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Boldrini, Fiano&co: al rogo le t-shirt di CasaPound

La presidente della Camera Laura Boldrini ha fatto diffondere una foto nella quale, sorridente e rilassata, mostra la tela di Mario Sironi appesa nell’ufficio che lei attualmente occupa a Montecitorio. L’immagine dovrebbe testimoniare della sua non-volontà di distruggere le opere del Ventennio fascista, in quanto Sironi fu notoriamente artista fascista.

Le polemiche sulla furia distruttrice della presidente sarebbero state, a quanto pare, frutto di un inganno mediatico. Non ho motivi per pensare che Laura Boldrini sia una bugiarda, abbia fatto marcia indietro, tenga due piedi in una scarpa o sia una provetta artigiana di altri analoghi imbrogli da politicante. Lei ha strizzato l’occhio ai partigiani con un sassolino lanciato nello stagno delle cronache estive e questo ha scatenato editorialisti di ogni genere numero e caso. Non so quanti vecchi partigiani siano ancora in vita, ma so che lo statuto dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia (Anpi) prevede l’iscrizione di chiunque dichiari di condividere gli “ideali partigiani” e che è, perciò, candidata all’eternità (e in eterno, a quanto pare, godrà dei pubblici finanziamenti).

Sull’impegno di militante antifascista della presidente non c’è nulla da eccepire. Le sue interviste fanno testo come i suoi interventi. Tempo fa se la prese con l’obelisco al Foro Mussolini, con pudore postbellico ribattezzato Italico, perché reca la dicitura Dux (che la stragrande maggioranza di giovani e non più giovani manco sa cosa significhi) la quale offende le coscienze democratiche, partigiane e via salmodiando in sperimentate liturgie aggreganti.

L’ETERNA DAMNATIO MEMORIAE

La “damnatio memoriae” è stata per millenni la prassi adottata dai vincitori nei confronti dei vinti.

Non sono un esperto in materia, ma tra i miei appunti ho ritrovato una nota a proposito di una regina egizia, Hatshepsut, Faraone di sesso femminile, che fu una grande sovrana negli anni intorno al 1500 avanti Cristo (fate il conto quanti secoli fa). Hatshepsut fu condannata dal successore Thutmose III alla damnatio memoriae, cioè ad essere dimenticata.

Il Faraone (politically correct di sesso maschile) ne fece scalpellare il nome da pareti, colonne e palazzi.

L’appunto mi serviva a dimostrare quanto lungo e spinoso era stata la marcia delle donne verso la parità dei diritti. Con Laura Boldrini siamo al ribaltamento completo: stavolta è una donna che vuole la damnatio memoriae di un uomo. Anzi, addirittura di un intero periodo di storia patria.

Ciò che fanno i vincitori è da millenni, dunque, eguale a sé stesso: chi vince ha ragione, è buono, è moralmente ineccepibile; lo sconfitto, invece, è malvagio, è immorale ed ha torto marcio. Di straforo, annoto che unica eccezione che mi risulti sia relativa ai nativi americani il cui genocidio non è strillato come la solita vittoria del bene sul male. E, sempre di straforo, registro l’indignazione mondiale contro i talebani che distruggono opere d’arte da loro definite “opere del demonio”. I talebani di casa nostra parlano del “male assoluto” con pari impegno.

Non so quanti palazzi d’Italia (stazioni ferroviarie, ministeri, prefetture, lungomari, quartieri urbani…) dovranno essere cancellati perché la damnatio memoriae del Fascismo e del Dux sia di completa soddisfazione per i vincitori, ma è facile prevedere che si profilerebbe un megabusiness: scavatrici, ruspe, cariche di dinamite, ingegneri, tecnici, operai e cioè appalti, bustarelle, voto di scambio etc. etc.

LA LEGGE CHE TUTELA I BENI CULTURALI

In attesa che comincino i lavori di sbancamento di mezza Italia, diamo uno sguardo al “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n°42).

Leggiamo l’art.10 (Beni culturali) comma 1:

«Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico».

