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L’Unctad auspica una globalizzazione regolata

L’Unctad (United nations conference on trade and development), l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo ed il commercio, ha dedicato grande spazio nel Rapporto 2007 alla necessità di stabilire regole di compoirtamento. Per impedire una lotta aperta a colpi di manipolazioni di tassi di cambio, livelli dei redditi, tasse o sussidi per la conquista di quote di mercato tra Paesi ricchi e Paesi emergenti “e per impedire che i mercati finanziari guidino nella direzione sbagliata i livelli di competitività delle nazioni”, dice l’Unctad, c’é bisogno che l’economia globalizzata adotti un “codice di condotta” per governare la concorrenza tra di esse. Il “codice” dev’essere parte integrante del sistema di governance globale, in modo da bilanciare il vantaggio di un Paese, prodotto da una costellazione di cambiamenti rispetto ai reali tassi di cambio della propria valuta, rispetto agli svantaggi causati ad altri Paesi che ne siano stati colpiti direttamente o indirettamente. Fluttuazioni nei tassi di cambio che, per esempio, non riflettano effettive variazioni nei tassi d’inflazione, dovrebbero essere soggetti a regole multilaterali perché, secondo l’Unctad, colpiscono il commercio internazionale e i Paesi più poveri proprio come le variazioni nelle tariffe e i sussidi alle esportazioni. In assenza di uno strumento di questo tipo, i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno, dice l’Unctad, di poter contare su una flessibilità di gestione dei propri tassi di cambio e un ventaglio di risposte sufficienti a prevenire l’eccessiva volatilità degli investimenti e dei mercati esteri.

Le economie più solide, dal canto loro, dovrebbero – ed è l’auspicio dell’Unctad – promuovere un sistema di sorveglianza globale giocando un ruolo di governo del sistema monetario internazionale, che preveda anche l’intervento diretto per impedire i crolli monetari improvvisi. L’esperienza passata ha dimostrato che i Pvs con valute forti sono riusciti a prevenire i flussi di capitali destabilizzanti tassandoli o limitandone l’impatto con un intervento diretto sul mercato. Visto che, però, la prospettiva di una soluzione globale di questo tipo è perlomeno lontana, l’Unctad guarda con attenzione crescente alle iniziative di cooperazione monetaria regionale. Una reazione, da un lato, secondo l’Agenzia Onu, al baratro che si è aperto tra l’idea originaria e i risultati attuali di una possibile riforma dell’architettura finanziaria internazionale. Dall’altro, però, è parte di una più ampia tendenza al “regionalismo” che tende a rafforzare le strategie nazionali di sviluppo.

Nel 2007, per il quinto anno consecutivo, l’economia globale sembra volare ancora, con un tasso di crescita atteso del 3,4%. I Pvs, inclusi molti tra quelli più poveri, potranno beneficiare di una forte domanda di materie prime che aumenta. Anche in Africa l’economia continua ad accelerare, anche se i suoi tassi di occupazione non tengono il passo con quelli delle altre economie in espansione. L’Agenzia delle Nazioni Unite prevede che il Pil dell’Africa crescerà di circa il 6% nel corso di quest’anno, mentre America Latina e Asia occidentale rallenteranno attestandosi intorno al 5%. Negli ultimi 5 anni il Pil pro capite in Africa, Asia Occidentale e America Latina è cresciuto del 15%, fatto che l’Unctad legge come un segnale di speranza per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio di Lotta alla povertà che i Paesi membri delle Nazioni Unite hanno deciso di raggiungere entro il 2015. Tuttavia l’Unctad sottolinea che non tutti i Pvs hanno potuto sperimentare un miglioramento di questo genere nel volume, né nella qualità dei propri scambi, perché hanno dovuto combattere con il prezzo del petrolio che è lievitato ma non hanno potuto adeguare proporzionalmente i prezzi dei prodotti che esportano. Le diseguaglianze globali, dunque, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, ancora aspettano di essere risolte, a cominciare dal tasso di disoccupazione che, ad esempio, nell’Africa sub-sahariana non si è ridotto come in molte altre economie in transizione, probabilmente a causa della enorme domanda di lavoro.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, nella prefazione al Rapporto 2007 dell’Unctad, evidenzia che la continua espansione dell’economia globale che si è verificata negli ultimi cinque anni ha permesso a molti Pvs di crescere e di avvicinarsi agli Obiettivi del Millennio di riduzione della povertà ma “anche questo ambiente così favorevole ha delle caratteristiche sconvolgenti, come lo sbilanciamento persistente tra Paesi e il flusso di capitali che costantemente transita da quelli più poveri verso quelli più ricchi”. Ban Ki-Moon spiega che la sfida più importante per i Pvs è “tradurre i recenti guadagni in solidi progressi attraverso un’integrazione positiva nell’economia globale”. Per raggiungere questo obiettivo è cruciale, secondo il segretario dell’Onu “mettere in atto politiche appropriate a livello nazionale” ma anche portare a termine con successo i negoziati commerciali internazionali, attualmente arenati nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto, World trade organization) “con una dimensione di sviluppo rafforzata nelle regole degli scambi globali”. Il segretario delle Nazioni Unite indica uno spazio nuovo possibile anche nelle aree regionali, “dove risposte collettive e coordinate possono offrire possibilità aggiuntive per incrementare la crescita e il cambiamento strutturale del mondo globalizzato”.

Il segretario generale dell’Unctad, Supachai Panitchpakdi, scrive nell’introduzione che i governi dei Paesi più poveri debbono essere “ben consapevoli” di dover valutare “con cautela” le politiche da mettere in campo per trarre i massimi guadagni e limitare i danni che le liberalizzazioni degli scambi e dei mercati potrebbero provocare alle loro economie. L’esperienza degli ultimi 50 anni, rimarca Supachai, “ha dimostrato che la cooperazione regionale non è una condizione né necessaria né sufficiente per sviluppare dinamiche regionali forti, anche se può aiutare a rafforzare le politiche nazionali e l’integrazione regionale derivante, ad esempio, dall’integrazione tra le imprese private”. Questa dinamica però, secondo Supachai, “non viene prodotta automaticamente dalla liberalizzazione degli scambi e dei mercati” nonostante “i potenziali benefici derivanti dalla liberalizzazione commerciale a livello regionale e globale in termini di accelerazione della crescita e del cambiamento strutturale nei Paesi in via di sviluppo”. Una consapevolezza particolarmente importante oggi, spiega il segretario dell’Unctad, “quando cresce la globalizzazione delle economie e gli impegni multilaterali stanno limitando lo spazio politico nazionale e la possibilità di utilizzare gli strumenti tradizionali della politica commerciale”. E Supachai invita i governi dei Pvs a valutare con attenzione le diverse opzioni politiche nelle loro mani “per massimizzare i benefici derivanti dalle maggiori possibilità di scambi che si possono sviluppare, sia all’interno della loro Regione sia tra le diverse Regioni”.

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