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Referendum. Renzi conta sul colpo di scena

Nel corso di un comizio a Firenze, Matteo Renzi ha detto: «Il governo tecnico non lo posso scongiurare io, lo dovete scongiurare voi con il Sì. Il rischio c’è, è evidente». I bene informati sostengono che il presidente del Consiglio si dimetterà prima della fatidica domenica 4 in modo da far capire che lui alla poltrona non ci tiene. Si dice anche che il capo dello Stato Sergio Mattarella abbia dato l’assenso a questo risolutivo colpo di scena. Renzi li sa fare i conti (http://www.internettuale.net/3263/numeri-dicono-no-gli-italiani-brava-gente) e perciò non gli restano che i colpi di scena per non soccombere sotto una valanga di No. Ci riuscirà? Da quando sono state assassinate le idee per far pascolare le opinioni, la maggioranza della gente vota in base a considerazioni (dovrei dire “valutazioni”, ma sarebbe un termine esagerato) e sensazioni (anche qui, “sentimenti” sarebbe troppo) partorite da una cravatta storta, da un capello ridicolo, da una smorfia, cioè da accadimenti miserabili ai quali i teleutenti sono stati allevati da anni di stronzaggini televisive. Il gesto imprevisto, il colpo di scena, appunto, diventa decisivo. Come nel reality il grande antipatico ribalta il risultato facendo qualcosa di inaspettato, così nelle campagne elettorali il consenso si sposta da una parte all’altra sospinto dall’irruzione della “novità”. Aspettiamoci, da qui in poi, una raffica di annunci sbalorditivi.

E LA METÀ NEMMENO VOTA

Un dato, comunque, resta più o meno identico ed è la disaffezione dei clienti/utenti/consumatori/cittadini per quelli che furono già definiti i “ludi elettorali”. Chi vince vince – sento dire in giro – non cambia una mazza; sono tutti uguali, fanno gli affari loro e noi paghiamo.

È vero che da sempre la gente (il popolino, la plebe, la popolazione…) è critica nei confronti del potere. “Piove, governo ladro” era nell’Ottocento il giudizio più diffuso. Quando c’è sintonia tra un Popolo e il Potere che lo rappresenta, la Storia subisce impennate e svolte straordinarie. Ma questo è un altro discorso.

La metà circa degli aventi diritto al voto, dunque, non va a votare. Se ne frega. Premesso che molti non vanno al seggio per pigrizia, per ignoranza o per indifferenza, ce ne sono molti altri i quali non si vedono rappresentati e/o non si fidano del ceto politico che c’è.

Chi lavora e produce ha difficoltà a “eleggere” qualcuno, in quanto la pressione fiscale, per esempio, lo strozza e nessuno pare occuparsene sul serio.

SPREMITURA FISCALE: I DATI DELLA CGIA

L’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (più nota come Cgia) ha calcolato che su un ammontare complessivo di 493,5 miliardi di euro di imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, etc.), indirette (Iva, Imu, imposta di registro, etc.) e in conto capitale (imposta sulle successioni e donazioni, etc.) versate dagli italiani nel 2015, 389 miliardi (78,8%) sono stati incassati dall’Erario; 69,7 miliardi dalle Regioni, 29,3 miliardi dai Comuni; 4,1 miliardi dalle Province e 1,3 miliardi da altri enti locali (Asl, Consorzi di bonifica, Camere di commercio, etc.). Se si aggiungono 218,5 miliardi di contributi sociali effettivi (previdenziali + assicurativi) pagati dagli italiani, la Pubblica amministrazione incassa complessivamente 712,1 miliardi di euro. In particolare, dei 389 miliardi di euro di imposte incassate dallo Stato, 154,8 miliardi sono riferiti al gettito Irpef, 94,7 miliardi all’Iva, 30,5 miliardi all’Ires e 24,3 miliardi all’imposta sugli oli minerali.

Le Regioni, invece, possono contare principalmente sul gettito Irap pari a 28,1 miliardi di euro, sull’Irpef che è costata ai contribuenti 11,5 miliardi di euro e sull’addizionale regionale Irpef per un importo di 11,3 miliardi. I Comuni, nel 2015, hanno potuto contare su 16,8 miliardi di gettito Imu, su 4,7 miliardi di Tasi e su 4,4 miliardi dall’addizionale comunale Irpef.

