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Chiesa e casa

«Un’abitazione è molto più di un semplice tetto. Laddove l’uomo crea e vive la propria vita, ivi egli costruisce anche, in qualche modo, la propria identità più profonda ed i rapporti con gli altri..».
Così ha scritto Papa Giovanni Paolo II rivolgendosi al presidente della Commissione pontificia “Iustitia et Pax”, il cardinale Roger Etchegaray, in una lettera in testa al documento “Che ne hai fatto di tuo fratello senza tetto? La Chiesa ed il problema dell’alloggio”. II documento è stato pubblicato alla fine dell’Anno internazionale dei senza tetto, proclamato per il 1987 dalle Nazioni Unite. E racchiude le analisi e le conclusioni della Commissione pontificia sulla base dei dati raccolti in tutto mondo.
Ha scritto il Papa: «La speculazione sui terreni edificabili e sulla costruzione delle case, lo stato d’abbandono di interi quartieri privi di strade decenti, di scuole o di trasporti sono, si sa, alcuni dei più evidenti mali legati al problema più vasto della casa». Ha anche esortato affinché diano un fattivo e risolutivo contributo «i cattolici che hanno delle responsabilità nella vita pubblica e quelli che hanno a cuore il problema della casa, in special modo le amministrazioni locali». «E come non risentire – ha sottolineato – di un’ansia partecipe per tante giovani coppie di fidanzati e di sposi che si trovano nell’impossibilità di realizzare serenamente e in maniera completa la stabilità del loro amore e della loro legittima indipendenza a causa della mancanza di alloggi o del costo elevato di quelli disponibili?».
Nell’ottobre del 1986, il Papa aveva ufficialmente annunziato l’Anno internazionale dei senza tetto, in un “angelus” recitato in Francia: «Oggi, vi invito ad unirvi alla prima giornata mondiale dell’ambiente, organizzata domani 6 ottobre dal Centro delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani, a favore di milioni di persone nel mondo che sono senza tetto, e che aspettano una casa dignitosa per le loro famiglie».
La Commissione “Iustitia et Pax” ha esaminato tutti i “guasti” che concorrono a determinare il dramma dei senza tetto. Non poche sono le responsabilità da «imputare ad un’organizzazione sociale o ad una volontà politica, a volte deficienti e impotenti». «In effetti – ha scritto la Commissione – è doveroso ricordare che sia la società che lo Stato sono obbligati a garantire ai loro componenti o cittadini delle condizioni di vita senza le quali sarebbe impossibile realizzarsi dignitosamente come persone e come famiglie».
Fermo restando che «l’alloggio costituisce un bene sociale primario e non lo si può considerare semplicemente come un oggetto di mercato», la Commissione ha ricordato che «esistono persone senza casa, ma vi sono anche case senza persone dentro».
Anche per quanto riguarda l’annosa questione degli edifici fatiscenti, la Commissione spezza una lancia: «Spesso si nota un particolare conflitto di diritti o di legittimi interessi nel caso di alloggi vecchi o che hanno bisogno di essere ristrutturati urgentemente. L’inquilino deve sopportare il deterioramento dell’immobile mentre il proprietario, soprattutto se si tratta di un piccolo proprietario, non riesce a rivalutare la sua proprietà. In questo caso è necessaria una politica, anche di rinnovamento edilizio, che favorisca il diritto di una delle due parti senza causare un danno spropositato all’altra».
II documento si articola in quattro capitoli ed ha un’appendice nella quale, divise per nazioni, sono elencate le iniziative delle Chiese locali in favore dei senza tetto.

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