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Renzi resta a cavallo del Pd

Matteo Renzi ha detto che sarà l’Assemblea nazionale a stabilire tempi e modalità del congresso Pd e che non sta a lui decidere la durata del governo e la data delle elezioni. Ineccepibile. Dal punto di vista istituzionale non c’è niente da dire. Che le affermazioni siano dello stesso conio del famigerato “sta’ sereno!” lanciato a Letta un momento prima di scavargli la fossa è cosa che nessuno può sapere. Se ho capito qualcosa del pragmatismo renziano, è che la sua tattica non è affatto prevedibile.

Intanto, la Direzione ha approvato la linea del segretario Renzi con 102 voti favorevoli e 12 contrari. Con questi numeri si prevede un’Assemblea (sabato o domenica) di tutto riposo. Forse parlerà anche D’Alema, boh. Gli interventi delle minoranze antirenziane nel corso della direzione sono stati mosci: niente che vedere con le infuocate dichiarazioni rilasciate a raffica sui media.

La discussione è stata in gran parte incentrata sulla paura della destra. Ciò che succede negli Stati Uniti, in Francia, e in tutti i Paesi dove le sinistre sono state spedite all’opposizione è stato il tema unificante di tutti gli interventi. In sintesi: il Pd è l’unica forza antifascista, una scissione non gli consentirebbe più di tenere alta la diga contro l’avanzata delle destre. Credo sia la prima volta che mi sia capitato di  seguire ore e ore di discussioni piddine senza sentire evocare nemmeno una volta lo spettro-Berlusconi. In compenso, i piddini hanno rispolverato un antico spauracchio.

IL PCI E LA REAZIONE IN AGGUATO

Quand’ero ragazzino, il Pci rastrellava voti seminando la paura della “reazione in agguato”. Si raccontava di vecchi bacucchi prepotenti che tramavano piani di ribaltamento delle “istituzioni nate dalla resistenza”, come si amava dire all’epoca.

Qualche decennio dopo, l’espressione “reazione in agguato” ha lasciato il posto alla paura del “golpe fascista”. Quando facevo “l’Avanti”, pubblicai i rapporti segreti di Mosca sui finanziamenti al Pci e notai che, quando il Cremlino decideva di tagliare i fondi, in Italia spuntava una trama golpista. I compagni si precipitavano al Politburo a lamentare che era sbagliato tagliare i fondi mentre i fascisti avevano soldi e armi per prendere il potere.

È patetico, però, che dalla “reazione in agguato” e dai “golpe fascisti” gli orfanelli di Stalin e De Gasperi si siano ridotti a mostrare paura per Grillo e Salvini. È probabile che alle prossime elezioni sia i cinquestelle che i leghisti faranno il pieno di voti, ma un governo Di Maio-Salvini durerebbe giusto il tempo per tornare a votare.

SCHEMI SUPERATI

Gli schemi costruiti sulla contrapposizione centrosinistra-centrodestra sono saltati. Tutt’al più, gli Italiani si autoprocureranno un governo Renzi-Berlusconi (uso l’accoppiata per sintetizzare, ma è ovvio che i nomi potrebbero essere altri).

Indietro non si torna. Anche i periodi cosiddetti di “restaurazione” non sono mai stati un pedissequo ritorno al passato. Checché ne possa dire un amante di ciò che fu, l’umanità procede in avanti. Se ne può dire male o bene, ma è così che stanno le cose. La Direzione del Pd di oggi a Roma conferma, nel suo piccolo, questa eterna regola storica.

PAURA UBER ALLES

La diffusione della paura – paura uber alles – ha determinato una frattura sfavorevole per le classi dirigenti al potere. Incombono pericoli – terrorismo, migranti, disoccupazione, fine del welfare… – che soltanto una “nuova” politica si mostra in grado di affrontare. La voglia di muri e di catene è più forte di qualsiasi altra considerazione. In tutto il mondo e non soltanto negli Usa assistiamo a “cambi di regime”. In Italia c’è qualche aggravante. La seconda repubblica, infatti, è stata un bluff. È stata costruita dagli stessi uomini, donne e transgender della prima. Dei partiti dissolti dal golpe mediatico-giudiziario sono sopravvissute schiere di professionisti della politica, le quali hanno okkupato i nuovi schieramenti. Che cos’è il Pd se non la sommatoria degli orfani del Pci e del Psi con quelli della Dc e del Pri? E Forza Italia non è stata forse la rinascita diccì con liberali, socialdemocratici e truppe sparse? La seconda repubblica ha irreggimentato gli uomini “nuovi” e, quando non c’è riuscita, li ha messi da parte. Silvio Berlusconi da una parte e Matteo Renzi dall’altra costituiscono gli esempi più evidenti che un vero e proprio cambio di regime non c’è stato.

GLI ITALIANI E GLI SCIMMIONI

Finché le cose sono andate come al solito – banche dai cordoni laschi, cartellini facili, lavori senza fatica, badanti a quattro lire, vucumprà folcloristici… – nei palazzi del potere hanno potuto continuare con le congiure, le pugnalate alle spalle, i veleni, i colpi di mano e tutto l’armamentario del perfetto politicante; da quando la crisi (esportata dagli Usa, non dimentichiamolo) ha strappato la maschera alla seconda repubblica mentre cresceva la paura, sono avanzati i campioni dei muri e delle catene. La loro è una marcia che porta diritto alla ghigliottina e prima che arrivi un Napoleone a porvi fine dovranno rotolare nel canestro migliaia e migliaia di teste, incluse quelle dei ghigliottinatori.

La domanda è: l’Italia avrà una classe politica migliore? La risposta sta in un’altra domanda: l’Italia se lo merita? Il Parlamento, al di là di trucchi e storture, rappresenta gli elettori e se costoro cantano e ballano appresso agli scimmioni non si vede perché i loro rappresentanti debbano essere migliori.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

 

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