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I musulmani chiedono libere elezioni

Hamza Piccardo, direttore di “Islam-on line” e portavoce dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, ha scritto al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, una lettera nella quale insiste sul fatto che non c’è altra via “per definire la rappresentanza dei musulmani che un processo democratico che organizzi una consultazione di massa”. E spiega: “In democrazia il potere appartiene al popolo che lo esercita nei modi consentiti dalla legge, in democrazia la rappresentatività si esprime ottenendo il consenso dal basso”.

Piccardo ha sottolineato che “l’Islam è una realtà acefala e non gerarchicizzata, nella quale le comunità scelgono (quando il potere non gli sottrae tale prerogativa) i loro imam, i loro dirigenti: non abbiamo né un Papa né un magistero incontrovertibile e sinceramente non ci dispiace affatto”.

Il portavoce dell’Ucoii esprime una severa critica al criterio adottato dal precedente ministro, Giuseppe Pisanu, nella composizione della Consulta Islamica formata da sedici membri, dei quali “un quarto scarso rappresenta qualcosa di reale dal punto di vista islamico in Italia e gli altri sono là perché indicati da un’ambasciata, da un partito, da un sindacato o in quanto sponsorizzati da una nota agenzia di money transfert”. Secondo Piccardo, per costituire l’organismo ministeriale è stato utilizzato insomma “una sorta di manuale Cencelli ‘ad hoc’ che, cercando di accontentare tutti, riuscì a formare una compagine insulsa e litigiosa” dove si è formata “una maggioranza moderata senz’altro scopo che mettere in difficoltà, possibilmente emarginare, far dimettere o far escludere l’unico membro che, pur nei limiti oggettivi della sua azione, rappresentava una quantità di organizzazioni islamiche radicate nel paese, cioé Mohammed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii”. Una situazione che da sola spiega la soddisfazione con la quale sono state accolte nell’Ucoii le dichiarazioni di Amato sulla difficoltà di individuare gli interlocutori nell’Islam italiano.

Piccardo propone di seguire ora “la migliore tradizione e prassi democratica” promuovendo una consultazione aperta a tutti gli islamici residenti nel nostro Paese. “In tutta evidenza – ha dovuto comunque ammettere – la sua messa a punto non sarà certamente delle più facili, ma è il solo percorso degno di una costituzione come la nostra, capace di essere sufficientemente legittimato e autorevole per affrontare, e con l’aiuto di Dio iniziare a risolvere, le problematiche connesse con la nostra presenza in Italia”.

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