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Le ultime divise Alitalia

Alitalia sull’ultima pista: liquidazione/fallimento

C’è una cosa che tutti sanno ma pochi dicono per una serie di motivi: la tragedia Alitalia è stata causata da anni di spolpamenti da parte di manager incapaci oltre che costosissimi (e mi fermo qui). Invece di tagliare stipendi e posti di lavoro, sarebbe stato sufficiente fermare gli emolumenti a presidenti e consiglieri vari per dare fiato alla compagnia. Liquidazioni da capogiro, rimborsi spese e compensi straordinari sono stati elargiti e incassati come se Alitalia fosse una vacca dalle inesauribili mammelle d’oro. In quella greppia hanno fatto a gara a strafogarsi. Sì, è vero anche i piloti, le hostess, gli steward e compagnia volante hanno fatto la bella vita con pause lunghe un mese a Rio de Janeiro, con soste a Tokyo, con alberghi di lusso e stipendi parificati a quelli di compagnie tipo Singapore Airlines. Ma i lavoratori non hanno le responsabilità di chi amministra e stavolta hanno detto no all’ennesimo bagno di sangue (loro) con tutti che si strappano i capelli perché Alitalia dovrà trovare presto un compratore oppure portare i libri in tribunale.

La faccenda è molto ingarbugliata: ci sono interessi e cointeressenze, stronzate e paraculate, trucchi e imbrogli legali… è un verminaio impastato da politicanti in combutta con (dis)amministratori.

IL CARBURANTE CHE STRACOSTA

Per esempio: perché Alitalia paga il carburante il doppio di quanto pagano le altre compagnie aeree? Perché il petrolio cala e il conto Alitalia sale? Mi hanno spiegato che è una faccenda di contratti sbagliati e che non è colpa di nessuno. Non ci credo. So che di gente incapace la nostra pubblica amministrazione è letteralmente affollata, so che i “manager” nominati da una patetica (ma furbissima) classe politica per lo più sono teste di paglia che stanno lì per distribuire risorse a chi di dovere. So che i più sono superficiali, ignoranti e pressappochisti. Faccio un esempio fuori contesto ma che la dice lunga sulle “capacità” di lorsignori. Nel Pd, si sono riuniti in tanti per stabilire la data delle primarie. Oggi si accorgono che il giorno capita nel bel mezzo di un ponte (sacra prassi italica vacanziera) e perciò oggi si teme una flop da scarsa affluenza. Visto che ci fanno le palle così con la gente povera che non arriva alla fine del mese e che non può permettersi nemmeno il lusso di un picnic domenicale, vuol dire che da loro va a votare la gente ricca, per cui temono che quel giorno i loro supporter siano in vacanza.

L’inettitudine, l’incapacità a guardare oltre l’immediato, della classe dirigente Pd è rappresentazione esatta di un Palazzo (odio servirmene, ma è sintesi utile) squassato da congiure interne, con le finestre chiuse sulla strada.

LA  GREPPIA DI STATO

La crisi dell’Alitalia viene da lontano. Da molto lontano. Nasce quando lo Stato faceva panettoni e disponeva di greppie all’apparenza inesauribili. Lo Stato era un bancomat per chiunque ci mettesse le mani sopra. E c’erano briciole a sufficienza anche per chi era costretto a starne fuori (Msi, Pci…).

Ma il passato è andato. Inutile tirarlo in ballo in un paese che non impara dal passato e che quando lo evoca (tipo 25 aprile) lo fa mistificando e con l’occhio all’immediato presente.

L’ALIBI-EUROPA 

Parliamo del futuro, dunque. Innanzitutto, sgombriamo il campo da una grossa cazzata ripetuta pure da quel poverocristo di Gentiloni, il miracolato di Palazzo Chigi. Lo Stato – dicono – non può intervenire perché l’Europa ce lo proibisce.

