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Incontro d’amore

La guardava sperando che se ne accorgesse. Lei se ne stava stravaccata su una seggiola da giardino, a gambe aperte e con la destra sulla coscia di lui per richiamarne l’attenzione. Lo conosceva da poco e già lo trattava con familiarità, toccandolo e annuendo compiaciuta. Piccola, rotondetta, gli occhi perennemente cerchiati, la bocca umida di saliva, le dita a caccia dentro le narici, Nanda non sapeva cosa fosse il ritegno. Da piccola la sua espansività divertiva. Era adorabile come abbracciava chiunque le mostrasse affetto o almeno simpatia. A differenza dei fratelli e delle sorelle, due degli uni e tre delle altre, tra loro somiglianti ma da lei lontani come l’Artico dall’Equatore, dava con generosità. Le bastava un pat-pat per sentirsi appagata. E quell’uomo, quel perfetto sconosciuto, alto e grosso come piaceva a lei, rideva alle sue battute e le dava ragione. Li accomunava l’amore per i cani, ma non per tutti, soltanto per quelli di piccola taglia.

Nanda ci passava le ore. Ne aveva tre dentro casa e ci si dedicava con passione. Li educava. Senza mai stancarsi. Aveva loro insegnato a mangiare senza darsi fastidio a vicenda, a fare i bisogni a orario, a non abbaiare senza motivo, a trastullarsi con i giocattoli dati da lei e ad ignorare gli oggetti di casa. Li faceva saltare sul letto e sul divano, dopo averli ben lavati e asciugati. E parlava loro convinta di essere capita. Sui social network (era iscritta a tutti) dispensava consigli su come avere tesorucci bene educati e consapevoli. Ne conosceva malattie e divieti alimentari. Trascorreva molto tempo in cucina per preparare pasti sani e nutrienti. I suoi tesorini non mangiavano precotti e roba inscatolata. Mentre s’accalorava nel racconto dell’ultima marachella commessa dal più piccolo, un candido barboncino nano, il maltese le saltò in grembo. Dei tre era quello più bisognoso d’affetto e anche il più geloso e lei amava rassicurarlo con voce tenera e dolci carezze. L’uomo allungò una mano per accarezzarlo e incontrò la mano di lei. Fu un attimo e lui, già eccitato dai suoi continui scuotimenti di coscia, la guardò in viso sperando di scorgere in lei il medesimo fremito. Niente. Lei nemmeno scostò la mano. Era intenta a parlare con il piccolino e non diede segno di accorgersi nemmeno quando lui le sfiorò il seno. Un asessuato, ecco come lo vedeva lei.

Aveva scoperto il sesso a tarda età. Quando le sue coetanee impazzivano d’amore per questo e quest’altro, lei leggeva romanzi di donne sfortunate, costrette ad affrontare da sole i marosi della vita, maltrattate da uomini egoisti e animaleschi, consolate dal verde di una foglia, dal miagolìo di un randagio, da un filo d’erba nei capelli. Le sue eroine vivevano tragiche esperienze: perdevano i genitori da adolescenti, quando più avevano bisogno di consigli e conforto, erano ostacolate da persone e cose. Chi dipingeva restava esclusa dai circoli artistici, chi scriveva novelle era rifiutata dagli editori, chi suonava era bocciata da musicisti maschilisti. Qualunque fosse la passione, la tapina incontrava incomprensioni e rifiuti. Alla fine, c’erano romanzi che non tradivano le aspettative e si chiudevano con l’eroina addolorata e sofferente per un male incurabile. Ma ce n’erano anche di quelli a lieto fine: la protagonista diventava una nonna amata e coccolata. Pittrice, scrittrice, musicista, e quant’altro, di successo.

A cucire gli avvenimenti era un filo d’amore. Lei si innamorava, viveva stupendi periodi di felicità e poi ripiombava nella solitudine. Lui moriva in guerra oppure torturato dai cattivi o se ne andava ammaliato da una femmina fatale, svaniva al richiamo dell’avventura, emigrava in cerca di fortuna. Passando da uomo a uomo, ne imparava a conoscere passioni e pulsioni e, nello stesso tempo, a misurare se stessa.

Era cresciuta leggendo romanzi e racconti di grandi scrittori e poi era precipitata nella lettura di libri scadenti ma che alimentavano la smania di identificazione. Era nell’immaginario che trovava la serenità. Amava quei piccoli animali perché li poteva guidare e coccolare senza mai restarne delusa. L’impegno nell’individuare i differenti caratteri e le somiglianze, i gusti e gli eccitamenti, le furbizie e le ingenuità, l’appagava nel vero senso del verbo.

Sentirsi necessaria le faceva bene. Loro avevano bisogno di essere accuditi e lei regalava un accudimento rassicurante e continuo. Così, per una misteriosa legge di compensazione, Nanda cercava appoggio e accudimento negli uomini alti e grossi. Le sue storie d’amore finivano sempre male perché pretendeva troppo. Voleva dal compagno di turno un’intesa d’impegno paragonabile a quello che lei regalava ai tesorucci di casa. Lei si annullava nell’amore per loro e s’aspettava una simile dedizione da parte dell’uomo che ospitava nel letto.

