Vetrina / Geopolitica / L’Onu condanna ma Tel Aviv se ne frega

L’Onu condanna ma Tel Aviv se ne frega

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Ovviamente non cambia niente. Tel Aviv continuerà tranquillamente nella strategia del carciofo e mangerà la Palestina (i cui confini sono stabiliti dalla Torah) una foglia alla volta. La decisione Onu, però,  è “storica” perché gli Stati Uniti non hanno posto il solito veto. Chi ha proposto la risoluzione (Venezuela, Malesia, Senegal, Nuova Zelanda) ha scelto bene il momento. Alla Casa Bianca, il presidente Barack Obama sta vivendo le ultime ore di potere assoluto prima di lasciare la poltrona nella sala ovale a Donald Trump e perciò non ha più il problema di tenersi buona la lobby ebraica e potentati collegati. Cinque anni fa, Obama mise il veto ad una risoluzione che pure condannava i cosiddetti “insediamenti spontanei”, ma a quei tempi era elettoralmente ricattabile. Non va dimenticato che il presidente George Bush fece la stessa cosa: alla scadenza del secondo mandato, nel 2009, fece passare una reprimenda Onu a Israele.

IRREDENTISMO USA

Insomma la Casa Bianca mostra “irredentismo” quando non ha nulla da perdere. Cosa che capita di rado. Le agenzie scrivono che per quaranta volte gli Usa hanno bloccato risoluzioni Onu sgradite a Tel Aviv.

L’altro dato da sottolineare rimanda alla politica estera che seguirà il neo-eletto Trump. Nel Palazzo di Vetro s’era sparsa la voce che il miliardario newyorchese (che, è bene non dimenticarlo, è più povero di Silvio Berlusconi) aveva telefonato al presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi per fargli ritirare la risoluzione. L’Egitto aveva prontamente obbedito ma Trump non era riuscito a fare analoga pressione sui quattro Stati che avevano prontamente ripresentato la risoluzione ritirata dal Cairo. Con un twitter, Trump ha fatto sapere che «dal 20 gennaio (quando si insedierà ufficialmente; ndr) per quel che riguarda l’Onu le cose andranno diversamente». Astutamente conta sulla sponda israeliana per avere un po’ di comprensione dai media (che l’hanno massacrato durante la campagna elettorale e che, sia pure a ritmi ridotti, continuano a farlo) sapendo, come tutti sanno ma non si può dire pena la galera, che l’industria dell’informazione, dell’infotainment e compagnia cinematografando è “influenzata” dagli eletti di Yahweh.

MUSULMANI OFFESI

I musulmani sparsi nel mondo soffrono per la politica di figli e figliastri adottata dal cosiddetto Occidente. Israele può fare qualsiasi cosa, violare tutti i codici, ignorare l’Onu, invadere, occupare, incarcerare, condannare in piena libertà. È un fatto che gli “arabi” non capiscono e non ci si deve meravigliare se sul miliardo e mezzo di seguaci dell’Islam c’è qualche migliaio di “fondamentalisti” combattenti una loro crociata. Uccidono persone inermi, si fanno esplodere gridando Allah Akbar, Allah è grande, e, se non hanno esplosivi e armi, dirottano aerei e tir. La vita umana è il bene più prezioso e non ci sono parole atte a consolare un padre e una madre che hanno perso la figlia uccisa da un fanatico islamista. Ci si deve però chiedere se la vita di un italiano, di un tedesco o di un francese valga di più di quella di un palestinese, di un siriano o di un giordano.

SINGOLI FANATICI

Un fanatico uccide dodici persone prima di restare a sua volta ucciso e i media del mondo raccontano la strage e condannano il gesto barbarico. Se un cacciabombardiere con la stella di Davide seppellisce sotto le macerie di un ospedale o di una scuola elementare centinaia di arabi, si parla di “effetto collaterale”, di “tragico errore” e via minimizzando. Le carceri israeliane sono superaffollate di migliaia di persone “sospettate” (in ciò non differiscono molto dalle nostre dove la metà dei detenuti in attesa di giudizio esce perché non ha commesso i reati ascritti da frettolosi e/o interessati investigatori) e le violenze subite da intere famiglie arabe non si contano. Ma lì c’è una guerra: dicono; qui noi siamo in pace. Gli arabi replicano: qui c’è la guerra perché voi la favorite, perché voi sostenete la prepotenza israeliana e la sua strategia di espansione dal Giordano al Nilo.

È fisiologico che qualcuno si carichi di esplosivo per diventare un martire dell’Islam. Sarebbe la fine del mondo se i millecinquecento milioni di musulmani s’incazzassero e decidessero di far piangere l’Occidente minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno

YAHWEH LO VUOLE

Ciò che più offende è l’arroganza israeliana. L’ambasciatore di Tel Aviv all’Onu Danny Danon ha dichiarato: «Né il Consiglio di sicurezza dell’Onu né l’Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele».

Della serie: quella è casa nostra, ce l’ha data Yahweh in persona e non ci fermeremo finché non l’avremmo liberata di tutti gli estranei che l’occupano contro il volere divino.

GLI STATI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

La risoluzione è stata approvata con 14 voti e l’astensione Usa. Va ricordato che il Consiglio di Sicurezza è composto da 15 Stati: 5 sono membri permanenti (i vincitori della seconda guerra mondiale Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna) e 10 sono eletti a rotazione dall’Assemblea generale. Attualmente sono: Angola, Egitto, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Senegal, Spagna, Ucraina, Uruguay, Venezuela.

Questi Stati, quindi, sono concordi sul fatto che gli insediamenti, come dice il testo della risoluzione, «costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due Stati, così come una pace giusta, duratura e completa». Questi Stati condannano «tutte le misure volte ad alterare la composizione demografica, il carattere e lo stato del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, in cui accadono confische e demolizioni di case palestinesi».

Gli Stati Uniti non hanno bloccato la risoluzione scatenando l’ira funesta israeliana ma Cina, Russia, Francia e tutti gli altri sono anch’essi nemici di Israele? È questa la domanda da porsi. Noterella: un premio a chi troverà un giornale, un tg, un sito che non si limiti a dire che la risoluzione è passata con 14 voti. La verità è che è stata approvata all’unanimità (con l’astensione americana) e questo dovrebbe indurre Israele a pensarci prima di approvare la legge in discussione alla Knesset, con la quale gli insediamenti “spontanei” saranno legittimati. Retroattivamente, s’intende.

 

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Legge elettorale: l’imbroglio è servito

Qual è la maggiore preoccupazione dei cittadini italiani? La legge elettorale. E di cosa si …