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Pechino finanzia Washington

La crisi dei mutui subprime statunitensi è sostanzialmente crisi di liquidità, tant’è che molte banche centrali (Fed e Bank of England in testa) hanno fatto ai mercati grosse iniezioni di denaro fresco. E’ noto che il Paese che maggiormente sostiene il debito pubblico Usa è la Cina. Il deficit degli Stati Uniti era già nel 2003 finanziato per circa 83% dalle banche centrali e le banche asiatiche (capofila la Cina) detenevano in quell’anno oltre il 70% della liquidità statunitense. Quello che sembra ai più (e strategicamente non è sbagliato) il più grande “nemico” di Washington è da qualche anno in qua la cassaforte che contiene la maggior parte di debito statunitense (e quindi di credito). A conti fatti, il deficit degli Stati Uniti con la Cina è più di un terzo del totale. La notizia che la “China Construction Bank” punta a rastrellare 55,8 miliardi di yuan, pari a 7,4 miliardi di dollari, lanciando un’Ipo, cioè muovendosi per quotarsi in Borsa (lo sbarco sul listino di Shangai è previsto per il 26 settembre 2007) va letta nell’ambito di un “soccorso trasversale rosso”. La Ccb, seconda banca cinese, è controllata all’8,5% da Bank of America.

La commissione cinese di regolamentazione della borsa (China securities regulatory commission) ha detto che venerdì 7 settembre 2007 esaminerà il piano della banca che prevede un’offerta di 9 miliardi di azioni “domestiche”. Gli investitori temono una fuoriuscita di liquidità e una correzione nel breve termine dopo che Pechino ha consentito ai piccoli investitori di acquisire azioni sulla piazza di Hong Kong. Ma la crisi dei subprime preme.

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