Vetrina / DIBATITTO / Società / Ai capponi s’addice il suicido assistito

Ai capponi s’addice il suicido assistito

È ragionevole pensare di competere con un mercato che ti fa pendere sulla testa la spada di centinaia di milioni di lavoratori disciplinati (e non soltanto quelli reclusi nei laogai) che, per un pugno di riso, producono di tutto e di più?

Non è affatto ragionevole. Anzi, è convinzione diffusa che non ci sia niente da fare. La Grande Muraglia, invano costruita per arrestare l’avanzata dei Mongoli, non serve a confinare il “pericolo giallo”, preannunciato fin dal secolo scorso; itinerario turistico nonché  enorme testimonianza della inutilità dei muri.

L’accettazione di un futuro oramai scritto (da potenze celesti o infernali, poco cambia) la vedo come una pigra sottomissione ad un determinismo figlio illegittimo di una interpretazione aritmetica dell’esistenza umana.

Basta guardarsi indietro per scoprire che l’inevitabile spesso e volentieri si manifesta dove nessuno se l’aspetta. La rivoluzione proletaria, che, secondo Marx, sarebbe scoppiata inevitabilmente sotto la Torre di Londra squassò il trono dei Romanov invece che quello dei Wettin (poi cambiato in Windsor da Giorgio V per prendere le distanze dal Kaiser Guglielmo II, nipote della regina Vittoria). La fine di Zar e Zarine di tutte le Russie fu ulteriore prova della provvisorietà degli Imperi così come degli uomini.

LA VITTORIA DEGLI INDIANI

Altra esauriente dimostrazione sta nella sconfitta degli Inglesi in India, dove maragià, sultani, tribù, sette, indù, musulmani eccetera ecceterone si massacravano a vicenda per avere l’onore di essere alleati privilegiati della corona britannica. L’indipendenza dell’India era un sogno per pochi; i quali, per giunta, erano sbeffeggiati da quegli stessi per i quali combattevano. Era possibile pensare razionalmente ad un’ipotesi di guerra di liberazione nazionale condotta da milioni di straccioni dilaniati da ataviche lotte intestine? Era ragionevole sperare di sconfiggere l’impero più potente del mondo? Eppure quegli straccioni ci riuscirono.

«Niente sta scritto»: dice Lawrence d’Arabia (che filmone!); dovrà poi uccidere colui che aveva salvato, ma è una scelta politica e quindi tutt’altra cosa rispetto all’automatico Fato. Siamo noi che scriviamo noi stessi. L’analfabeta non può accusare il destino cinico e baro: è con la proprie deficienze che deve prendersela e fare i conti.

LE RINUNCE PER DEBOLEZZA

La paura del terrorismo apre ampi squarci sulla tutela della privacy e sul rispetto delle libertà personali. Pur di sentirsi al sicuro, quasi tutti sono disposti ad essere controllati persino al cesso.

L’incertezza sul futuro spinge al sacrificio spontaneo di diritti acquisiti e alla rinuncia di legittime rivendicazioni. L’imprenditore va in tv ad elevare peana all’orgoglio italiano mentre delocalizza impianti e produzioni in Vietnam o in Cina. Il lavoratore la vede ineluttabile: il sindacato ha accettato da tempo il parametro del costo del lavoro e brancola. Il mercato ha leggi feroci. Ciascuno fa di tutto per tenersi il posto di lavoro: meglio starsene buoni per non farsi prendere di mira dal kapò (che è in ogni luogo come il dio insegnato dal catechismo).

Voi giovani volete lavorare? d’accordo, ma non avanzate pretese: è grasso che cola se vi elargiamo un po’ di voucher. Sennò statevene a casa o emigrate. La vita è una giungla dominata dal darwinismo sociale, perciò sgomitate feroci per mettervi in mostra, date calci ai vostri compagni di lavoro e vedrete che i risultati non mancheranno.

Tu pensionato non ce la fai a tirare avanti? È colpa tua. Avresti potuto farti una sostanziosa assicurazione privata. Ora gravi sui conti pubblici, costi una cifra al servizio sanitario nazionale, non riesci nemmeno a cambiarti le mutande da solo e protesti pure? Potresti impiccarti e liberare spazio per un giovane nigeriano disposto a tutto.

