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Naia. La ministra Pinotti gioca in… difesa

Domanda: «Sarà ripristinata la leva obbligatoria in Italia?»

Risposta: «…credo che possiamo cominciare a riflettere sull’idea di riproporre a tutti i giovani e alle giovani di questo Paese un momento unificante, non più solo nelle forze armate ma nel servizio civile».

È il succo di quanto pubblicato da “Il Gazzettino” (15/05/17) siglato A.Pe.

L’intervista è al ministro della Difesa Roberta Pinotti, senatore Pd.

Perché mai a Palazzo Baracchini stanno “cominciando a riflettere” (copio il politichese ministeriale) su come riportare alla naia (servizio militare obbligatorio sospeso nel 2005) centinaia di migliaia di giovani?

A prima vista, mi pare sia una questione di quattrini. Qualche giorno fa, la ministra aveva dichiarato: «In un contesto di terrorismo e crisi internazionali non si può sguarnire la Difesa. Non dobbiamo tagliare ma incrementare in modo ragionevole e questo significa porre il tema della Difesa al livello europeo».

LO STATO-MUCCA

Però, majora premunt, ci sono cose più importanti da gettare sul piatto della bilancia elettorale: la gente odia le “spese militari” e s’entusiasma quando si parla di assegni di garanzia, bonus, stipendi alle casalinghe e affini. Lo Stato deve tornare a fare la mucca da mungere com’è stato negli anni dell’assistenzialismo sfrenato e del deficit spending.

Se cancellando l’ordinativo per un cacciabombardiere, si può dare un aiutino ad un giovane laureato (giovane per modo di dire perché è arrivato alla laurea a 30 anni) e rastrellare consenso, chi sarebbe tanto fesso da non farlo?

Ai piani alti della Difesa si sono detti: taglia oggi, taglia domani, ci chiameranno Forze Disarmate. Un riparo potrebbe essere il ripristino della naia ma senz’armi, per carità.

Quando c’era l’obbligatorietà, i giovani potevano scegliere di svolgere un servizio civile sostitutivo di quello militare (si chiamavano “obiettori di coscienza” e i vecchi reazionari commentavano: «Chi non è buono per il re, non è buono nemmeno per la regina»). Finita l’obbligatorietà finì anche il servizio civile, ma (grande Italia!) qualcuno aveva pensato già nel 2001 a fondare il Servizio Civile Nazionale (aperto anche alle donne) per dare agli italici virgulti la possibilità di fare cooperazione internazionale, di lavorare a tutela del patrimonio nazionale e via impegnandosi.

I CONTI SONO ALTI

Ho cercato un po’ di numeri, tanto per farci un’idea.

Dal 2001 al 2015 i progetti di servizio civile finanziati sono stati 34.593 e 349.066 i giovani “arruolati”.

Ovviamente è dal Sud che arriva circa la metà dei giovani (non sono più “impegnati” ma più disoccupati) e il servizio è visto come una grande opportunità (più di cinquemila quelli che sono riusciti a farsi mandare all’estero).

Chi resta in Italia si mette in tasca circa 435 euro al mese, mentre oltreconfine c’è l’aggiunta di una indennità giornaliera.

Il senatore Pinotti è stato chiarissimo: «Il sistema Difesa intreccia il sistema industriale, ma non è facile parlare in Italia di Difesa, di spese per la Difesa».

È senz’altro più facile parlare di spese fatte per giovani impegnati a fare del bene.

Giuseppe Spezzaferro

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