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Legge elettorale. Non Quadriumviri ma 4 tassisti

La polemica politica si nutre di alcuni temi fissi e Benito Mussolini sta tra i primi posti. È raro che lo si citi a proposito; è per via della cosiddetta cultura antifascista, la quale vegeta sul luogocomunismo con relativo armamentario di falsi storici, verità nascoste e stupidità ereditate.

Nel dibattito a Montecitorio sulla nuova legge elettorale, un deputato ex piddino, lo scissionista Francesco Laforgia, ad un certo punto è sbottato: «Quello che non si può accettare, è che quattro leader che non siedono in questo Parlamento abbiano la priorità rispetto all’autonomia di un Parlamento che deve restare sovrano rispetto a un tema così delicato com’è la legge elettorale».

È vero: nessuno della banda dei quattro (Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini) è un eletto/nominato. Ad avere un quasi patentino di legittimità è il capo della Lega perché è attualmente europarlamentare. Gli altri non sono nemmeno consiglieri circoscrizionali.

NEMMENO LA MARCETTA AL PARCO

Prima che a qualche bella testa di… uovo venga in mente di parlare di Quadriumvirato e di occupazione fascista del Parlamento, ricordo che i quadriumviri facevano capo a Mussolini, mentre i “quattro” fanno ciascuno capo a sé stesso. Il progetto di Emilio De Bono (56 anni), Michele Bianchi (40 anni), Cesare Maria De Vecchi (38 anni) e Italo Balbo (26 anni) fu comune: insieme i Quadriumviri marciarono nel 1922 su Roma.

Silvio Berlusconi (81 anni), Beppe Grillo (69 anni), Matteo Salvini (44 anni) e Matteo Renzi (42 anni) non hanno alcun progetto in comune: nemmeno una marcetta al parco. Si sono messi d’accordo per un solo obiettivo: andare alle elezioni anticipate immaginando ciascuno di ricavarne il massimo del potere.

LA SCOMMESSA

Berlusconi vuole lasciare a piedi gli scissionisti Alfano & soci e Renzi vuole fare lo stesso con Bersani & co. Salvini e Grillo mirano al pieno dei voti (il comico genovese sogna addirittura la presa di Palazzo Chigi). Ecco tutto.

La nuova legge elettorale è il grimaldello con il quale scardinare il Quirinale e fargli inghiottire la fine anticipata della legislatura.

E se la legge si blocca? Con la vicenda altoatesina (la Camera ha approvato a voto segreto un emendamento pericoloso per i seggi Svp-Pd in Trentino-Alto Adige) lo specchio retto dai quattro si è, diciamo, incrinato. Non si è rotto, ma potrebbe non reggere alla prossima incrinatura.

Ai militanti antifascisti, in conclusione, dico di lasciar perdere i Quadriumviri fascisti. Semmai potrebbero rifarsi al film “I 4 del Texas”; ma a chi il ruolo della magnifica Ursula Andress? Lasciamo stare. Meglio “I 4 tassisti”: la comicità era calibrata e lasciava ampi spazi alle interpretazioni di Aldo Fabrizi, Gino Bramieri, Peppino De Filippo e Macario. Sì, credo che il film diretto da Giorgio Bianchi nel 1963 (Berlusconi e Grillo dovrebbero ricordarselo) sia un parametro accettabile: racconta quattro episodi distinti e separati che però fanno a gara a chi fa ridere di più.

Giuseppe Spezzaferro

 

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