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Sul cartello, Dracula ricorda all'automobilista che non è immortale e che la velocità uccide

Dracula fatto in Bangladesh

L’Hotel Castel Dracula è come la Sfinge taroccata di Las Vegas. Dal grosso portone di legno antichizzato fino al sotterraneo semibuio dove un addetto strattona il turista regalandogli uno spavento da mettere tra i souvenir, l’edificio è senza storia e senza uno straccio di leggenda. Tra Valacchia e Transilvania, il castello con più titoli, non fosse altro perché è un autentico manufatto del 1300, è quello di Bran. Imponente e affascinante ha ispirato allo scrittore irlandese Bram Stoker il luogo abitato dal vampiro protagonista del romanzo ”Dracula”.

Tra i tanti manieri, autentici e non, che rivendicano di essere stati la casa del conte Dracula non c’è quello di Poenari. Eppure fu questa fortezza la magione del voivoda Vlad III di Valacchia, l’impalatore, diventato Dracula nel 1897 quando uscì il romanzo di Stoker.

La fortezza di Poenari è un rudere in attesa di restauro e spero tanto che non ne facciano un altro baraccone da Disneyland.

Il portone dell’Hotel Dracula

Torniamo all’hotel di Piatra Fantanele (una cinquantina di km da Bistrita) dove ritratti spaventevoli (ma per chi?) di Dracula e teschi di plastica in vendita a cifre da amatori non creano nemmeno quel minimo di atmosfera che da ragazzini ci spaventava camminando nel “tunnel degli orrori” al Luna Park.

La vetrinetta degli “orrori”

All’esterno c’è un mercatino dove si vende di tutto un po’ (ma se cercate cartoline dovete andare a Sighisoara). Ci sono magliette con il volto di Dracula fatte in Bangladesh e oggettini di plastica e di ceramica provenienti da ogni dove tranne che dalla Romania. Il turismo non ha confini e la globalizzazione dei souvenir la fa da padrona. L’artigiano è in via d’estinzione per cui l’artigianato è un prodotto di fabbrica (rigorosamente localizzata dove la manodopera costa pochi centesimi).

A differenza dell’Italia, dove anche nei mercatini si vendono limoni importati dalla Spagna e uova del Cile, in Transilvania i prodotti della terra sono rumeni. Il giallo dei peperoni è un vero marchio d’origine, fragole, mirtilli, ciliegie, broccoli è un tripudio di colori e sapori saporosi. A tavola stravincono il maiale fatto in mille modi e le patate (cartofi piure, il purè di patate, è una delizia). Le birre locali appartengono ad una multinazionale britannica, proprietaria anche della Peroni (che va forte). I vini sono quasi tutti sauvignon e chardonnay in bottiglia. Se si ha fortuna, si può bere un buon merlot a caraffa.

A tavola, il sindaco di un piccolo centro nell’area di Cluj-Napoca parla della massoneria e del suo progetto di dominio mondiale, poi lancia accuse contro la Russia colpevole di voler comprare la Romania e afferma che l’ingresso nell’area euro è cosa fatta proprio per impedire l’egemonia russa.

 

Ah!, per la precisione, Vlad III di Valacchia era figlio di Vlad II Dracul, della Casa dei Draculesti, membro dell’Ordine del Drago, difensore dei confini cristiani dall’invasore musulmano.

Vlad III nacque nel 1431 a Sighisoara, splendida cittadina medievale perennemente affollata di turisti, dove morì nel 1477.

La casa natale di Vlad l’Impalatore oggi è un ristorante

Fu noto in Europa come Vlad Tepes, Vlad l’Impalatore, perché era spietato in battaglia e sanguinario con i prigionieri. Buonismo a parte, riuscì a fermare più volte l’avanzata di Maometto II stroncandone le mire espansioniste sull’Europa.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

 

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