Poi, l’articolo 12 (Verifica dell’interesse culturale) precisa:

«Le cose immobili e mobili indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, sono sottoposte alle disposizioni del presente Titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2». E il comma 2 spiega: «I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assicurare uniformità di valutazione». Il comma 4 conclude:

«Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato riscontrato l’interesse di cui al comma 2, le cose medesime sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del presente Titolo».

ANTIFASCISTI, DRIBBLATE LA LEGGE

In breve: gli antifascisti militanti preparino i dossier che spieghino perché il quartiere della Garbatella a Roma oppure il Colosseo Quadrato all’Eur o il Palazzo di Giustizia a Milano… non abbiano rilevanza culturale in modo da applicare il comma 4 e ordinarne la distruzione.

Immagino che dovrebbe essere agevole per i compagni (ma sono ancora innamorati del realismo socialista?) dimostrare, per esempio, che lo Stadio Littorio (ribattezzato Vestuto) a Salerno non abbia alcun interesse artistico, storico o archeologico. La vedo un po’ ardua la dimostrazione che sia anche privo di interesse “etnoantropologico”. Per gli antifascisti militanti, purtroppo per loro, l’elemento etnoantropologico è inscindibile dal Ventennio fascista e dalle sue realizzazioni.

Comunque, mai dire mai. Se si applicano e studiano, hai visto mai che non riescano ad inventarsi un qualche sotterfugio?

LA DEMOCRAZIA IN PERICOLO

Al momento debbono accontentarsi della cosiddetta legge Fiano. La proposta è firmata dai deputati (copio e incollo dal sito della Camera):

FIANO, CIMBRO, VERINI, ALBANELLA, AMATO, ARGENTIN, ARLOTTI, BLAŽINA, BONOMO, BRAGA, BRANDOLIN, CANI, CAPONE, CARRESCIA, CASATI, CENNI, COSCIA, CRIVELLARI, D’OTTAVIO, DI SALVO, FEDI, KRONBICHLER, CINZIA MARIA FONTANA, FREGOLENT, GADDA, GARAVINI, GASPARINI, GHIZZONI, GIACOBBE, GRASSI, GRIBAUDO, IACONO, LA MARCA, LACQUANITI, LAFORGIA, LATTUCA, LODOLINI, MALPEZZI, MANFREDI, MANZI, MARCHI, MELILLA, META, MINNUCCI, MONGIELLO, MORANI, MORETTO, MURA, NACCARATO, NARDI, NARDUOLO, GIUDITTA PINI, PORTA, PRINA, ROMANINI, GIOVANNA SANNA, SBROLLINI, SCHIRÒ, SCUVERA, SENALDI, TERROSI, VICO, ZAMPA, ZAN

È composta da un solo articolo. Eccolo:

Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente: «ART. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

A distanza di 72 anni dalla fine della seconda guerra mondiale (e dall’uccisione di Mussolini), la democrazia è in pericolo. Non perché più della metà della popolazione s’è rotta le palle e nemmeno va a votare. Non per colpa di una potente oligarchia economico-finanziaria che pilota la nave Italia. Non perché il ceto politico generato dal golpe mediatico chiamato Tangentopoli sia composto in massima parte da pressapochisti politicanti ignoranti con nemmeno un centesimo di nobiltà nelle strategie rampanti. E nemmeno perché… l’elenco è lunghissimo e va dagli acquedotti che fanno acqua alla scuola ridotta a diplomificio, dalla sanità funzionante soltanto per i ricchi alla giustizia ridotta peggio degli acquedotti… No, lorsignori sono preoccupati della minaccia rappresentata dai calendari con il faccione del Duce e dalla vendita di cartoline con la dicitura “O Roma, o morte”.

Banditi i portachiavi con la miniatura del fascio littorio, bruciati i libri di Adolf Hitler, sciolte nell’acido le magliette di CasaPound, finalmente la democrazia italiana potrà guardare serena alle prossime elezioni.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

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