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C’era una volta la ricerca

L’età media dei ricercatori italiani è una delle più alte al mondo (una percentuale bassissima di under 40 ed un’alta percentuale di over 60). La ricerca scientifica parla inglese (la maggior parte delle riviste è in inglese; gli incontri e i confronti sono in lingua inglese; i gruppi di ricerca che interagiscono a livello internazionale comunicano tra loro in inglese). Nelle nostre università e nei nostri enti di ricerca prevalgono allievi e docenti che preferiscono il dialetto locale. Non ho cifre recenti sulla cosiddetta “fuga di cervelli” dall’Italia, ma ricordo che qualche anno fa erano “fuggiti” in circa settemila. Ripubblico, perciò, un mio articolo, apparso su “l’Umanità” del 3 marzo 1988, nel quale descrivevo un programma di ricerca europeo (il Fast). Non so quando è stato “terminato”.

Con un costo previsto di 19 milioni di Ecu (circa 29 miliardi di lire) è pronta a decollare la terza fase (1988-1992) del programma europeo Fast. Lo scopo delle attività di “Previsione e valutazione nel campo della scienza e della tecnologia”, cioè del Fast (Forecasting and assessment in science and technology), è di contribuire all’identificazione ed alla definizione di nuovi orientamenti e di priorità della politica di ricerca e sviluppo tecnologico della Comunità europea.

Fast analizza l’evoluzione scientifica e tecnica a lungo termine e studia le relative implicazioni per lo sviluppo socio-economico dei Paesi Cee. Questa terza fase, quindi, è particolarmente importante per le conseguenze del prossimo “mercato unico” sull’evoluzione al di là del 1992. Partito nel ’73 per una fase sperimentale di cinque anni, il programma Fast ha visto una seconda fase di attività dall’83 all’87 con risultati tali da convincere la Commissione Cee a vararne una terza.

Ricerca

Tra i risultati fino ad oggi raggiunti da Fast ci sono l’elaborazione del programma Esprit e l’impostazione di una politica europea di sviluppo delle biotecnologie dando origine a Cube (Unità di concertazione per la biotecnologia in Europa). Anche in America Latina (Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Venezuela) è stato avviato un programma comune di previsioni e valutazioni in materia di scienza e tecnologia con esplicito riferimento all’esperienza del Fast comunitario. Il programma studiato dai cinque Paesi sudamericani è il “Projecto latino-americano de alta technologia Ano 2000”.

E’ il momento di accentuare il ruolo delle reti Fast (12 unità nazionali) quali strumento di promozione della cooperazione intraeuropea e di integrazione tra attività nazionali ed attività comunitarie. Serve, pertanto, creare a livello comunitario uno strumento di scambio di informazioni e di esperienze nel settore dello sviluppo e, soprattutto, dell’uso di nuovi “indicatori” della scienza e della tecnologia.

Gli “indicatori” descrivono i veri aspetti della scienza e della tecnologia e servono ad arricchire la riflessione sul sistema scientifico e tecnologico da parte dei poteri pubblici e privati, nonché a fornire un punto di appoggio alle discussioni ed alle trattative tra i vari operatori; come avviene, per esempio, con gli indicatori messi a punto negli Stati Uniti dalla “National Science Foundation”.

II compito di Fast (terza fase) consisterà in particolare nel favorire la creazione di legami più stretti a livello europeo tra i “produttori” (i ricercatori, i progettisti) e i “consumatori” (poteri pubblici, industria privata) degli “indicatori”.

Al fine di garantire la massima integrazione possibile delle attività Fast nelle varie fasi di programmazione della ricerca comunitaria, i lavori Fast vengono promossi ed eseguiti in funzione delle esigenze espresse dalla Commissione Cee e dagli Stati membri a mano a mano che se ne presenta la necessità in sede di realizzazione del “programma-quadro”.

E’ prevista, inoltre, una funzione in più per il Fast, oltre quelle di “previsione” (forecasting) e di “valutazione” (assessment) ed è quella di “osservatorio” (monitoring). Quest’ultima comprenderà lavori e analisi sugli “indicatori”, scientifici e tecnologici, sulla metodologia della ricerca in prospettiva, sulla loro istituzionalizzazione e utilizzazione nonché sulla identificazione di nuove tendenze in materia di problemi studiati, di interessi tematici, di metodi applicati e di forme d’impiego.

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