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Italia: dove i fili della luce sostengono i pali

A volte, i pali che reggono i cavi dell’elettricità cedono, ma restano in piedi grazie ai fili che dovrebbero sostenere. Quei pali inclinati lungo le strade sono un’allegoria dell’Italia; una plastica visione di quanto stiamo messi male. Chi dovrebbe sostenerci s’appoggia e grava sui fili che stendiamo quotidianamente per vivere. L’Italia non è fallita grazie a milioni di persone responsabili, che compiono il loro dovere, che lavorano senza trucchi, che risparmiano, che costruiscono l’oggi per il domani. A fronte di una marea di parassiti, che sfrutta i sacrifici altrui, che campa sulle spalle degli altri senza provare vergogna, stanno operai e contadini che lavorano, impiegati che fanno il proprio dovere, insegnanti e medici, ingegneri e panettieri, imprenditori e amministratori che non rubano, non ingannano, non fanno finta di lavorare. Quelli che ci guardano da fuori non capiscono. Non possono capire come faccia a restare in pista un Paese indebitato fino al collo (e oltre), che porta sul groppone un ceto politico ignorante falso ipocrita inadeguato rissoso (gli aggettivi più appropriati non li posso usare perché appartengono al glossario delle parole volgari). Un Paese che non può contare né sul Re né su Dio, come si diceva una volta, che ha una popolazione in maggioranza di ultrasessantenni, che ci mette decenni per fare un’autostrada, che spreca quattrini in progetti mai realizzati, che abbandona al degrado ospedali mai aperti, penitenziari mai usati, tronchi stradali incompiuti, ma che Paese è?

TRUMP “FASCISTA”

Inguaiati come siamo, dobbiamo pure assistere agli scontri mediatici su quanto sia “fascista” Trump e quanto siano “fascisti” i suoi consiglieri. Fanno a cazzotti sul “nazista” Putin e sul suo amico “nazista” Assad. Giornalisti e opinion markers, politicanti e intellettuali fanno il tifo a favore o contro uomini e movimenti che li ignorano o a malapena sanno che esistono.  I nostri guasti chi fanno gridare allo scandalo? Per lo più mestatori furbastri, speculatori con tanto di pelo sul cuore, maneggioni, turlupinatori, arrivisti che approfittano della disperazione e del dolore per fare quattrini e/o acquisire potere. Gli altri, le persone perbene, si scandalizzano sempre di meno. A tutto si fa il callo. Se piove un po’ di più è naturale che da qualche parte affondino strade e palazzi. Se nevica è normale che qualcuno resti sepolto dalla neve. Se tira vento è scontato che qualche albero si schianti ammaccando auto e uccidendo sfortunati passanti. Che ci volete fare? È stata una bomba d’acqua. Una tormenta mai vista. Un uragano senza precedenti. Le avvertenze servono a poco. Cinquecento anni fa, Leonardo da Vinci avvertì i signori di Firenze che, senza adeguati argini, l’Arno avrebbe sommerso la città. Per fare finalmente qualcosa, c’è voluta l’alluvione con pianti e disperazione, con la retorica televisiva dei crocifissi rovinati e dei manoscritti perduti.

L’EMERGENZA CI FA BUONI

L’emergenza! Quanto piace! Facciamo le corse della solidarietà; raccogliamo soldi e medicine, sospinti da lacrimevoli sentimenti di bontà e siamo pronti a rifarlo alla prossima emergenza. Qualche ingegnere avverte che se non si interviene ci sarà un disastro? Figuratevi!, è soltanto un’esagerazione. Sarà sufficiente un tubetto di bostik e si rincolla. E che problema c’è? (logora espressione che persiste nonostante un uso sfrenato soprattutto da parte di chi i problemi li crea agli altri).

Sono i fili che tengono i pali. Sarà sempre così? Mah, se mi guardo intorno vedo aumentare il numero degli scansafatiche e degli irresponsabili. Dei giovani più dotati, molti se ne vanno all’estero. Ci sono anche giovani che si inventano il lavoro e qualcuno torna alla terra perché coltivarla non è più roba da cafoni analfabeti. E la maggioranza? Aspetta. E mentre attende l’occasione, a casa ci sono la borsetta di mammà e la pensione del nonno; a casa c’è il ristorante e c’è la lavanderia-stireria. Ricarica del telefonino, motorino e quant’altro sono il minimo garantito per questi poveri ragazzi sfortunati che hanno studiato tanto (in maggioranza sono giovani laureati, nel senso che si sono laureati a trent’anni) e che non hanno ancora uno stipendio per colpa delle banche (arricchiscono i ricchi e impoveriscono i poveri), dell’euro (ripigliamoci la nostra lira e chissenefrega), della Kanzlerin (basta con la Germania che vuole sempre comandare), di Renzi (t’abbiamo bocciato la riforma così t’impari; e che ti credevi? Che non contiamo? ah! ah!) e via delirando; e di delirio in delirio passano il tempo più o meno come i vitelloni felliniani.

IL PD DETTA L’AGENDA A TUTTI 

In questo Paese dove i fili mantengono i pali, siamo arrivati al punto che la politica vera, cioè quella che decide, è cosa esclusiva del Pd. Che sia una cosa rossa, rosa o rosé, poco importa. È il risultato di un pluridecennale antiberlusconismo e né Salvini, né Di Maio, né Meloni, né altri possono farci alcunché: i loro sono ruggiti del topo. Sarà il Pd a decidere se andare al voto e quando e con quale legge elettorale. Finché non sarà chiusa la faida piddina, il governo Gentiloni sopravviverà alla faccia delle opposizioni. Chi vincerà tra Massimo D’Alema e Matteo Renzi deciderà per tutti. È il risultato di questa sfida che detterà l’agenda politico-istituzionale. Tutto il resto è fumo negli occhi; inclusi gli sbattimenti istericotelevisivi.

Lega, Cinquestelle, Forza Italia e cespugli vari, con la variopinta miriade di capi, capetti e sergenti maggiori, dovranno inventare strategie diverse per adeguarle al quadro disegnato da un Pd che fa prima il Congresso oppure da un Pd che fa prima le elezioni.

Nel partito uscito dal grembo del Pci dopo una gestazione Pds-Ds-Ulivo, sono i pali che sostengono i fili. Ma questo è un dato che sfugge ai più.

Giuseppe Spezzaferro

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