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AIDS: in Italia 4.000 infetti in più all’anno

Il virus dell’immunodeficienza umana (HIV, Human Immunodeficiency Virus) in Italia colpisce ogni due ore, facendo ammalare qualcuno di AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome). Le stime ufficiali dicono che i malati di Aids siano più di 130 mila con una crescita di circa quattromila nuovi casi all’anno.

Il fatto è che i nuovi farmaci hanno fermato la strage essendo in grado di tenere la malattia sotto controllo. L’Aids si cronicizza, è curabile ma non guaribile e, senza il morto, non c’è notizia. Questa regola vigente nel mondo della carta stampata è “aurea” nel sistema dell’infotainment: è diventato poco “remunerativo” fare servizi televisivi strappalacrime raccontando «l’ennesima vittima di questa peste del XX secolo».

Le vittime ci sono ugualmente ma non muoiono più come mosche e sono sparite dal radar del cronista a caccia della brutta notizia, che è l’unica a fare notizia.

La “peste del XX secolo” dovrebbe meritare, invece, l’attenzione dei media non fosse altro perché i casi di infezione dovuti al sesso sono l’80% e più. I tossicodipendenti hanno smesso di passarsi le siringhe infette, ma gli omosessuali continuano a fare sesso senza usare il preservativo. Nell’universo gay, dunque, la malattia si espande senza rimedio.

CINQUANTENNI A RISCHIO

Un altro dato che fa pensare è che circa il 20% delle nuove diagnosi d’infezione da Hiv riguarda soggetti con più di 50 anni di età (nel periodo 2009-2011, era il 14%). La vita sessuale è stata allungata da pillole e stimolanti vari e così non sono più soltanto i giovani ad avere necessità di essere informati sulla pericolosità di avere rapporti sessuali non protetti.

Serve più informazione e ci vuole il coraggio di fare leggi ad hoc. In Francia, per esempio, è vietato donare il sangue a chi ha rapporti omosessuali. I gay hanno strillato alla discriminazione, hanno evocato lo spettro della caccia alle streghe, hanno tirato in ballo i diritti dell’uomo, ma niente da fare: il legislatore francese non ha fatto marcia indietro (la Francia non è l’Italia). Alla fine hanno fatto ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), la quale però ha dichiarato pienamente legittima la “discriminazione dei gay”, considerando che il tasso di contagio da Hiv è 200 volte superiore a quello registrato tra gli eterosessuali. Tra parentesi, la Corte ha anche dato ragione ad un cittadino francese, ammalatosi di sclerosi multipla, che aveva dato la colpa ad un vaccino contro l’epatite B prodotto dalla “Sanofi Pasteur”. È una sentenza che dichiara un nesso di causalità tra un vaccino e una malattia, perciò non ci vuole la palla di vetro per prevedere che darà di nuovo fiato in Italia ai grillini cacciatori di vaccinazioni.

TRUMP SE NE FREGA DELL’AIDS

Ma torniamo all’Hiv-Aids con una notizia che arriva fresca fresca dagli Stati Uniti, dove la guerra dei media e dell’establishment “illuminato” contro il presidente non s’è mai fermata un giorno. Con il titolo “TRUMP DOESN’T CARE ABOUT HIV. WE’RE OUTTA HERE”, Scott Schoettes a nome del Presidential Advisory Council on Hiv/Aids ha denunciato sul settimanale “Newsweek” (http://www.newsweek.com/trump-doesnt-care-about-hiv-were-outta-here-626285) che «The Trump Administration has no strategy to address the on-going HIV/AIDS epidemic, seeks zero input from experts to formulate HIV policy, and—most concerning—pushes legislation that will harm people living with HIV and halt or reverse important gains made in the fight against this disease». Insomma, Trump ha scelto di risparmiare i dollari (e sono miliardi) stanziati dal 2010 in poi dall’ex presidente Obama per la lotta contro l’Hiv-Aids, provocando così le dimissioni di Schoettes e di altri cinque membri del comitato creato sette anni fa.

Gli esperti dicono che le nuove infezioni negli Stati Uniti sono circa 50 mila all’anno (attualmente i malati superano il milione e 200 mila).

Mi verrebbe da dire che ci sono Paesi nei quali, pur con differenziazioni, ancora vincono i “superiori interessi della nazione”, ma a pro di che?

Giuseppe Spezzaferro

 

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