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Circa 20 milioni di No e Renzi si dimette

La riforma costituzionale griffata Renzi è stata bocciata. Cinquestelle e Lega hanno chiesto le elezioni subito, senza aspettare una nuova legge elettorale. Le regole vigenti fanno schifo a tutti e tutti dicono di volerle cambiare, ma adesso gli italiani sono “caldi” per cui sia Grillo che Salvini vorrebbero drenare un’altra vittoria con un provvidenziale voto anticipato. Tutte le polemiche sul Parlamento di “nominati” eccetera ecceterone vengono accantonate, a dimostrazione che la politica è l’arte di acciuffare a volo, di cogliere l’attimo, di approfittare delle circostanze favorevoli a sé e contrarie all’avversario. Sui cosiddetti socialnetwork e nelle migliaia di pagine di non-giornalisti e non-scrittori sarà difficile trovare tormentoni con dichiarazioni di quello e quell’altro su “questo schifo di legge elettorale”. I blob caserecci sparano immagini, filmati e dichiarazioni a senso unico, ma anche questa è democrazia e tocca farsene una ragione. Per quanto mi riguarda, pubblicare una piccola rassegna di quelli che oggi vogliono andare al voto e che fino a ieri hanno sparato raffiche di merda contro un porcellum che stavolta si chiama italicum sarebbe una perdita di tempo e perciò lascio perdere.

M’interessa di più vedere come si è distribuito il voto di domenica 4 dicembre 2016.

AFFLUENZA STRAORDINARIA: 65,47%

I No sono stati 19.419.507 e i Sì 13.432.208. Gli aventi diritto al voto erano 50.773.284, ma a votare sono andati in 33.243.845, cioè il 65,47%. Percentuale straordinaria e, per questo, imprevista. In una noterella (http://www.internettuale.net/3263/numeri-dicono-no-gli-italiani-brava-gente) avevo previsto, basandomi sui dati degli ultimi anni, un’affluenza intorno al 60%, calcolando anche che, per vincere, il Sì avrebbe dovuto raccogliere 15 milioni di voti. Che però non sarebbero bastati con questa incredibile percentuale di votanti. La media è alta perché, a fronte del 54,43% di affluenza in Calabria, c’è il 75,93% dell’Emilia-Romagna. Sono andati a votare milioni di italiani scoglionati che hanno abbandonato l’abituale astensionismo per dire No a Matteo Renzi.  Cosa che il presidente del Consiglio non ha potuto far finta di non vedere, per cui oggi va al Quirinale a dimettersi. Il segnale è stato forte e chiaro, ma anche qui sono ignorate le regole istituzionali. Un governo presenta le dimissioni quando è messo in minoranza da un voto parlamentare, ma stavolta nessuno strillerà contro questa ennesima “forzatura”. Nessuno lamenterà che Matteo Renzi scavalca il Parlamento. Nessuno verserà lacrime sull’assassino della Costituzione.

CRISI EXTRAPARLAMENTARE

I censori a tanto il chilo fremono di gioia per la caduta di questo governo e nessuno tirerà in ballo le solite disquisizioni sull’illiceità delle crisi extraparlamentari. Dicono: chi se ne frega di questo schifo di legge, andiamo a votare e così facciamo l’en plein. Dicono: va’ al Quirinale anche se in Parlamento hai ancora la maggioranza.

Ripeto: la politica è questa, è un suk protetto dalla “più bella Costituzione del mondo”.

Ma torniamo al voto. Copio e incollo dal sito del Viminale i dati regione per regione.

 

TRE REGIONI HANNO DETTO SÌ

Abruzzo: 255.022 Sì e 461.167 No

Basilicata: 98.924 Sì e 191.081 No

Calabria: 276.384 Sì e 561.557 No

Campania: 839.692 Sì e 1.827.768 No

Emilia-Romagna: 1.262.484 Sì e 1.242.992 No

Friuli-Venezia Giulia: 267.379 Sì e 417.732 No

Lazio: 1.108.768 Sì e 1.914.397 No

Liguria: 342.671 Sì e 515.777 No

Lombardia: 2.453.095 Sì e 3.058.051 No

Marche: 385.877 Sì e 472.656 No

Molise: 63.695 Sì e 98.728 No

Piemonte: 1.055.043 Sì e 1.368.507 No

Puglia: 659.354 Sì e 1.348.573 No

Sardegna: 237.280 Sì e 616.791 No

Sicilia: 642.980 Sì e 1.619.828 No

Toscana: 1.105.769 Sì e 1.000.008 No

Trentino-Alto Adige: 305.322 Sì e 261.473 No

Umbria: 240.346 Sì e 251.908 No

Valle d’Aosta: 30.568 Sì e 40.116 No

Veneto: 1.078.883 Sì e 1.756.144 No

In tre Regioni (“rosse”), il Sì ha vinto, sia pure per qualche voto in più: Emilia-Romagna, Toscana e Trentino-Alto Adige.

 

DOPO LE DIMISSIONI, DIREZIONE PD

Il redde rationem con l’opposizione interna (dopodomani si riunirà la direzione nazionale Pd) sarà più facile per Renzi. Dimettendosi da presidente del Consiglio e dando, così, speranza a qualche vip piddino di formare un nuovo governo, Renzi ha buone speranze di tenersi la poltrona di segretario.

Il voto di domenica ha chiarito, comunque, che gli italiani sono imprevedibili, sia come amici che come nemici.

 

 

 

 

 

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