LEGGI ELETTORALI IN ALTALENA

A chi si sente spremuto come un limone può davvero interessare la “nuova legge elettorale”? Avevano detto che sarebbero scomparsi i partitini e che sulla scena sarebbero rimasti due poli (poi ridotti a due partiti come in America) e invece ci ritroviamo un Parlamento affollatissimo di partitini.

Copio e incollo qui una lista (datata ma esplicativa, pubblicata su http://www.internettuale.net/961/alfano-e-la-novita-ignota-i-trucchi-della-politica):

Gruppi parlamentari e conta dei deputati

FUTURO E LIBERTA’ PER IL TERZO POLO
26
ITALIA DEI VALORI
21
LEGA NORD PADANIA
59
PARTITO DEMOCRATICO
205
POPOLO DELLA LIBERTA’
210
POPOLO E TERRITORIO (NOI SUD-LIBERTA’ ED AUTONOMIA, POPOLARI D’ITALIA DOMANI-PID, MOVIMENTO DI RESPONSABILITA’ NAZIONALE-MRN, AZIONE POPOLARE, ALLEANZA DI CENTRO-ADC, LA DISCUSSIONE)
23
UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
38
MISTO
48
ALLEANZA PER L’ITALIA
7
FAREITALIA PER LA COSTITUENTE POPOLARE
4
GRANDE SUD-PPA
10
LIBERAL DEMOCRATICI-MAIE
3
LIBERALI PER L’ITALIA-PLI
5
MINORANZE LINGUISTICHE
3
MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE-ALLEATI PER IL SUD
4
NOI PER IL PARTITO DEL SUD LEGA SUD AUSONIA
3
REPUBBLICANI-AZIONISTI
4
Deputati non iscritti ad alcuna componente
5
Totale 630

ELETTI, NOMINATI…

Il tormentone sulla governabilità impedita dai partitini ha perso efficacia e allora è decollato il tifone dei parlamentari nominati e non eletti, sul quale si è innestata una sequela di governi decisi dal Quirinale e non dagli elettori. Gli scontri tra uninominalisti e proporzionalisti, le polemiche sul premio di maggioranza… insomma tutto l’ambaradan intorno al sistema elettorale dimostra che non c’è una legge elettorale perfetta. Negli Stati Uniti, molti vogliono cambiare sistema, nel Regno Unito anche, e in Spagna e perfino in Germania… a non parlare del Belgio dove non riescono a fare un governo nemmeno con l’aiuto del tempio. È ovvio che un risultato elettorale accontenti una parte e ne scontenti un’altra, per cui l’insoddisfatto strilla che vuole la riforma e bla bla bla.

QUANDO LA SEGGIOLELLA PREMIAVA

Quand’ero ragazzino, c’erano le preferenze. Potevi scrivere il nome o il numero. Dato il diffuso analfabetismo, predominavano i numeri. Non solo. C’erano numeri privilegiati e altri che i candidati tentavano di non farsi appioppare. Il numero 1 era il più facile insieme con l’11. Il 2 era il più difficile. L’altro numero vincente era il 4, la seggiolella (la sediolina), perché era facile da fare.

I candidati meglio attrezzati distribuivano piccoli normografi e l’elettore non doveva fare altro che seguire la traccia con la matita. Dall’analfabetismo che si toccava con mano, siamo arrivati all’analfabetismo odierno che non si vede. Quando sono stato in commissione d’esame per giornalisti, ho bocciato una marea di scritti zeppi di strafalcioni perfino grammaticali. Se vai in tv, non se ne accorge nessuno che sei un analfabeta. Fino a poco tempo fa, si vedevano persone pensierose davanti ad una cartolina. Non so quanti milioni di volte m’è stato chiesto: dai, tu sei bravo, scrivi una bella frase. Adesso, grazie al telefonino non si spediscono più cartoline e i sms sgrammaticati s’intrecciano senza che nessuno noti gli errori. Mi è capitato di indicare uno svarione a qualcuno che s’è ribellato: è il contenuto che conta, la grammatica è una inutile schiavitù. Tremo al pensiero che sono milioni le persone che la pensano allo stesso modo.

Tornando al tema: Renzi conosce i meccanismi che regolano le azioni degli inquilini dei social network, degli avventori della videotelefonata, dei messaggeri digitanti “short message service”, degli aficionados dei reality e cerca di drenarne i consensi. E condurrà la battaglia fino all’ultimo bit.

 

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