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Fmi verso la rivoluzione

Il socialista Dominique Strauss-Kahn, candidato a luglio dal presidente Nicolas Sarkozy alla direzione del Fondo monetario internazionale (Fmi), avuta l’adesione dei Paesi dell’Ue, lancia messaggi in attesa di essere ufficialmente eletto (in ottobre scade il mandato di Rodrigo Rato). Ricordiamo che DSK fu nominato nel 1997, dal premier Lionel Jospin, ministro dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria e che alle recenti presidenziali francesi ha appoggiato Ségolène Royal. Il messaggio è rivoluzionario nel vero senso del termine: DSK chiede una riforma urgente del Fmi per dare ai Paesi emergenti un maggiore potere contrattuale all’interno dell’organizzazione. I Paesi emergenti, infatti, criticano da tempo la prassi (non è infatti una regola scritta) per la quale agli europei spetta la guida del Fmi e agli statunitensi quella della Banca mondiale.

Strauss-Kahn, che è anche docente all’Institut d’études politiques de Paris (l’Istituto di studi politici di Parigi, meglio conosciuto come “Sciences Po”), ha spiegato: “Una nuova geografia economica sta imponendosi e i Paesi emergenti stanno diventando gli attori principali dell’economia, un fattore che dovrà riflettersi nel loro potere di voto all’interno del Fondo”. In realtà, dice DSK, “i Paesi emergenti non si sentono sufficientemente rappresentati nel Fondo. Al fine di dare più legittimità al Fmi a questi Paesi va dato più peso e una maggiore rappresentanza”. In effetti la riforma del Fmi, a cui ha già iniziato a lavorare il dimissionario Rato, risponde alle richieste di Cina e India di avere più voce in capitolo. Secondo Strauss-Kahn i progressi finora fatti in questa direzione non sono sufficienti e si dovrebbe “agire più in profondità” per consentire a questi Paesi di contare di più.

Le dichiarazioni “rivoluzionarie” di Dominique Strauss-Kahn sono anche un alt alla candidatura dell’ex banchiere centrale della Repubblioca Ceca, Josef Tosovsky, appoggiato da Mosca. Il Cremino sostiene che Secondo DSK non avrebbe il background tecnico necessario per occupare il ruolo di numero uno del Fondo monetario internazionale.

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