E tutti ci credono o fanno finta. Quelli che stanno crescendo in consensi grazie allo sfruttamento dell’antieuro attecchito fra tanta gente confusa e sbandata, quelli, dico, ne approfittano per dimostrare ancora una volta quanto sia cattiva l’Europa e soprattutto quella culona della Merkel. Gli altri parlano di mani legate dall’Europa per averle libere di infilarle in altre casseforti. C’è un fronte, vasto e variegato, che fa dell’Ue un comodo alibi.

Se a questi si chiede: scusate, ma come avete fatto a salvare le banche, a cominciare dal Montepaschi, elargendo 40 miliardi di euro (nostri) senza che l’Europa dicesse alcunché? Perché l’Ue e quella prepotente della Kanzlerin vi hanno permesso di dare aiuti di stato alle banche?

SPAZIO DI MANOVRA

I più fessacchiotti rispondono: ma che c’entra, sono due cose diverse!… che c’entra l’Alitalia con la banca “rossa” per eccellenza?

I più furbi, invece, spiegano che sono previsti dei casi nei quali gli aiuti di stato sono permessi e quello delle banche in pericolo è appunto un caso contemplato.

Non illustrano, però, i criteri che connotano gli interventi consentiti.

Bene. Quei criteri sarebbero applicabili anche alla compagnia di bandiera, ma provate a parlarne. Vi subissano di “latinorum” questi eredi di Don Abbondio, prete miserabile e pavido, autoritario con la povera gente e servile con i potenti.

Prima o poi, credo, arriverà qualcuno che strillerà “eureka”, dichiarando di aver trovato il modo di aiutare l’Alitalia senza far incazzare Air France e Lufthansa.

C’è da sperare (ma inutilmente) che poi non riprenderà la solita jacuvella di vola gigino, vola gigetto, torna gigino, torna gigetto con annesso magna magna.

Nel caso, quale dovrebbe essere il piano industriale?

VOLI INTERNI E LUNGO RAGGIO

Oggi circa il 40% del trasporto interno è gestito da Alitalia.  Nel 1995 era del 50%. La concorrenza delle compagnie low cost è inarrestabile e la quota Alitalia è destinata ancora a scendere. Cosa si potrebbe fare? Una marea di cose. Si potrebbe cominciare con la cancellazione dei privilegi concessi alle piccole compagnie al loro arrivo sul mercato. È come la faccenda delle cooperative, che godono di particolari trattamenti fiscali perché sono organizzazioni senza scopo di lucro. Però se una cooperativa mette i soldi sul tavolo per comprarsi una signora banca, c’è qualcosa che non va. O no?

A parte il mercato interno, va riconsiderata la strategia sul mercato del lungo raggio. In tutto il mondo c’è gente che sogna di venire in Italia, di vedere il Papa, di entrare nel Colosseo, di andare in gondola, di mangiare la vera pizza napoletana… sono tutti potenziali clienti Alitalia che con un solo volo li sbarcherebbe qui evitando trasbordi, coincidenze, attese in aeroporto etc. etc.

Non sarebbe un progetto irrealizzabile. Pensate che quando facevo la rivoluzione (‘68-‘69) l’Alitalia era l’unica compagnia aerea europea a volare soltanto con aerei a reazione.

QUESTIONE DI SOLDI

Comprare un aereo per il lungo raggio non è cosa da poco: si parla di duecento milioni di euro (che, inevitabilmente, tra mazzette e stronzate, a noi verrebbero a costare di più) e ce ne vorrebbe almeno una decina per coprire le destinazioni principali.

Sarebbe una bella scelta strategica, se qualcuno tirasse fuori i soldi.

Il traffico aereo negli aeroporti italiani è in crescita (l’anno scorso i passeggeri sono stati circa 164 milioni e mezzo, con un 5% in più rispetto al 2015) e Alitalia con un po’ di maquillage potrebbe arraffare qualcosa e invece niente. Nel 2016 i debiti Alitalia assommavano a quasi 600 milioni di euro.

