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Consip. Il Capitano Ultimo fuori dai servizi segreti

C’erano una volta… i servizi segreti deviati. L’aggettivo (s)qualificativo denunciava che le barbe finte, gli 007 di casa nostra, avevano inquinato prove, seminato false piste, deviato, per l’appunto, le indagini. Poi, finita l’orgia di bombe false e, purtroppo, anche autentiche, per le quali le famigerate “frange estremiste” (ovviamente di destra) avevano “goduto” dell’appoggio dei servizi, non se n’è più parlato. I servizi deviati sono spariti.

Sarebbe stato bello se la parola fine sulle complicità servizi-estremisti fosse stata scritta per un improvviso ritorno al Diritto. Mi spiego: il diritto, quello vero, cioè quello romano, riconosce la responsabilità personale e non quella tribale, collettiva. In breve: se uno o più 007 attuano una propria strategia in vista di un obiettivo fecondo in tutti i sensi, non per questo si possono accusare della stessa colpa tutti gli 007. Un paio o anche più agenti segreti “deviati” vanno trattati come mele marce in un paniere di mele sane. Invece, per anni politicanti, magistrati e, ahimè, giornalisti hanno gettato merda sull’intera organizzazione dei servizi. Erano deviati, punto e basta.

SINGOLE DEVIAZIONI

La fine dell’operazione-guano, dunque, non è stata causata da un improvviso ritorno al Diritto, ma per motivi meno nobili. Che qui non è il caso di trattare perché il tema è il “ritorno” del Capitano Ultimo (non di Raoul Bova, ma di quello vero, cioè il colonnello Sergio De Caprio) nei ranghi dei carabinieri.

La notizia è stata data dal quotidiano “Il Tempo”, rilanciata dall’Ansa e riportata poi da tutti i media. Io ne sto parlando non per informazione diretta ma dopo aver letto alcune corrispondenze. Questo per dire che non ne so più di altri e che stavolta nessuno parla – e correttamente – di servizi segreti deviati. Sotto tiro ci sono delle singole persone e non un’intera organizzazione.

Il “ritorno” del colonnello (e della ventina di uomini della sua squadra) all’Arma fa notizia perché ci sono stati alcuni fatti che qualche ombra l’hanno gettata. È stato scoperto che un ufficiale dei servizi aveva “truccato” l’intercettazione che aveva messo nei guai il papà di Matteo Renzi. S’è saputo che alcuni investigatori del tribunale sono rimasti in contatto con loro colleghi passati ai servizi. Insomma, sono emersi un po’ di elementi nient’affatto chiari a proposito di un’inchiesta relativa alla Consip (la “Concessionaria servizi informativi pubblici” diventata la “Centrale acquisti della pubblica amministrazione”; roba da decine di miliardi di euro l’anno) che ha rivisto sulla scena il magistrato Henry John Woodcock, il quale ha poco o nulla della riservatezza anglosassone. È andato più volte sulle prime pagine per una serie di inchieste a forte impatto mediatico (finite in gran parte nel nulla) attirando perfino le attenzioni, lui pm a Napoli, dei pm di Roma che l’hanno interrogato per circa sei ore.

L’ITER DEL COLONNELLO DE CAPRIO

La faccenda è intricata. Assai. Ci sono, ripeto, intercettazioni truccate, fughe di notizie riservate, agenti segreti coinvolti…

Ma che c’entra Ultimo?

Il colonnello era diventato vicecomandante del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, e in questa veste aveva collaborato con il pm Woodcock. Poi era entrato nell’Aise, l’Agenzia informazioni sicurezza esterna, cioè gli 007 che operano all’estero. A lui ed ai suoi collaboratori, però, il direttore dell’Aise Alberto Manenti aveva affidato il “reparto sicurezza”, cioè l’ufficio interni del servizio. In pratica, quelli che nei polizieschi americani indagano sui colleghi poliziotti corrotti.

Pare che, nonostante i nuovi compiti, gli agenti avrebbero continuato ad occuparsi di Consip e dintorni.

Il colonnello De Caprio ha annunciato querele. Ha dichiarato testualmente: «Da questo momento, diamo mandato ai nostri legali di affrontare le strumentalizzazioni e le insinuazioni che vengono diffuse, nelle sedi più opportune». E mi fermo qui.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

 

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