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Trump cerca l’armistizio con Francesco

Il presidente Usa Donald Trump è stato in visita di stato in Arabia Saudita (dove ha venduto armi con una prima tranche di 110 miliardi di dollari) e in Israele (dove non si sa cos’abbia comprato e/o venduto). Oggi arriva in Italia. A fare cosa? Qui non viene in visita di stato e nemmeno in visita ufficiale. È una scampagnata privata in attesa di andare a Bruxelles per il summit della Nato (dove, tanto per cambiare, si parlerà di soldi) e poi a Taormina (26/27) per il G7 (dove si parlerà indovinate di cosa?).

L’uomo attualmente più potente della Terra sbarca a Roma costringendo le “competenti autorità” a incredibili e costosissime misure di sicurezza. Al Quirinale è tutto pronto per la mezzoretta di colloquio e l’ufficio stampa ha già fatto sapere che non ci sarà nessuna dichiarazione ufficiale giacché la visita è “privata”.

Cos’avranno mai da dirsi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’inquilino della Casa Bianca, dio solo lo sa. Secondo me è una manfrina per nascondere il vero motivo delle 19 ore di sosta italiana dell’Air Force One a Fiumicino. E il motivo è che Trump andrà in udienza dal Papa.

IL PAPA E IL PRESIDENTE

Ho settant’anni e non mi pare che gli altri papi siano stati “critici” (ed uso un eufemismo) con Washington come lo è Francesco, un prete che ha dimostrato di essere diverso già dal primo giorno non aggiungendo un ordinale al nome. Lui è come Napoleone che sarà chiamato dagli altri Napoleone I perché era arrivato Napoleone III. Questo papa sarà chiamato Francesco I quando ci saranno stati un secondo, un terzo etc. Al momento tutti i parametri indicano che tra due secoli la Chiesa di Roma starà ancora lì, potente e pimpante. Ma questo è un altro tema e torno a Trump.

Il presidente americano (si dovrebbe dire, come mi correggeva Giorgio Braccialarghe, nordamericano..) ha preso voti dall’elettorato cattolico e cristiano in genere. Le sue scomposte reazioni alle parole fustigatrici di Francesco gli hanno fatto perdere una marea di consensi e lui ha bisogno di tutto l’appoggio possibile per evitare di essere sfrattato dal 1600 di Pennsylvania Avenue. Il fronte che lo sta contrastando è fortissimo: dispone dei grossi calibri dell’establishment, dei cannoni a tiro rapido dei media “illuminati”, dei siluri subacquei dei professori universitari. Se si aggiunge la fanteria corazzata cattolica, Trump è perduto.

La terminologia bellica non è esagerata. Negli Usa si ammazzano per davvero. Non sono come i nostri politicanti che litigano nel salotto tv e poi vanno a cena insieme. A parte i cosiddetti antifascisti militanti, in Italia non ci sono gruppi di fanatici assetati del sangue degli avversari.

SORRISI PER UNA FOTO

Dunque, Trump ha bisogno del Papa. Dicono che sia un uomo grossolano ma di certo il milionario newyorchese è più intelligente del Piccolo Padre Stalin, il quale chiese di quante divisioni disponesse il Papa per far sapere che non aveva paura.

Chi non teme il Papa è uno stupido presuntuoso. Ne sanno qualcosa Re e Imperatori che hanno dovuto farci i conti. Perfino il mangiapreti Mussolini dovette assicurargli soldi e privilegi per non averlo per nemico.

A Trump sarà sufficiente farsi fotografare a tutta chiostra con un Francesco sorridente e il gioco è fatto. Che cosa combineranno i due resterà riservato come il colloquio del re degli Unni Attila (che dove passava non cresceva più l’erba) con Leone I, poi chiamato San Leone Magno. Il condottiero vittorioso fece marcia indietro e gli storici ancora litigano per spiegarne i motivi. Io mi limito ad aggiungere che una preda è destinata ad essere depredata: non passarono nemmeno tre anni e Roma fu comunque saccheggiata dai Vandali di Genserico. La Chiesa imparò che per tenere Roma al riparo era necessario circondarla di solide mura difese da agguerriti soldati. Ma anche questo è un altro tema.

STAMATTINA UN WARNING PAPALE

Da quel poco che so di Storia mi sento di prevedere che domani in Vaticano sarà firmato un armistizio e non una vera pace. Il tempo che durerà l’accordo dipenderà da Trump. Il Papa non recede. Oggi, alla meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Francesco ha ripetuto che «il cattivo spirito preferisce una Chiesa tranquilla senza rischi, una Chiesa degli affari, una Chiesa comoda, nella comodità del tepore, tiepida». Nel caso il destinatario non l’avesse capita, ha aggiunto  che «una Chiesa senza martiri dà sfiducia; una Chiesa che non rischia dà sfiducia; una Chiesa che ha paura di annunciare Gesù Cristo e cacciare via i demoni, gli idoli, l’altro signore, che è il denaro, non è la Chiesa di Gesù».

Il presidente nordamericano è avvertito: lasci a Villa Taverna il blocchetto degli assegni e sfrutti la mezz’ora di udienza (concessagli nonostante il ritardo con cui l’ha chiesta) per smorzare i toni soprattutto sull’immigrazione.

GENTILONI A CASA DELL’AMBASCIATORE

E il presidente del Consiglio pro tempore Paolo Gentiloni? Beh, lui avrà l’onore di essere ricevuto nella splendida magione dell’ambasciatore Usa adiacente a Villa Borghese. Prevedo a Villa Taverna la ressa delle grandi occasioni (tipo quella del 4 luglio di ogni anno) ma credo che Gentiloni non farà anticamera. Di cosa parleranno lo sapremo quasi subito. Palazzo Chigi assomiglia agli acquedotti italiani che si perdono più acqua di quanta ne trasportino.

Giuseppe Spezzaferro

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