LA CROCE AL COSTO DEL LAVORO

Possibile che la “colpa” sia del costo del lavoro? Davvero, licenziando e tagliando le buste paga, Alitalia risolverebbe? Non ci credo nemmeno se lo vedo. Quella del costo del lavoro è una grossa bufala, avallata dai sindacati che nemmeno loro sono più quelli di una volta. Sui lavoratori è stata gettata questa croce addosso, ma non dimentichiamo che in Alitalia stanno (stavano) talmente bene che si sono permessi il lusso di avere una marea di sindacati. Ovviamente questa polverizzazione ha consentito ai “manager” di prendere tutti per i fondelli. Giocando sulle rivalità tra sindacalisti, il “padrone” se la gode assai.

Se i lavoratori Alitalia fossero intelligenti (ma perché loro? oggi l’intelligenza è merce rara difficile da reperire persino nelle aule universitarie), se lo fossero per miracolo, farebbero per prima cosa un congresso di tutte le sigle per farne una sorta di federazione, per avere al massimo quattro voci, e non di più, al tavolo delle trattative. Oltre ai sempiterni Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt-Uil ci sono Anpac e Anpav (piloti e assistenti di volo), Cub (confederazione unitaria di base)… non li ricordo tutti. Me ne occupai tantissimi anni fa e già allora ebbi una pessima impressione: ciascuno aveva il proprio orticello strafregandosene degli altri; c’erano gli addetti al rifornimento degli aerei che avevano un loro codice e un loro sindacato, tanto per citarne una.

COMUNQUE PAGHIAMO NOI

Torniamo al tema iniziale: che succede? Se il governo non interviene, se nessuno fa il miracolo, i commissari (altri soldi che voleranno via per pagare una squadra di esperti con annesse segretarie autisti telefonisti consulenti e apriportiere) cercheranno di vendere la compagnia (a pezzi, semmai) e, se non ci riusciranno, dichiareranno il fallimento.

L’uomo della strada dice: Alitalia s’è mangiata troppi soldi pubblici, ora basta e, mentre lo dice, sbatte i pugni su un incolpevole tavolino di bar. Bravo. Così si fa. Domandategli chi pagherà disoccupazione, cassa integrazione etcetera ecceterone per i ventimila e passa dipendenti e quali saranno i costi sociali per le migliaia di persone dell’indotto. Pagheremo noi.

È questo che la gente non capisce quando si tratta di crisi aziendali. Fanno presto a dire: ma chiudetela! è pure inquinante; dopodiché paga l’Inps, cioè tutti noi. Licenziamenti e casse integrazioni succhiano soldi pubblici e perciò la piantassero di dire cazzate.

CI VORREBBE UN UOMO…

In base alle passate esperienze (Alitalia ha preso soldi da tutte le parti senza fare un solo passo fuori dal tunnel) è evidente che rode il chiccherone immaginare la fine che farebbe l’ennesima iniezione di pubblico denaro. Ma che ci possiamo fare? Sono quelle situazioni dalle quali non si esce senza pagare pegno. Adesso Alitalia vola e lo farà per almeno un semestre: con quali soldi? Con i nostri, è ovvio. E sono pure tanti. Il miracolato presidente del Consiglio, invece di dichiarare impossibile la nazionalizzazione, chiamasse un po’ d’esperti a consulto (usando quelli già sul libro paga senza aggiungerne altri) per trovare: a) il modo di dribblare l’Ue; b) un “risolutore”, come fece Berlusconi con Guido Bertolaso. Serve un manager risoluto, che non vada per il sottile, che si impegni a far volare Alitalia per il mondo.

Gentiloni non lo farà mai? Non lo so. «Alle volte» insinuava Totò «alle volte c’è la magagna» e dava di gomito dicendo di aver fatto il militare a Cuneo. Mi associo (anche se il militare l’ho fatto a Roma).

Giuseppe Spezzaferro

 

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