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Voragine subprime: l’allarme dei consumatori

Continuano gli interventi-tampone per alimentare i mercati sotto stress a causa della crisi di liquidità innescata dai mutui subprime statunitensi. La Federal Reserve ha effettuato (6 settembre 2007) una nuova iniezione di liquidità da 16 miliardi di dollari con un’asta di rifinanziamento a sette giorni, la seconda operazione in un giorno (prima dell’apertura di Wall Street la banca centrale Usa aveva già immesso 7 miliardi di dollari) e ha annunciato un’ulteriore asta a un giorno i cui risultati saranno comunicati più tardi.

Anche l’Europa piange. Il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet ha annunciato: “Abbiamo deciso di lanciare un’operazione straordinaria di rifinanziamento a lungo termine, che sarà portata avanti a un tasso di riferimento variabile e senza prefigurare l’ammontare del collocamento”. Lo scorso 29 agosto la Bce aveva avviato un’asta da 50 miliardi di euro a 91 giorni, per finanziare le necessità a medio termine delle banche e un’altra asta una tantum a tre mesi è stata avviata la settimana scorsa ed è stata sottoscritta interamente.

Interessante fra i commenti al dossier-subprime è quello dell’associazione dei consumatori, Adusbef, perché tira correttamente in ballo anche la bolla speculativa degli hedge fund. In un comunicato scrive: “La sfiducia dei consumatori, in Europa e negli Usa, contribuisce ad aggravare la crisi delle borse, nonostante le massicce iniezioni di liquidità delle banche centrali (42,4 miliardi di euro quella odierna della Bce), che con tali interventi offrono un salvacondotto alle scorrerie finanziarie delle grandi banche d’affari e delle agenzie di rating, specie le tre sorelle americane, che al riparo di regole prudenziali di corretta gestione del credito e del risparmio e di stringenti controlli mai esercitati dalle autorità vigilanti, hanno aggirato Basilea 2, gonfiando e manovrando hedge fund speculativi fuori bilancio, per moltiplicare all’ennesima potenza una leva monetaria la cui quantità circolante è sconosciuta perfino alla Banca dei regolamenti internazionali (Bri), preposta al loro monitoraggio”. Secondo l’Adusbef “le quotidiane iniezioni di liquidità si stanno rivelando inutili e costosi palliativi che finiscono per drogare ulteriormente i mercati, niente affatto rassicurati dai soliti pompieri, che con i loro interventi accendono i focolai più che circoscriverli e spegnerli, addossando ai mutuatari a tasso indicizzato con l’Euribor, ed ai prenditori di credito legati all’Irs, il costo crescente del denaro”. In effetti, quando la banca vuole garantire al cliente un tasso fisso deve tutelarsi in modo da evitare di perdere quattrini se i tassi si alzano e perciò contrae speciali accordi (swap) con chi lavora sui mercati proprio speculando sui rischi. Dal tasso a cui si concludono tali accordi nasce l’Irs (Interest rate swap) che in buon sostanza trasforma un tasso fisso in tasso variabile e viceversa. Vediamo più da vicino come funziona: il tasso Irs è la base di calcolo per determinare il tasso nei mutui a tasso fisso. Per le diverse scadenze esistono diversi tassi Irs: quindi esiste un tasso Irs a 10 anni (usato come base per i mutui a tasso fisso a 10 anni), un tasso Irs a 15 anni (per i mutui a tasso fisso a 15 anni), un tasso Irs a 20 anni etc. Nel comunicato dell’Adusbef c’è un altro elemento fondamentale quando si parla di finanza “sporca” e cioè la mancanza di glasnost: “fino a quando – dicono i consumatori – non verranno dati segnali chiari ed inequivocabili di verità, pulizia e trasparenza nei prodotti derivati, il virus dei mutui subprime continuerà a contagiare le economie”. E punta il dito contro la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) perché “non ha ancora spiegato quanti fondi pensioni di almeno 1,6 milioni di italiani destinatari del loro Tfr, siano infarciti di subprime”.

L’Adusbef è convinta che fino a che Bankitalia, Consob, Borsa, Isvap non chiariranno quale sia la vera esposizione dei prodotti ad altissimo rischio, certamente inseriti nei fondi comuni di investimento, nelle gestioni patrimoniali, nelle polizze index ed unit linked, ed in altri strumenti finanziari, la confusione sui mercati continuerà con danno certo e sicuro per i malcapitati risparmiatori ed investitori. Adusbef, per evitare l’etichetta no-global, spiega “che non demonizza la finanza derivata la quale, se correttamente impiegata, potrebbe offrire soluzioni moderne agli investitori, ma stigmatizza la complicità della autorità monetarie e di vigilanza, come la stessa Banca d’Italia, che hanno lasciato crescere a dismisura un mostro, un vero e proprio Frankstein finanziario superiore a 400.000 miliardi di dollari, oltre 10 volte il Pil”.

Intanto il presidente della Bce fa sapere: “Siamo in stretto contatto con la Federal Reserve, la Banca centrale del Giappone e la Banca centrale d’Inghilterra”.
Giuseppe Spezzaferro

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