassionati di politica?

No, il motivo me lo spiegò un fascista di Europa e Civiltà (scopro sul web che ora è una fondazione presieduta da Roberto Formigoni!): chi vota Dc si vergogna – mi disse – e non lo dice.

SONDAGGISTI INGANNATI

Negli States è successa la stessa cosa: chi aveva deciso di votare Trump s’è vergognato di dichiararlo. È evidente che gli esperti dovranno inventare nuovi modelli di questionario in modo da individuare la risposta vera.

Per quanto riguarda la comunicazione (con il costante endorsement per Hillary Clinton) sono sempre stato alquanto scettico, anche perché, per mestiere, sono stato un operatore dell’informazione. Forse mi spiego meglio raccontando un episodio di circa quarant’anni fa. Andai in una sede “clandestinrivoluzionaria” (qui le virgolette le metto perché era sulla salita a ridosso del Quirinale) su invito di un vecchio compagno di lotta. Vi trovai quattro militanti immersi nella lettura delle pagine degli esteri dei quotidiani. Dissi a Walter che le loro analisi di politica estera erano falsate all’origine dalla lettura dei giornali. Mi rispose che, leggendoli tutti, riuscivano a cogliere brani di verità. Non replicai. Io avevo smesso di fare politica. Lui continuava nella lotta e imbastire una polemica non sarebbe servito ad altro che a farci litigare.

ATTENTI ALLE REAZIONI DELLA GENTE

Se vuoi sapere cosa pensa la gente, devi andare al supermercato, prendere la metro, fare la fila alla posta e anche andare al bar. Un politicante che non ha mai comprato un litro di latte non può parlare a ragion veduta della spesa di un pensionato al minimo. Torniamo al punto di partenza: ci sono due società che tra loro non comunicano, ma, giacché siamo in democrazia, la parte maggioritaria può esplodere, fregarsene dell’élite e far sentire la propria voce con il voto. In Italia abbiamo la crescita dell’astensionismo (quasi metà degli aventi diritto non va al voto) come segnale di protesta/rifiuto e l’esplosione dei Cinquestelle per esprimere la voglia di cambiamento.

VINCE LA PAURA

Il terzo fatto (terzo in questa nota ma primo per importanza) è che la paura ingenerata nella gente porta a conseguenze incontrollabili.

È una vecchia storia. Faccio spesso l’esempio del “popolo eletto” che, preso da paura per la prolungata assenza di Mosè impegnato nella stesura dei Dieci Comandamenti, si fece un vitello d’oro per avere un dio al quale chiedere aiuto. La gente è fatta così. Ecco perché i “terroristi culturali” sono più criminali di quelli armati di cinture esplosive e kalashnikov.

Trump ha fatto leva sulla paura dei bianchi per i neri (che violentano le donne), per i messicani (che rubano il lavoro), per gli arabi (assassini) eccetera ecceterone e questo gli ha dato il successo.

LA FINE USA

M’ero messo in attesa della morte e ora m’è tornata la voglia di campare il più possibile, perché voglio vedere la fine dell’impero americano. È vero che l’attore Ronald Reagan, che tutti sfottevano, è stato un ottimo presidente per gli americani, e che il culturista Arnold Schwarzenegger è stato un apprezzato governatore repubblicano della California, ma non credo che Trump farà una svolta analoga. Lui è un imprenditore aggressivo nonché vanitoso showman, perciò il mondo ci guadagna (anche se dovrà soffrire parecchio prima della caduta Usa).

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