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Marine Le Pen stravince. Macron sarà presidente

Il risultato del ballottaggio del prossimo 7 maggio è più che scontato: il quarantenne Emmanuel Macron, fondatore del nuovo partito “En Marche!”, sarà eletto dai Francesi presidente della Repubblica.

La sua principale avversaria, la quarantanovenne Marine Le Pen, si è dimessa dalla presidenza del “Front National” per dare un segnale d’essere “super partes” in quanto, ha dichiarato, «il presidente della Repubblica deve riunire tutti i francesi» (le dimissioni saranno accettate dopo il 7?).

Perché dico che la figlia del fondatore del Fn ha stravinto? Perché ha portato il Front a quasi 7 milioni e settecentomila voti eliminando dalla corsa il sessantatreenne François Fillon, rappresentante del vecchio partito “Les Républicains” (circa 7 milioni e 200 mila voti) e il sessantaseienne Jean-Luc Mèlenchon, fondatore del nuovo partito di sinistra “La France Insoumise” (circa 7 milioni di voti).

Il vecchio “Parti Socialiste”, già penalizzato dalla pessima presidenza del socialista François Gérard Georges Nicolas Hollande (chi ricorda il pernacchio di Eduardo all’indirizzo del duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari?), con il cinquantenne Benoît Hamon è arrivato sotto i 2 milioni e trecentomila voti.

A chi andranno i voti degli sconfitti? Qualcuno si è già affrettato a salire sul carro del vincitore e qualcun altro (il sinistrorso Mèlenchon, per esempio, ha preso tempo, ma, a mio parere, è manfrina). Se la politica non è un’opinione, Marine Le Pen potrà al massimo raddoppiare i consensi e Macron raccoglierà tutto il resto.

CANDIDATI E VOTI

Diamo uno sguardo ai risultati di domenica scorsa per vedere quali sono i dati in ballo.

Emmanuel Macron (Ema –  En Marche!):

8.657.326 (23,75%);

Marine Le Pen (Fn – Front National):

7.679.493 (21,53%);

François Fillon (Lr – Les Républicains):

7.213.797 (19,91%);

Jean-Luc Mèlenchon (Lfi – La France Insoumise):

7.060.885 (19,6%);

Benoît Hamon (Ps – Parti Socialiste):

2.291.565 (6,3%);

Nicolas Dupont-Aignan (Dlf –  Debout la France):

1.695.186 (4,7%);

Jean Lassalle (R – Resistons!):

435.365 (1,2%);

Philippe Poutou (Npa – Nouveau Parti Anticapitaliste):

394.582 (1,1%);

François Asselineau (Upr – Union Populaire Républicaine):

332.588 (0,9%);

Nathalie Arthaud (Lo – Lutte ouvrière):

232.428 (0,6%);

Jacques Cheminade (Sp – Solidarité et progrès):

65.598 (0,2%).

DIECI MILIONI DI RENITENTI AL VOTO

Ad avere diritto al voto erano circa 46 milioni e a votare ci sono andati in poco più di 36 milioni. L’astensionismo, dunque, è stato fisiologico (niente di sconvolgente come in Italia, dove più della metà degli elettori “salta” il turno). I due partiti che per decenni si sono contesi l’Eliseo (il repubblicano e il socialista) per la prima volta sono rimasti al palo. I Francesi hanno fatto chiaramente capire che di loro ne hanno avuto abbastanza e che è il momento di dare potere a nuove energie.

Tant’è vero che ultimi nella gara sono stati il settantaseienne Cheminade (nemmeno 70mila voti), la vecchia “Lotta operaia” (nonostante il maquillage di Nathalie) e il sessantaduenne Lassalle invocante inutilmente “resistiamo”.

I Francesi vogliono il cambiamento, ma come tutti i consumatori-clienti del mondo cosiddetto occidentale non amano l’avventura (a meno che non sia organizzata e garantita da una solida azienda di “vacanze avventurose”) e perciò va forte un nuovo partito con un giovane padre-padrone proveniente dalla prestigiosissima “École nationale d’administration”, già “testato” come ministro dell’Industria, Economia e Digitale, perfetto banchiere con i Rothschild (fatto che alimenta dietrologie più o meno arzigogolate) e che ispira tanta tenerezza perché s’è innamorato da ragazzino e poi ha sposato la propria insegnante di lettere quando ella ha divorziato (anche l’ex marito è un banchiere) portando in dote tre figli. La differenza d’età, 64 anni lei e 40 lui (nella foto) è rassicurante per i cugini d’Oltralpe, com’è facilmente intuibile.

 

 

DI PADRE IN FIGLIA

Un’altra noterella riguarda il Fronte nazionale: quando il suo fondatore Jean-Marie Le Pen arrivò, nel 2002, al ballottaggio contro Jacques Chirac scatenò un “patto di sindacato” di tutti gli altri a favore del candidato del partito poi scomparso “Rassemblement pour la République”. In numeri: al primo turno Chirac raccolse pressappoco 5 milioni e settecentomila voti e Le Pen quasi 5 milioni (andarono a votare circa 28 milioni e mezzo di Francesi); al secondo turno, Chirac fece piazza pulita con più di 25 milioni e mezzo di voti mentre Le Pen superò di poco i 5 milioni e mezzo.

Alle presidenziali del 2007, Le Pen non arrivò a 4 milioni di voti (la partita fu giocata dalla socialista Ségoléne Royal con quasi 17 milioni di voti e l’esponente della “Union pour un mouvement populaire” Nicolas Sarkozy con circa 19 milioni di voti). Quell’anno a votare andarono in quasi 36 milioni.

Con Marine Le Pen, il Fronte nazionale non spaventa più come in quegli anni, però non offre le garanzie dell’avventura organizzata di cui parlavo prima. Resta da vedere se la lunga marcia del Front subirà una battuta d’arresto come già avvenne con il fondatore tra il 2002 e il 2007 oppure se continuerà a diffondersi soprattutto nei ceti sociali che più di altri pagano la crisi scatenata in Europa dai padroni americani.

RIBELLI O OBIETTORI DI COSCIENZA?

Le agenzie specializzate dicono che Emmanuel Macron ha raccolto consensi dal 32% dei Francesi che guadagnano più di tremila euro al mese, mentre Marine Le Pen la stessa percentuale di voti l’ha presa da chi guadagna meno di 1.250 euro al mese. Questo potrebbe significare che, se le condizioni generali miglioreranno, il Fronte ci rimetterebbe in consensi.

Una curiosità è il nome del partito “La France Insoumise”. L’aggettivo, infatti, è tradotto generalmente con “ribelle” e qualcuno spiega anche che si rifà ad una Francia “non sottomessa”. A me, vecchio sessantottino, viene in mente invece che gli insoumis erano i renitenti alla leva, chiamati “obiettori di coscienza”. Non c’entra niente? Mah.

Giuseppe Spezzaferro

P:S.: Non sono riuscito a trovare nemmeno una vignetta-sfottò della trotzkista Nathalie Arthaud. Mea culpa o i vignettisti sono tutti “compagni”? Controprova: si è sommersi da caricature e sfottò di Marine Le Pen anche quando digiti, per esempio, Fillon.

Per quanto riguarda l’età, i candidati sono quasi tutti giovani. Comunque, in Francia non si affidano ai novantenni per amministrare la cosa pubblica (ogni riferimento a Napolitano è puramente voluto).

 

 

 

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