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Ma Craxi vede Dallas?

Al recente Consiglio Nazionale della DC s’è parlato molto del PSI. Soprattutto s’è parlato di Bettino Craxi. E più di qualcuno ha confessato di soffrire di “sindrome craxiana”.

A Botteghe Oscure, Craxi è più citato di Marx o di Gorbaciov: ai comunisti fa paura la “politica di potenza” varata e gestita dal segretario socialista.

Insomma, i due pilastri dello scenario politico nazionale vivono giorni terribili: la rendita che si sono faticosamente costruiti in decenni di remunerativa contrapposizione frontale si sta riducendo. La nascita del polo socialista ruba spazio ad entrambi. Senza parlare degli altri Partiti. Tutto, comunque, viene ricondotto ad una inopportuna ed imprevista “crisi di identità” dei Partiti tradizionali. Dicono: la società cresce, i cittadini maturano, le istanze si diversificano, la complessità delle domande richiede risposte complesse etc. etc. Si tratterebbe, dunque, di una crisi di crescita? Come il morbillo è una fase della crescita del fanciullo, così questa crescita della società farebbe venire la febbre ai Partiti. E, di conseguenza, alle istituzioni, ai sindacati, al Palazzo.

II Duemila alle porte costringe tutti ad una “revisione”. E’ il momento delle decisioni rapide, delle responsabilità nette, dei progetti che si realizzino, delle scelte senza ambiguità. Al computer non ci si può mettere un pressappochista, un analfabeta. II lavoro di squadra, l’èquipe, ha un solo “terminale”: uno solo è l’operatore alla tastiera e uno solo impartisce i comandi.

In Italia il fatto da tener presente è l’irruzione sulla scena politica di un “capo”. Non il solito leader, limitato nei movimenti dagli stessi supporter, confuso da mille sollecitazioni, che resta in sella per miracolo quotidiano. Craxi ha preso un Partito che annaspava nelle paludi di una vecchia ideologia, di una vecchia sudditanza, e lo ha posto al centro della vita politica. Craxi s’impone e va per la propria strada. Non importa che il pragmatismo non abbia un respiro strategico. Non significa granché accusare il PSI di velleitarismo. E’ inutile sottolineare che la volontà di potenza del garofano sia sproporzionata rispetto al peso elettorale. II capo dei socialisti sarà senz’altro il capo dell’area laica e, poi, della sinistra. Comunque andranno le cose, Craxi avrà costretto il Palazzo (e la gente) a prendere atto che il cambiamento è in corso. E deve arrivare alle estreme conseguenze: un Parlamento che legiferi, un Governo che governi ed un Presidente della Repubblica che sia per davvero il Capo dello Stato.

Soprattutto Craxi costringerà gli avversari ad esprimere un altro capo da contrapporgli. Cosicché vedremo finalmente di nuovo combattere i “galli”; ed i “capponi” in pentola a bollire. Con un capo, inoltre, anche le squadre di lavoro, gli staff, saranno di maggior livello perché un capo non ha paura di contornarsi di gente intelligente e capace. Non teme di essere messo in ombra.

Nella cultura politica nazionale riemergeranno (già stanno riemergendo) i criteri di professionalità, i valori contrapposti alle “attitudini” (attitudine a rimediare bustarelle, a drenare tessere, a combinare affari, etc.), nonché gli uomini che guardano lontano invece che al proprio collegio elettorale o alla propria tribù.

Per tutti questi motivi salutiamo volentieri Bettino Craxi. Ma, state attenti, la presenza di un capo non vuol dire scaricarsi di responsabilità e rifugiarsi in alibi del tipo “tanto c’è Lui che pensa a noi e per noi”. Sarebbe un cattivo servizio per tutti. Fra l’altro darebbe la possibilità ai soliti tromboni di paventare “rigurgiti”, di minacciare spaventevoli “ritorni” e di confondere per l’ennesima volta le acque.

Forse, per molti, per troppa gente, è più conveniente che ai vertici della vita pubblica ci siano delle mezze calzette. E poter dire con soddisfazione: «Quel deficiente occupa quel posto grazie ad imbrogli, raccomandazioni e fortuna; se fossi al posto suo saprei io cosa fare per far marciare come si deve la baracca». Cosi, generalmente, ci si consola e si aspetta trepidanti la prossima puntata della telenovela. Ma ve l’immaginate Craxi davanti al televisore a guardarsi Dallas?

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