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Israele asseta i palestinesi-mafiosi

Sappiamo tutti che gli Israeliani sono i buoni e i Palestinesi i cattivi. Da una parte democrazia e modernità, dall’altra terrorismo e dispotismo. Fa bene Tel Aviv a strafregarsene delle condanne delle Nazioni Unite. Tutto il mondo deve scontare la colpa dei milioni di ebrei morti in Europa; sono tutti colpevoli, nessuno escluso: c’erano quelli che li ammazzavano, c’erano quelli che lo sapevano e facevano finta di niente e c’era perfino la Chiesa che non mosse un dito per gli eredi di David. Ha pieno diritto Israele di espandere i propri confini, di riappropriarsi delle terre promesse da Jahvè: sta mangiando la Palestina un pezzo alla volta, protegge gli insediamenti “spontanei” e bombarda senza pietà se un palestinese attacca i soldati armato di coltello.

Chi parla male di Israele è un criminale antisemita, uno sporco razzista, che merita di fare una brutta fine. E per evitarne la proliferazione, gli Stati democratici campioni di libertà (a cominciare dalla Francia, ah! le elezioni, ma era risultato scontato http://www.internettuale.net/3365/marine-le-pen-stravince-macron-sara-presidente) condannano alla galera chiunque muova una qualche critica alla versione dell’Olocausto consegnata alla storia ufficiale.

Anche uno Stato esemplare come Israele ha però qualche piccolo neo. Niente di grave, per carità. Sono quisquilie: qualche migliaio di donne e bambini in galera, un muro modello Pankow, il monopolio dell’acqua… beh, forse questa cosa è poco nota. Faccio un sunto delle puntate precedenti, copiando dati e cartine da “Water Grabbing – An Atlas of Water” (pubblicazione curata da Emanuele Bompan, Marirosa Iannelli, Federica Fragapane e Riccardo Pravettoni).

Dopo l’okkupazione nel 1967 della West Bank (Cisgiordania) e di Gaza (Guerra dei sei giorni stravinta da Israele), con gli ordini militari 92 e 291 Tel Aviv instaurò un regime di monopolio sulle risorse idriche e vietò lo scavo di pozzi non controllati dall’esercito (che per ironia si chiama “Tzva haHagana leIsrael” Forze di difesa di Israele).

Da allora, nonostante gli accordi di Oslo nel 1995, l’accesso all’acqua per i Palestinesi è sotto controllo del “Tzahal” (acronimo delle forze di difesa).

I fatti oggi stanno così: ciascun palestinese ha una disponibilità media di 70 litri al giorno, un israeliano ne ha 280 e un “colono” 350 litri. Lo sanno tutti che i beduini non si lavano mentre i figli d’Israele fanno la doccia mattino e sera (e qualcuna anche di pomeriggio). A ciascuno secondo i suoi bisogni, dunque. E poi non dimentichiamo che loro, i Palestinesi, sono i banditi, i terroristi, il nemico da eliminare.

Mi viene in mente il film “Il prefetto di ferro” (diretto da Pasquale Squitieri nel 1977) che racconta di Cesare Mori, il funzionario inviato da Mussolini in Sicilia a stroncare la mafia. Per catturare i latitanti, il prefetto taglia l’acqua ad un intero paese costringendo le famiglie a lasciare le case e assetando i mafiosi fino a costringerli a venir fuori dai nascondigli.

Israele tratta allo stesso modo i Palestinesi. In fin dei conti che cosa vogliono questi beduini? Loro non portano la civiltà e il progresso. Come i mafiosi (quelli del film, beninteso, perché oggi sono in giacca e cravatta) li si può ridurre a morire di sete in qualunque momento.

Anno dopo anno, i Palestinesi prendono altre strade in cerca di pace e la stella di David okkupa il loro posto. Ogni tanto gli estremisti islamisti fanno un attentato e Israele può sostenere di combattere una guerra per la difesa dell’Occidente. Amen.

Giuseppe Spezzaferro

 

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