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Agricoltura, bambini sfruttati anche in Italia

L’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) calcola che oltre il 70% del lavoro minorile nel mondo è agricolo. Cioè più di 132 milioni di bambini e bambine sotto i 15 anni lavorano nei campi e accudendo bestiame.

Quello agricolo, dicono gli esperti Oil, è uno dei tre settori più pericolosi – insieme con edile e minerario – perché i bambini affrontano spesso attività rischiose che vanno dalla miscelazione e applicazione di sostanze tossiche, all’impiego di utensili taglienti, dall’esposizione alle alte temperature alla manovra di pesanti e pericolosi mezzi agricoli.

In alcune aree del mondo i bambini vengono messi al lavoro anche al di sotto dei dieci anni di età.

È uno schifo. Ogni anno, a giugno, si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, ma non sono molti i governi che fanno leggi contro lo sfruttamento dei bambini.

In una brochure dell’Oil si legge: «Ogni filiera produttiva – in agricoltura, nel settore della pesca, in quello dell’industria manifatturiera ed estrattiva, dei servizi e delle costruzioni, sia a livello mondiale che nazionale – potrebbe avere al suo interno parte dei 168 milioni di minori che tuttora lavorano». Eliminare il lavoro minorile dalle filiere produttive, spiega l’Organizzazione, è compito di tutti, e richiede l’impegno dei governi, delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, oltre a quello delle stesse imprese.

IL TERZO MONDO È QUI

Tutti scandalizzati guardiamo all’Africa, al Sudest asiatico, al Sudamerica e imprechiamo contro il Terzo e il Quarto Mondo che non lasciano i bambini studiare e giocare. Facciamo la faccia feroce e ci dispiacciamo per quei poveri minori costretti a faticare e soffrire.

E in Italia? Qui, in questo Paese che ha, secondo i fessacchiotti e gli imbroglioni, «la Costituzione più bella del mondo», quanti sono i minori costretti a lavorare? Quanti bambini e bambine sono privati del loro diritto a giocare per far guadagnare quattrini al padrone?

Secondo il nostro Istituto di statistica (Istat) sono circa 144 mila i ragazzini tra i 7 e i 14 anni costretti a lavorare.

MA CHE BELLA COSTITUZIONE!

In Italia, infatti, il lavoro minorile non è vietato per legge. Anzi, è addirittura contemplato nella Carta costituzionale.

All’articolo 37 leggiamo: «La Repubblica tutela il lavoro dei minori e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione».

E che v’aspettavate da una Repubblica fondata sul lavoro? che non si sarebbe preoccupata di tutelare i minori che lavorano? Andiamo! È una grande repubblica! Una repubblica creata da sapienti uomini. I santificati padri costituenti furono tanto buoni e gentili da scrivere norme perfino a tutela del lavoro minorile. Ma ci pensate? Quei poveri innocenti nelle miniere di sale, guardiani di pecore pascolanti, raccoglitori d’uva e scavatori di solchi finalmente avevano una difesa! Avrebbero continuato a lavorare come muli ma sarebbero stati pagati in rapporto al lavoro svolto. Evviva! Chi ci crede, alzi la mano. Ipocrisie e menzogne. E nessuno di quelli che si riempiono la bocca di diritti umani, che si strappano i capelli vedendo documentari che mostrano bambini sfruttati nei campi, che bruciano d’ira nei confronti di questo e di quest’altro paese sottosviluppato, pardon, in via di sviluppo, nessuno dei difensori dei più deboli ha mai proposto di cambiare la Costituzione e scrivere: «La Repubblica vieta il lavoro dei minori».

Che ci vuole? Perché non si fa? Perché centinaia di migliaia di bambini non possono giocare e debbono lavorare?

Probabilmente nel 1946 era segno di progresso e civiltà tutelare il lavoro minorile, ma oggi è un segnale di arretratezza e sottosviluppo. La più bella Costituzione del mondo s’è fatta vecchia e ha bisogno, come minimo, di un geniale chirurgo plastico.

Giuseppe Spezzaferro

 

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