I CASTRATI DI RENZO

Vedo più attuali oggi che nel Seicento i capponi portati da Renzo (che non è il singolare di Renzi; ah! la squola con la q) come bustarella avicola all’avvocato Azzecca-garbugli. I due galletti castrati si beccavano furiosamente mentre il promesso sposo li stava avviando verso un comune destino gastronomico. L’unico momento che sottolinea la distanza temporale è quando l’avvocato ordina alla donna di restituire gli animali. Oggi non si restituisce la tangente nemmeno in sede giudiziaria: tutt’al più si patteggia con il magistrato una cifra di gran lunga inferiore e via col vento.

La cricca dei Don Rodigro con gli immancabili Don Abbondio (un qualche Padre Cristoforo è come la sparuta rondine che non fa primavera) l’abbiamo dentro casa: essa serra gli utenti-consumatori-clienti-elettori come l’onesto Tramaglino teneva avvinti i due stupidi castrati. Siamo alla mercé di un ceto dominante che fa anche da quinta colonna per gli stranieri, sicché dall’interno favorisce i loro assalti alla città-Italia. Lo smantellamento prosegue qualunque sia il governo che ufficialmente occupi Palazzo Chigi; il contagio bubbonico aggrava i mali che già colpiscono questa Europa lontana dai Popoli.

LE LEZIONI INASCOLTATE

Per secoli, i “liberatori” hanno attraversato i confini d’Italia con un “regolare” invito fatto da uno dei contendenti in campo. La tendenza a farsi sostenere dallo straniero non è mai morta; nonostante le tante disastrose delusioni subite. I siciliani credettero di risolvere i propri problemi sostenendo la guerra di Garibaldi, dopodiché si ritrovarono i Savoia al posto dei Borboni. Oggi applicano le sanzioni alla Federazione Russa mentre chi le ha ordinate è tornato a casa e al posto suo è arrivato qualcuno in tutt’altre faccende affaccendato.

SELEZIONE NATURALE

Usare le risorse a vantaggio delle banche è un suicidio ma da anni gli scienziati di Harvard e Cambridge hanno fatto sapere che «i suicidi obbediscono a questioni di selezione naturale collegate alla protezione della specie e del bene comune o alla semplice incapacità di fare fronte alle complicazioni della vita sociale». Togliersi la vita, dunque, rientra nello schema darwiniano e di conseguenza i capponi parlamentari prendono diligentemente ad accapigliarsi sul suicidio assistito (tappa successiva al testamento biologico).

Ciò che è umano si misura a quattrini sicché il non misurabile è inesistente, punto.

Spappolati in un’esistenza nella quale i sogni più arditi sono la crociera ai Caraibi e la comparsata televisiva, uomini, donne e transgender formano una folla senza identità e senza forza. So che a volte ciò che appare ineluttabile è proiezione della debolezza e che i Popoli hanno riserve alle quali attingere in qualunque momento. È successo in passato e potrà ancora verificarsi, ma – e qui è il mio tormento – non farò in tempo a vederlo. Intanto, siamo alle collette per i terremotati.

NIENTE STA SCRITTO

Torneremo alle Dame di San Vincenzo? alle nobildonne caritatevoli che dispensavano elemosine? orfani e vedove, vecchi e disabili saranno affidati alla carità delle classi privilegiate? Mi sembra innegabile che il livello dei rappresentanti sia pari a quello dei rappresentati. Come una classe di alunni semianalfabeti esce dall’apatia grazie all’arrivo di un insegnante capace di innescare entusiasmo per il sapere, così potrebbe accadere per la società tutta. Qualcuno pensa che siano i Cinquestelle i professori tanto sospirati. A mio parere, è un abbaglio come già è avvenuto dalla comparsa di Bossi (ve lo ricordate il profeta del cambiamento?) in poi. Comunque, «Niente sta scritto» se non ciò che sopravvive nel profondo.

Giuseppe Spezzaferro

 

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Roma fa il compleanno invasa dai topi

Attenti a festeggiare il Natale di Roma per strada: ci sono milioni di topi pronti …