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Drammi estivi: la dieta passa, la pancia resta

L’incubo della “prova costume” è il patrigno di tutte le diete. La maggior parte degli italiani spera che le vacanze cancellino fatiche e preoccupazioni, che siano una mano santa per recuperare energie perdute, che portino distrazioni e divertimento. “Sogni” che appaiono più realizzabili se spariscono pance e cuscinetti di grasso.

Le diete da fame hanno come unico risultato una voglia impetuosa di cibo. Il fatto è che, non appena arrivano all’organismo meno calorie, il metabolismo ci si abitua e brucia meno calorie. Risultato: il chilo perso è composto di tanta acqua e poco grasso. E lo si recupera (con gli interessi) in una manciata (stavo per dire mangiata) di ore.

Che fare, dunque? La ricetta più efficace per riprendere il peso-forma è un mix di comportamenti corretti. Si può saltare la cena una volta a settimana, fare una giornata di digiuno (ma in silenzio, sennò non vale), bere minimo un litro e mezzo di acqua al giorno, rassegnarsi a tisane e minestrine (puliscono l’intestino) e mangiare – udite! udite! – cinque volte al giorno. Io l’ho fatto per un mese (altrimenti non mi avrebbero fatto un esame medico) e vi posso assicurare che funziona. Ovviamente i cinque pasti non possono essere composti da fritture di calamari, spaghetti con le cozze, gelati al cioccolato, coca-cola a gogò e via strafogando. Tocca organizzarsi un menù articolato, variegato, completo, ricordando che una dieta povera di grassi costringe l’organismo a consumare proteine, che vanno privilegiati pesci arrosto, olio d’oliva e frutta secca. Dormire poco fa male e fare una mezzoretta di passeggiata fa bene. È scientificamente dimostrato che troppa attività fisica fa aumentare i radicali liberi e provoca un precoce invecchiamento.

Invece di affidarsi a guru delle diete e a settimanali patinati, sarebbe preferibile rivolgersi ad istituti scientifici come il Cra-Nut, il Centro di ricerca per gli alimenti e la Nutrizione.

Sul sito web ci sono le linee guida per una sana alimentazione, continuamente aggiornate, spiegano all’Istituto «in base alla continua evoluzione delle conoscenze scientifiche circa il ruolo dei singoli nutrienti e di vari componenti minori, e i relativi bisogni e rapporti reciproci nell’ambito di una dieta equilibrata». Il mutamento degli orientamenti alimentari e degli stili di vita avviene in una società che, mentre dimostra sempre più attenzione alle correlazioni fra alimentazione e salute, «vede aumentare sia le patologie legate a una dieta abituale eccessiva e/o squilibrata, sia la confusione e la disinformazione circa ruoli e funzioni di alimenti e di nutrienti».

Particolare attenzione è dedicata ad «alcuni gruppi di popolazione “speciali” in quanto caratterizzati da esigenze nutrizionali specifiche, e per questi motivi più “vulnerabili”. Si tratta di bambini, adolescenti, gestanti, nutrici, donne in menopausa, anziani, una quota di popolazione, quest’ultima, in forte aumento. Sulle modalità di una corretta alimentazione di tutti questi soggetti esiste nella conoscenza comune una notevole confusione di idee». Se si vuole riuscire a realizzare una buona alimentazione, è di importanza fondamentale una corretta valutazione da parte del singolo dell’elenco di “porzioni standard italiane” (http://nut.entecra.it/646/tabelle_di_composizione_degli_alimenti.htm).

«Il Cra-Nut – copio e incollo dal sito – svolge attività di ricerca e innovazione finalizzate alla valorizzazione tecnologica e nutrizionale dei prodotti agroalimentari ed alla tutela della salute umana utilizzando approcci multidisciplinari e innovativi di genomica, metabolomica, analisi sensoriale con particolare riferimento alle interazioni tra alimenti/dieta e uomo/genoma-microbiota, nonché all’informazione ed educazione alimentare mediante definizione delle linee guida, indagini sui consumi alimentari e studi di popolazione».

Il primo passo da fare è informarsi. Dopodiché si fa la dieta.

 

 

 

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