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Macron, Nietzsche, Mattarella e i soloni bari

I fortissimi continui richiami del neopresidente della Repubblica francese Emmanuel Macron all’Europa e l’impegno a difenderla mi hanno fatto venire in mente una riflessione di Nietzsche in “Umano, troppo umano” (opera in buona parte scritta a Sorrento). Me la sono andato a ritrovare e la copio: «Un uomo di Stato farà meglio, per poter agire completamente libero da ogni riguardo, ad attuare la propria opera non per sé, bensì per un principe. L’occhio dello spettatore rimane abbagliato dallo splendore di questo continuo disinteresse, sicché non vede le perfidie e durezze, che l’opera dello statista comporta».

Macron ha letto Friedrich Nietzsche? Non è improbabile. La preparazione delle persone destinate a dominare non soffre dei limiti imposti a chi da grande farà il salumiere o l’avvocato. È noto che la École nationale d’administration” (la scuola voluta da De Gaulle per formare la nuova classe dirigente francese) è un difficile punto d’arrivo (ogni anno su migliaia di aspiranti, soltanto un’ottantina ottiene l’ammissione) ed è un privilegiato blocco di partenza. Negli Usa, gli ufficiali destinati a diventare generali studiano in accademia “Guerriglia e guerra di popolo” del rivoluzionario comunista Lin Piao, tanto per dirne una. Cuore e cervello degli appartenenti ad una casta non sono “plebei”. Per loro il proibito non esiste. Gli uomini della casta, fra l’altro, hanno educati rapporti tra di loro, al di là della religione, della razza o dello schieramento politico-ideologico. E Macron, non c’è alcun dubbio che sia un uomo della casta dominante nel mondo.

Basta scrivere “Europa” al posto di “principe” e si comprende il senso dell’impegno proclamato dallo statista Macron: «Difenderò l’Europa».

La cosa non mi dispiace. Anzi, confido nella competizione inevitabile Macron-Merkel perché l’Europa faccia qualche altro passettino sulla strada dell’indipendenza. Di schifezzuole se ne compiranno parecchie, ma di questo in altra occasione. Qui, di sfuggita, annoto che il messaggio del presidente della Repubblica italiana è una caramellosa rimasticatura (ma quand’è che cambierà il ghostwriter?) evocante il Gentiloni style. Lo copio e incollo qui, di sana pianta.

IL MESSAGGIO DI MATTARELLA

«Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente eletto della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, il seguente messaggio:

«In occasione della sua elezione alla Presidenza della Repubblica Francese desidero porgerle, a nome dell’Italia e mio personale, le più vive congratulazioni per la vittoria elettorale e i migliori auguri di pieno successo nello svolgimento del suo alto mandato. 

La sua elezione alla presidenza costituisce una prova di fiducia nel futuro e un segnale di adesione all’ideale dell’integrazione continentale. Un segnale particolarmente importante perché giunge a poche settimane dal vertice dei Capi di Stato e di Governo che a Roma hanno celebrato il 60mo anniversario dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea. 

Francia e Italia sono adesso chiamate a fornire un contributo deciso, concreto e lungimirante all’essenziale processo di rilancio della nostra comune casa europea. è (sic) responsabilità dei nostri Paesi, membri fondatori dell’UE, fornire nuove energie e nuovi impulsi che permettano di realizzare il sogno dei padri fondatori, rispondendo alle esigenze dei nostri cittadini e affermando nel mondo la voce dell’Europa unita. Solo nel solco di questa tradizione, che comprende anche la comune appartenenza all’Alleanza atlantica, potremo superare le sfide sempre più complesse poste alle nostre società. 

I nostri Paesi sono accomunati da legami storici, culturali, umani, politici ed economici unici in Europa per intensità e dinamismo. Sono certo che nel corso del suo mandato troveremo molteplici opportunità per valorizzare tali antichi vincoli, fondamento insostituibile dei rapporti bilaterali e sicura fonte di ispirazione per un loro ulteriore rafforzamento.
In attesa di incontrarla a Taormina in occasione del vertice G7, e con l’auspicio di accoglierla quanto prima in visita a Roma, colgo l’occasione per rinnovarle, a nome dell’Italia e mio personale, le più sincere felicitazioni e sentiti auguri di benessere per la sua persona e per l’amico popolo francese ».

Roma, 8 maggio 2017»

IPOTESI GRANDEUR

L’unico “messaggio” politico-strategico del Quirinale sta nel richiamo alla «comune appartenenza all’Alleanza atlantica», cioè alla comune dipendenza dagli Stati Uniti. Non gli venga in mente, perciò, di mettersi a fare l’alfiere della “grandeur” come fece il fondatore di questa V Repubblica.