L’accoppiamento era la parte che le piaceva di meno, ma era impossibile tenersi un uomo senza soddisfarne i sensi. Anche i suoi tesorucci mostravano sovente di gradire carezze e titillamenti ma finiva lì, non era costretta a succhiare e leccare. Aveva imparato dai romanzi che il maschio deve svuotare la sacca non importa con chi e si lasciava scopare, a pagamento di un pedaggio inevitabile.

A quel punto si accorse di lui. Ne incrociò lo sguardo e fissò gli occhi nei suoi. Era un giochetto che amava fare in metro o sull’autobus. Al tizio che la fissava lei rispondeva guardandolo negli occhi e costringendolo a distogliere lo sguardo. Qualcuno ci metteva un paio di secondi in più, ma tutti la smettevano. C’è però una prima volta per ogni cosa e in quel momento capì che quel tipo era diverso. Avrebbe potuto fissarlo per anni e lui sarebbe rimasto lì immobile e serafico a guardarsela. Il suo vicino di sedia divenne più ardito e premette sul seno che fino a quel momento s’era limitato a sfiorare. Fu per lei l’occasione d’alzarsi e voltarsi per richiamare gli altri due tesorucci spariti alla vista.

Luigi si sentì soddisfatto. Quella piccola botticella avrebbe dato un ottimo vino se a spillarlo fosse stato lui. Non amava le bestie e non impazziva per gli esseri umani. Aveva in se stesso l’interlocutore migliore e , fin da quando aveva imparato a suonare, aveva trovato nel piano quanto chiedeva alla vita. Aveva cominciato a guadagnare già a sedici anni e ora, a quaranta, tra incisioni, concerti e diritti d’autore incassava abbastanza quattrini da consentirgli di disprezzare il denaro. Al bisogno sessuale rispondeva con amori mercenari. Tante belle eiaculazioni senza il fastidio della telefonata del giorno dopo: t’è piaciuto? lo rifacciamo? ci vediamo?

La puttana si lavava, si rivestiva e se ne andava, lasciandolo dormire in santa pace.

Aveva visto Nanda ad un concerto. Era seduta in seconda fila affianco a un tipo enorme, che sembrava coprisse la visuale almeno a tre persone dietro. La bocca rotonda in quella faccia rotonda glielo fece indurire. Sentì il sangue correre velocemente a riempire i corpi cavernosi. Dire che ne fu meravigliato è poco. La sua fu una scoperta pari a quella di Archimede saltato nudo dalla vasca a strillare eureka. Lo scienziato siracusano aveva scoperto che ogni materiale ha una densità propria e Luigi aveva trovato la donna che l’eccitava a distanza, senza nemmeno toccarla.

Chiamò l’assistente e le disse che voleva sapere tutto della donna seduta in seconda fila con un vestito dal quale straripavano due grossissime tette.

Cristina era di un’efficienza tedesca e il giorno dopo a colazione gli portò un dossier completo. Scoprì così che era una convinta animalista e che si teneva in casa tre cagnolini di razza. Valeva la pena di faticare per mettere le mani su una donna che baciava e accarezzava bestie? Farsi accarezzare e baciare dalle stesse mani e dalle stesse labbra che si posavano su schifosi animaletti?

Probabilmente, si augurò, a teatro si è creata una combinazione di profumi e odori femminili insieme con la fragranza dei garofani schierati sulla ribalta e questo mi ha eccitato. Lei c’entra poco o niente. Ma, per esserne sicuro, doveva rivederla.

Cristina le disse che avrebbe potuto incontrarla nei giardini di Villa Giulia il venerdì successivo alla cerimonia di consegna del premio letterario. Odiava le occasioni mondane, dove si sorrideva, si stringevano mani, si chiacchierava con sconosciuti che facevano le stesse domande da sempre. La notorietà porta soldi e fastidi. Sono inscindibili. Avrebbe fatta un’eccezione per incontrare lei e verificare.

La fissava e sentiva crescere il desiderio. Lei aveva ricambiato lo sguardo con occhi di sfida, ma non aveva resistito a lungo. Luigi non aveva fatto caso agli smaneggiamenti del bestione e gli si era fatto ancora più duro quando lei s’era alzata e gli aveva voltato le spalle. Aveva un culo da passeggiarci sopra senza annoiarsi. Le puttane erano agili, snelle, eleganti, armoniose, dai culi e seni proporzionati e ora l’eccitava quella nanerottola dalle gambe a salsicciotti. Che gli succedeva? Per di più era una intima di cani. E di bestioni.

Si alzò e le andò dietro. Cominciava una vita di dolorosa passione.

(1 – continua)

 

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