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Pensi di votare per il partito che odi di più o per quello che ti piace di meno?

Legge elettorale: Germanicum made in Forcella

 

Gli elettori italiani andranno a votare con la nuova legge elettorale che il Parlamento si appresta ad approvare. Al momento il dibattito è alla Camera e non so se e quali emendamenti “correggeranno” il testo partorito dalla banda dei quattro (Pd-Cinquestelle-Forza Italia-Lega) ma una cosa è sicura: il modello tedesco non c’entra.

Il richiamo alle norme elettorali vigenti nella Repubblica Federale di Germania serve a dare alla gente l’idea che stavolta si lavori alla tedesca, appunto, cioè con serietà e precisione. Soprattutto il Movimento capeggiato da Beppe Grillo ne ha fatto una bandiera, l’ha proposto sulla rete ed ha avuto l’approvazione del popolo grillino: la Merkel è antipatica, ma i tedeschi, si sa, sono seri, hanno deciso i militanti online. Del sistema tedesco, comunque, la legge tradotta in italienisch politichese non avrebbe potuto avere il maggior requisito e cioè la fluttuazione del numero dei parlamentari e questo perché la Costituzione italiana fissa il numero esatto di deputati e senatori. Sarebbe stata necessaria una riforma costituzionale etc. etc.

È rimasto del “sistema tedesco” lo sbarramento al 5% per impedire l’ingresso in Parlamento agli scissionisti di sinistra (Bersani-D’Alema) e di destra (Alfano). Tutto qua. Mi sembra legittimo parlare di un “germanicum made in Forcella”, taroccato alla napoletana.

IL CENSIMENTO VECCHIO

Ci sono quisquilie, bazzecole e pinzellacchere (grande Totò!) che però potrebbero far scattare la tagliola della Corte costituzionale. In testa ci metto la suddivisione dei collegi per eleggere i 630 deputati. La Costituzione stabilisce, infatti, che la suddivisione vada fatta in base ai dati dell’ultimo censimento della popolazione e il testo in discussione alla Camera si basa sul censimento di 26 anni fa!

Possibile che la fretta abbia nascosto questo macigno di anticostituzionalità? La banda dei quattro (famosa quella cinese che si formò dopo la morte di Mao) se l’è cavata lanciando la palla al governo. Emanuele Fiano, relatore per la maggioranza, ha infatti annunciato: «Il testo reca, altresì, una delega al governo, da esercitare entro il tempo di 12 mesi, per la rideterminazione dei collegi uninominali secondo i criteri e i princìpi direttivi ivi indicati, previo parere parlamentare. Si prevede, inoltre, da parte dell’esecutivo l’aggiornamento dalla composizione della commissione nominata per la rideterminazione dei collegi con cadenza triennale, la quale è chiamata, sulla base delle risultanze del censimento della popolazione, a formulare indicazioni per la revisione dei collegi medesimi, riferendo al governo».

Come al solito, il periodare è contorto e involuto ma il senso è abbastanza chiaro: noi non abbiamo avuto tempo, ci pensi il governo a fare i calcoli giusti.

GENTILONI FAREBBE HARAKIRI?

Non vivo più nel triangolo delle bermude romane (Palazzo Chigi-Montecitorio-Palazzo Madama) e quindi non ho informazioni di prima mano, ma questa delega al governo (cioè a Gentiloni che dovrebbe fare harakiri per settembre) potrebbe essere un boomerang. Mi spiego: il governo potrebbe non trovare il tempo per correggere la legge facendo così saltare l’accordo Renzi-Berlusconi per le elezioni anticipate. Si vedrà.

Altro punto che potrebbe “smuovere” Palazzo della Consulta è quello concernente il meccanismo di non-elezione di un deputato. Mettiamo che un partito non superi la soglia del 5% e mettiamo che uno o più rappresentanti di quel partito siano i più votati nei collegi di appartenenza, cosa succede? Che gli eletti dal popolo dovranno lasciare il posto ad altri. È un’ipotesi assurda? Potrebbe accadere e qui scatterebbe un problema di rilevanza costituzionale. Lo so, non sarebbe la prima volta che la cosiddetta volontà popolare anneghi nel triangolo di cui sopra, ma prima d’ora non era mai stato “legiferato” in tal senso.

LA CHIAREZZA DI FIANO

Emanuele Fiano è stato chiarissimo nell’intervento svolto a Montecitorio: «…sono proclamati eletti per ogni circoscrizione, dapprima, i candidati – ed è questa la più rilevante modifica intervenuta nella discussione di Commissione – che sono risultati primi nel collegio, così che il voto dei nostri elettori, nel collegio, sarà determinante per decidere chi verrà eletto al Parlamento, secondo l’ordine decrescente delle relative cifre individuali percentuali e successivamente, lo ripeto, successivamente, i candidati della lista circoscrizionale secondo l’ordine numerico e, infine, i restanti candidati dei collegi uninominali, i cosiddetti migliori perdenti». Tutto ciò (periodare a parte) dando per scontato che nessun candidato di una lista esclusa dallo sbarramento del 5% risulti il più votato in un collegio.

LA VOCE DEL TRENTINO

Sulle supposte differenze con il Parlamento di “nominati”, sulla faccenda delle preferenze (fino a poco tempo fa limite invalicabile per i Cinquestelle) e su altro, tornerò quando il testo passerà al Senato. Intanto copio e incollo il lamento di Florian Kronbichler, deputato del Trentino Alto-Adige, attualmente in forza al partito degli scissionisti pd, il quale ha parlato della «sfacciata eccezione-privilegio a favore del Südtiroler Volkspartei. Così come già nell’Italicum, dichiarato, poi, incostituzionale dalla Consulta, anche in questo Germanicum la carta geografica elettorale per l’Alto Adige-Südtirol è disegnata su misura del Südtiroler Volkspartei».

Grande questione da approfondire, ma non stavolta.

Giuseppe Spezzaferro

 

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