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Hitler, lo ius sanguinis e il “pericolo nero”

Mi pare che allo stato attuale (qualcuno mi corregga, se sbaglio) l’unica “razza pura” in circolazione sia quella ebraica. L’unico popolo che nel corso dei millenni non si è mischiato a nessun altro è quello eletto da Jahvè. I matrimoni di ebrei con non ebrei non sono stati mai frequenti. E così dicasi delle conversioni con relativa circoncisione.

Mi dicono che Israele (lo Stato con capitale Tel Aviv, non il popolo del Pentateuco) stia incoraggiando l’immigrazione di giovani e belle donne per incrementare il tasso di crescita demografica. Quindi anche la “razza ebraica” sparirà per lasciare il posto a soli fedeli della religione di Mosè. Fra massimo un secolo, non ci saranno più in circolazione razze “pure”.

I razzisti dell’ultim’ora se ne facciano una ragione e la piantino di blaterare di razze.

ARMINIO FU UN TRADITORE…

A maggior chiarimento, invito a fare un ragionamento sulla razza ariana e sulla politica razziale della Germania nazionalsocialista.

È vero che erano favoriti gli accoppiamenti tra biondone dai fianchi ubertosi e biondoni dalle mascelle quadrate: la selezione di una nuova razza di ariani dagli occhi blu era fortemente sostenuta da Berlino. Circolava la convinzione che un essere umano biondo, alto e dagli occhi chiari fosse più intelligente e più capace di uno bassino, dai capelli scuri e gli occhi marroni. Ci credevano e, di fronte alla fede, faccio sempre tanto di cappello. Il mito del vittorioso Arminio a Teutoburgo era una sorta di catalizzatore per mitologie nordiche d’ogni tipo. La restaurazione del dominio ariano faceva battere i cuori di milioni di tedeschi.

Fin da quando frequentavo le medie, la cosa mi pareva stupida. A Teutoburgo, i Romani erano stati sconfitti dal tradimento di Arminio che li aveva guidati nella trappola carpendo la loro buona fede e i giganteschi spaventevoli Germani erano stati sottomessi dai legionari di Roma finché s’erano convertiti alla “vera fede” diventando difensori dell’Occidente dalle invasioni cosiddette barbariche.

…E VERCINGETORIGE UN VINTO

Sul campo di battaglia di Alesia giganteggia una statua di Vercingetorige fatta erigere da Napoleone III. È il simbolo di un popolo che combatté per non essere sottomesso da Roma, ma Vercingetorige fu sconfitto (in battaglia e senza trucchi). È come se il governo Ricasoli avesse dedicato una statua all’ammiraglio Persano dopo la sconfitta di Lissa o il governo Orlando ne avesse dedicata una a Luigi Cadorna dopo la disfatta di Caporetto (in proposito successe di peggio perché il generale Pietro Badoglio, coautore della sconfitta, fece una splendida carriera). Comunque, la resistenza del re degli Arverni serviva alla propaganda del neoimperatore dei Francesi come le leggende risorgimentali servirono al Fascismo nel tentativo di inoculare nel popolo italiano un po’ di orgoglio nazionale.

Sono arrivato al punto, ma prima completo la citazione relativa al razzismo teutonico. Lo faccio sottolineando che Adolf Hitler non era un modello di bellezza ariana e nemmeno Himmler o Goebbels… forse Goering ci si avvicinava di più. Questo per dire che la Germania era guidata da uomini che non c’entravano per niente con la pura razza ariana (se la razza si identifica con i connotati fisici, beninteso).

TANTI POPOLI IN UNO

E vengo ai combattenti per lo ius sanguinis. Dico subito che l’orgoglio nazionale italico (pallone a parte) è rimasto un sogno di Benito Mussolini e che dalla sconfitta/vittoria della seconda guerra mondiale abbiamo visto rivendicare l’orgoglio padano o siciliano ma mai quello italiano. In realtà, la nazione-Italia non è mai esistita. Le differenze di lingua, di usi e costumi, di cibi e di vini che esistono tra le regioni e spesso tra singoli comuni sono la vera eredità del nostro passato che è soprattutto un passato multirazziale. Dal Nord al Sud, le popolazioni stanziali si sono incrociate con Longobardi e Normanni, Aragonesi e Angioini, Bizantini e Arabi… forse qualcuna delle genti di montagna ha subito minori innesti di sangue, ma tutte le italiche genti hanno mescolato il loro sangue con quello dei popoli che le hanno sottomesse. Non parlo soltanto degli stupri collettivi (com’è successo alla donne laziali violentate dai marocchini “liberatori” oppure ai ragazzini napoletani nelle mani degli afroamericani), mi riferisco invece ai matrimoni volontariamente consumati, alle alleanze tra popoli diversi che poi diventavano uno solo, agli innesti successivi di sangui diversi.

Comuni e Signorie, Regni e Ducati, Repubbliche e Catenapati… le genti d’Italia si organizzarono (o furono organizzate) in mille diversi organismi, alcuni dei quali sopravvissero fino alla proclamata “unità” del 1870 con i bersaglieri a Roma.

L’EUROPA DAI MOLTI SANGUI

Da quelle mille unità statuali, nacquero condottieri e artisti, uomini politici e filosofi, scienziati e religiosi, navigatori e ingegneri che hanno contribuito alla grandezza dell’Europa, cioè del mondo. Sono migliaia di uomini. Qui ne cito uno perché c’è una curiosità a me nota da pochi giorni. È il principe Eugenio di Savoia, generale del Sacro Romano Impero che, tra l’altro, consegnò all’Austria la Valacchia portando i confini imperiali alla massima espansione. Ebbene in quelle terre, il grande stratega mille volte vittorioso pare avesse fondato il primo birrificio, stando alla dicitura sui bicchieri in una trattoria a Poiana Negrii in Moldovia.

Eugenio di Savoia, primo industriale della birra in Romania

Il sangue “italiano” scorreva nelle vene di regnanti di Francia e di Spagna, di Germania e d’Austria. Se andate in Quebec trovate i discendenti dei piemontesi che nel 1665 andarono a combattere gli indiani a fianco dei francesi.

L’ACCOPPIATA CHE NON PIACE

Ho visto un filmato dove una donna (bionda, mi pare) veniva posseduta da un negro (parola italiana non offensiva come negli Usa) e la cosa m’ha dato fastidio non soltanto perché l’accoppiamento si consumava in pieno giorno sul marciapiede della stazione Termini a Roma. Avrei provato la stessa sensazione se l’uomo fosse stato un cinese? Probabilmente è questo tipo di mescolanza di sangue (cioè negro su bianco) che scatena i difensori dello ius sanguinis. Forse hanno ragione loro a voler difendere la donna italiana dall’orda nera, ma quella che ho visto nel filmato era una donna beatamente consenziente.

Giuseppe Spezzaferro

 

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