La sua solitaria camminata sotto i riflettori sulla spianata del Louvre è stata una manifestazione di grandeur? o soltanto una sfida al terrorismo internazionale? oppure una affermazione di solitudine nonostante la numerosa famiglia allargata che lo ama tanto? Spero non sia stata una “citazione” della passeggiata nel 2000 dell’israeliano Ariel Sharon (con una poderosa scorta armata, però) sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. A parte il fatto che quella provocazione scatenò la Seconda Intifada, la camminata di Macron sarebbe la smentita del suo asserito impegno per l’Europa.

La sua avversaria Marine Le Pen si prepara alle prossime elezioni cambiando nome al movimento fondato dal padre e dando un’altra smussata agli angoli più spigolosi. Anche il neo presidente cambia nome al movimento che l’ha portato all’Eliseo. Gli analisti dicono che è svantaggiato perché non ha un partito radicato che lo sostiene e che le legislative del prossimo 11 giugno lo costringeranno a fare qualche scomoda alleanza.

Gli analisti dicono tante cose. Mettono l’accento, per esempio, alla ridotta affluenza alle urne nel secondo turno suggerendo l’interpretazione che molti francesi non hanno voluto scegliere per il “meno peggio”. Visione tutta italiota.

GUARDANDO I NUMERI

Vediamo se i numeri ci dicono qualcosa.

Gli astenuti sono stati circa 12 milioni (la cifra esatta ufficiale non ce l’ho). Quanti erano stati gli astenuti al primo turno? Dieci milioni. Quindi stiamo parlando di una “defezione” di circa 2 milioni di elettori.

Quanti voti aveva rastrellato al primo turno Jean-Luc Mèlenchon, il capo della “Francia ribelle”? Più di 7 milioni.

Com’è noto, Mèlenchon è stato l’unico a non dire al proprio elettorato di votare Macron per fermare il “fronte fascista” di Marine Le Pen. Secondo un istituto di sondaggio (www.bva.fr/fr/groupe) il 33% degli elettori di sinistra che avevano votato per Mèlenchon è tornato a votare domenica 7. Ecco spiegati quei due milioni di elettori che hanno disertato le urne al secondo turno. Niente di tragico. I sondaggi non sono verità assolute (e Bva non è molto credibile da quando aveva previsto il 59% a Macron e il 41% a Le Pen), ma è normale che milioni di elettori di sinistra siano rimasti a casa: l’antifascismo in Francia non è isterico come in Italia. Io richiamerei l’attenzione, piuttosto, su quei 4 milioni e passa di schede nulle al secondo turno. Sono gli elettori di Fillon e degli altri candidati che avevano invitato a votare Macron: hanno fatto finta di obbedire e nel segreto dell’urna hanno fatto a modo loro.

A conti fatti, dei 46 milioni di francesi aventi diritto al voto, 20.429.650 hanno votato per Macron (66,03%) e 10.608.109 (33,97%) per Le Pen. In pratica ci sono circa 15 milioni di francesi che hanno detto no in un modo o nell’altro alle elezioni.

L’APPUNTAMENTO DELLE LEGISLATIVE

Alle legislative dell’11 giugno si ripeterà un identico scenario?

I partiti “tradizionali” continueranno a scivolare sulla china del dimenticatoio (per cambiare le forze in campo non è indispensabile un golpe mediatico-giudiziario made in Italy) o riprenderanno fiato? Sarà vincente la mossa di Marine Le Pen di cambiar nome al Frontuna nuova forza politica è più che mai necessaria per il futuro del nostro Paese») in modo da drenare consensi al centro? La leader deve gestire una pesante eredità: ha portato il movimento ad un livello mai nemmeno sfiorato. Fermo restando che, dei circa 11 milioni di voti presi adesso, molti svaniranno – è inevitabile, c’è poco da fare – la sfida è: quanti ne riuscirà a tenere il “nuovo” movimento?

IL RICHIAMO DEL NUOVO

Anche il neopresidente ha deciso di ribattezzare il suo “En Marche!”, nonostante sia davvero nuovo, in “La République en Marche”.

A proposito della novità, gli analisti a un tanto a comparsata hanno elogiato le grandi capacità di questo giovane uomo che ha inventato un movimento e in un anno l’ha portato ad una straordinaria vittoria.

I più di questi esperti da salotto tv (qualcuno nel frattempo è morto) fecero smorfie e sorrisetti di sufficienza quando Silvio Berlusconi scese in campo. Pontificavano: non si inventa un partito dal mattino alla sera, non ha radici, senza una storia alle spalle… e via articolando con aria di sufficienza. La “doppia verità”, efficace tecnica del comunismo togliattista, è stata ridotta al più volgare “doppiopesismo”. Poi si lamentano che la gente li schifa e non va a votare circa la metà degli aventi diritto.

Invece di lanciare inutili allarmismi sull’astensionismo francese, dovrebbero guardare ai fatti di casa nostra con onestà. Ho detto onestà? Un vecchio vizio. Lo so che oggi chi è onesto è un fessacchiotto senza speranze.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

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